Ti spiego in questo articolo come funziona il supplemento di pensione per l’assegno ordinario. Ovvero, quando e come chi continua a lavorare mentre riceve la prestazione previdenziale può aumentare l’importo se nel frattempo versa contributi. - Scopri le nostre guide complete su invalidità, Legge 104 e pensione anticipata. Entra nei nostri gruppi WhatsApp e Telegram.

Guida all’Assegno Ordinario di Invalidità 2024, importi e regole
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Indice
Cosa sono e a chi spetta l’assegno ordinario?
L’assegno ordinario di invalidità (AOI) è una prestazione previdenziale riconosciuta dall’INPS a chi, per infermità fisica o psichica, ha una capacità lavorativa ridotta a meno di un terzo.
Non serve interrompere il lavoro per ottenerlo: contano il requisito sanitario e quello contributivo, cioè almeno cinque anni di assicurazione e contribuzione, di cui tre nel quinquennio che precede la domanda.
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L’assegno ha durata triennale, è rinnovabile, dopo tre conferme diventa stabile salvo nuove verifiche sanitarie e, quando si raggiunge l’età per la vecchiaia con i requisiti contributivi, si trasforma d’ufficio in pensione di vecchiaia.
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Come si calcola l’assegno ordinario?
L’importo non nasce da una “tabella fissa”: si calcola con le stesse regole delle pensioni dell’assicurazione generale obbligatoria. In pratica, chi ha versato contributi prima del 1996 ha un calcolo “misto” con una parte retributiva e una parte contributiva. Chi ha iniziato dopo il 31 dicembre 1995 va interamente a contributivo.
Se ci sono periodi esteri in Paesi UE o convenzionati, si può usare il pro-rata internazionale. Un dettaglio spesso trascurato riguarda chi lavora mentre percepisce l’AOI: l’assegno è erogato in misura ridotta per gli effetti di legge sul cumulo con i redditi da lavoro e le riduzioni si applicano secondo le regole richiamate dall’INPS; quando poi l’assegno si trasforma in vecchiaia, quella pensione torna cumulabile con i redditi.
Cos’è il supplemento di pensione per l’assegno ordinario?
Il “supplemento” è un aumento stabile dell’importo in pagamento, riconosciuto su domanda quando, dopo l’inizio dell’AOI, si accumulano nuovi contributi.
È lo strumento che consente di valorizzare la contribuzione aggiuntiva versata continuando a lavorare o riprendendo un’attività. L’INPS lo prevede espressamente anche per i titolari di assegno ordinario, con le stesse regole generali dei supplementi sulle pensioni: decorre dal primo giorno del mese successivo alla domanda se i requisiti sono presenti e, se l’assegno è integrato al minimo, l’incremento può essere in tutto o in parte “assorbito” dall’integrazione.
Da non confondere con la “pensione supplementare”, che è un istituto diverso e riguarda chi ha piccoli spezzoni contributivi in una gestione in cui non ha maturato un diritto autonomo.
Quando e come se ne ha diritto?
Il diritto matura quando, dopo la decorrenza dell’AOI (o dopo un precedente supplemento), risultano nuovi contributi accreditati nella gestione interessata.
I tempi per chiederlo non sono uguali per tutti: nelle gestioni dei dipendenti e degli autonomi, in via ordinaria si aspetta un quinquennio dalla decorrenza dell’assegno o dall’ultimo supplemento; in alcune ipotesi si può presentare domanda già dopo due anni se si è raggiunta l’età di vecchiaia prevista per quella gestione.
Nella Gestione separata il primo supplemento è richiedibile dopo due anni, i successivi ogni cinque. La domanda non è automatica: si presenta online all’INPS, anche tramite patronato o contact center; l’Istituto ricalcola la prestazione aggiungendo la quota dovuta secondo il metodo di calcolo applicabile (contributivo per l’anzianità successiva al 1° gennaio 2012).
Va tenuto presente che le riduzioni per incumulabilità dell’AOI con i redditi da lavoro, previste dalla legge 335/1995 e richiamate nelle istruzioni INPS, operano a prescindere dal fatto che siano stati liquidati uno o più supplementi; cessano con la trasformazione in pensione di vecchiaia.

