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Subacquea gratis per disabili: la sfida di Vincenzo Borrelli

"Una volta ho chiesto a un subacqueo non vedente: 'Ma se non riesci a vedere, perché ti piacciono le immersioni?'. Mi ha risposto: 'Perché sott'acqua non cado.'"
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06/06/2024

Oggi abbiamo il piacere di parlare con Vincenzo Borrelli, proprietario di Diving Yoghi situato nella pittoresca città di Agropoli, in provincia di Salerno.

Da anni, Vincenzo è un fervente promotore dell’inclusività nel mondo della subacquea, una passione che si riflette nel suo impegno a rendere questo sport accessibile a tutti.

Attraverso il suo centro di immersioni, offre corsi “Open Water Diving” gratuiti, specialmente progettati per persone con disabilità, l’obiettivo di superare le barriere fisiche e sociali che spesso si frappongono tra le persone disabili e le attività subacquee (scopri le ultime notizie su Invalidità e Legge 104, categorie protette, diritto del lavoro, sussidi, offerte di lavoro e concorsi attivi. Leggile gratis su WhatsApp, Telegram e Facebook).

Intervista a Vincenzo Borrelli, proprietario di Diving Yoghi

Vincenzo, da anni offri corsi di subacquea a persone disabili. Da cosa è scaturita l’idea di avviare un’attività subacquea dedicata alle persone con disabilità?

“Nel 2008 gestivo una scuola di sub a Reggio Calabria e una signora mi portò suo figlio disabile, sperando di potergli far provare almeno un’immersione. Il ragazzo era autistico e aveva anche alcune disabilità di tipo fisico, ma io non sapevo che fosse disabile fino a quando non lo vidi di persona. Parlando con la madre, ho scoperto che il ragazzo era stato adottato e allora mi dissi che, se lei era pronta a prendersi cura di lui per tutta la vita, io ero certamente in grado di portarlo una volta sott’acqua. Quella esperienza mi ha aperto gli occhi e mi ha spinto a specializzarmi… Sai, così come la madre di quel ragazzo ha adottato lui, io ho deciso di ‘adottare’ questa causa. Nel 2009 ho perciò iniziato a frequentare corsi specifici e ho conseguito una certificazione per insegnare subacquea ai disabili e rilasciare brevetti. Da allora, ogni anno, frequento i corsi di aggiornamento della Diverse Ability, per tenermi sempre aggiornato sulle nuove tecniche.”

La Home del sito Diving Yoghi.
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Puoi confermare che i brevetti di subacquea (OWD) offerti dal Diving Yoghi sono gratuiti per le persone affette da disabilità?

Assolutamente sì: confermo e ribadisco! Presso il nostro centro Diving Yoghi il brevetto di subacquea (Open Water Diving) è completamente gratuito per le persone affette da ogni tipo di disabilità. Vogliamo garantire che tutti abbiano la possibilità di vivere questa esperienza. Se non se la sentono subito di conseguire il brevetto, che richiede alcuni giorni, possono anche effettuare gratis il cosiddetto “battesimo del mare“, cioè un immersione di prova. Poi, una volta che i nostri subacquei completano il loro corso e ottengono la certificazione (gratis, lo ripeto), se si innamorano di questo affascinante sport, solo allora iniziano a pagare per le immersioni come tutti gli altri, perché crediamo nell’equità e nell’inclusione a tutti i livelli. Vogliamo che si sentano valorizzati e parte integrante della nostra comunità subacquea, perciò se hanno un brevetto OWD vengono trattati come tutti gli altri subacquei, ma senza sovrapprezzi per l’equipaggiamento specializzato di cui potrebbero aver bisogno. Questa è la nostra missione: aprire il mondo sommerso a tutti, senza barriere.

Un allievo del Diving Yoghi che familiarizza con l'erogatore.
Un allievo del Diving Yoghi che familiarizza con l’erogatore.

Quali sono i requisiti di partecipazione per una persona con disabilità che desidera unirsi alle vostre attività subacquee?

“Le stesse che chiediamo a chi non è affetto da alcun tipo di disabilità: un certificato medico, specifico, che attesti, tenendo conto delle eventuali patologie, la loro idoneità alle immersioni. Non chiediamo altri requisiti specifici: il nostro obiettivo è essere il più inclusivi possibile.”

Quali sono le principali sfide che avete affrontato all’inizio del vostro percorso?

“Sicuramente c’è qualche difficoltà nel portare un disabile a mare, non lo nego, ma molto dipende dal tipo di disabilità. Posso dirti che la questione più problematica, soprattutto all’inizio, è stata approcciarmi alle persone affette da autismo. Ma poi ho capito che ero io a sbagliare, perché quando avevo a che fare con una persona autistica commettevo l’errore di portarla subito in acqua. Adesso, so che devo prima passare con lei un paio di giorni a terra, solo per conoscerci. I disabili, affetti da condizioni come l’autismo, richiedono un approccio basato sulla fiducia. Devi entrare nel loro mondo e guadagnarti la loro fiducia. Solo così si può iniziare a lavorare insieme in acqua. Differente è il caso di altre disabilità, quali le disabilità di tipo fisico o anche la sindrome di down, perché con loro l’approccio è tutto sommato molto più semplice. Ad ogni modo, prima di scendere in acqua, preferisco sempre passare del tempo a terra e costruire un rapporto di fiducia.”

In che modo la subacquea può aiutare le persone con autismo rispetto ad altre forme di terapia o attività ricreative?

“Il vero beneficio, oltre a quello immediato per la persona affetta da autismo, è il senso di libertà e calma che prova sott’acqua. È poi ti dirò, è anche un momento di libertà per i loro genitori, che vedono i loro figli liberi da ansie e paure, anche solo per poco tempo.”

Puoi descrivere un esempio di un partecipante autistico che ha tratto grandi benefici dalle vostre attività?

“Uno dei ragazzi ha iniziato a frequentare assiduamente il centro e mostrare miglioramenti a casa e a scuola. I genitori usavano la promessa delle immersioni come incentivo per motivarlo a fare i compiti e a comportarsi bene.”

In che modo adattate le vostre attività subacquee a persone con altre disabilità, differenti dall’autismo?

“Per quanto riguarda l’ingresso in acqua, per i paraplegici è relativamente semplice, dato che molti sono in grado di utilizzare le braccia efficacemente: devono solo imparare a nuotare a rana con quelle. Inoltre, per coloro che decidono di cimentarsi in questo sport, e sono già allenati, l’adattamento è naturale. Per i tetraplegici, la situazione richiede un’attenzione particolare: per chi pesa fino a 90 chili, li aiuto personalmente a vestirsi e a entrare in acqua. Altrimenti ho anche una piccola “gru” che serve proprio a sollevare la persona e immergerla. In acqua, poi, c’è sempre, oltre a me, un altro subacqueo “assistente” che agisce come ‘motore’: tiene la bombola della persona tetraplegica, muovendosi dietro di lei, mentre io mi posiziono davanti, faccia a faccia. Io non vedo quasi l’ambiente circostante perché sono concentrato sui suoi occhi: lui mi guida con lo sguardo, indicandomi la direzione desiderata e io seguo, facendo da guida in base ai segnali visivi.”

Quali adattamenti avete implementato nelle vostre attrezzature subacquee per renderle accessibili a persone con diverse disabilità?

“Prima di tutto, ho delle mute speciali, molto facili da indossare, che si aprono completamente ai lati, poi abbiamo sistemi di galleggiamento (GAV) modificati per chi ha bisogno di supporti specifici. Inoltre, la mia barca è stata modificata: vi ho aggiunto accessi adeguati per permettere l’entrata agevole sia di sedie a rotelle (di diverse dimensioni) sia il trasporto di barelle.

Come addestrate il vostro staff per garantire che siano preparati a lavorare con persone con autismo?

“Ogni membro del mio staff riceve una formazione specializzata per gestire varie disabilità, incluse quelle fisiche come il paraplegico e condizioni come l’autismo. Come istruttore certificato, conduco personalmente la formazione sui metodi subacquei per disabili e ogni hanno, come ti accennavo, partecipo a specifici corsi di aggiornamento tenuti dalla Diverse Ability. Si tratta di un’associazione dedita proprio all’insegnamento della subacquea per persone con disabilità e alla formazione di istruttori specializzati in questo. Nello specifico, i loro corsi si concentrano sull’adattamento delle tecniche di immersione al fine di renderle accessibili e sicure per individui con diverse esigenze fisiche e sensoriali.

Potresti descrivere alcuni degli esercizi pratici che utilizzate nei corsi per istruttori per sensibilizzare verso le esigenze dei subacquei con disabilità?

“Il corso per istruttori include la simulazione diretta delle esperienze dei disabili: ad esempio, agli allievi vengono legate le gambe e bloccato il busto per permettere loro di comprendere le sfide specifiche che un paraplegico può incontrare durante l’immersione. Quindi devono effettuare tutti i movimenti che fa il paraplegico per andare in acqua. Un altro esercizio importante nel nostro corso per istruttori consiste nel far indossare agli allievi una maschera nera che impedisce la vista. Questo li obbliga a nuotare all’interno di una piscina senza vedere, simulando l’esperienza di un non vedente.”

Quali misure di sicurezza aggiuntive adottate durante le immersioni per garantire il benessere dei partecipanti con disabilità?

“Abbiamo protocolli di emergenza ben definiti, inclusa la formazione regolare del nostro personale. Oltre a un equipaggiamento specifico, garantiamo sempre la presenza di accompagnatori e di esperti pronti a intervenire. Siamo, inoltre, in costante collegamento con la Guardia Costiera per ogni emergenza.”

Quali sono le storie o i momenti più memorabili/emozionanti che avete vissuto durante le vostre attività?

“Ogni storia è unica, ma una delle più toccanti è quella di un subacqueo non vedente. Una volta, parlando, gli ho chiesto: ‘Ma se non riesci a vedere, perché ti piacciono le immersioni?’. Mi ha risposto: ‘Perché sott’acqua non cado.’ Un altro momento che ricordo con commozione e un pizzico di orgoglio riguarda un ragazzo autistico, inizialmente molto riluttante a indossare la muta, una reazione comune tra le persone autistiche che spesso la percepiscono come un elemento di oppressione. Alla fine, sono riuscito a convincerlo a indossarla, facendo leva sulla sua immaginazione: era convinto di essere un astronauta spaziale! Questa idea gli ha permesso di superare il disagio e di godere pienamente dell’esperienza subacquea, senza limitazioni.”

Collaborate con altre organizzazioni o enti per promuovere l’inclusione nella subacquea?

“Negli ultimi tre o quattro anni, ho collaborato con il Comune di Agropoli grazie a un accordo con l’assessorato alle politiche sociali. Il Comune mi invia persone con disabilità per partecipare gratuitamente al mio corso di subacquea, come parte del progetto ‘La subacquea per tutti‘, un’iniziativa approvata e sostenuta dall’ex sindaco e dalla giunta attuale. In aggiunta, ricevo un ulteriore supporto dal Comune, che offre ai disabili la possibilità di parcheggiare gratis al porto di Agropoli, dove è ormeggiata la mia barca.

Avete ricevuto supporto o finanziamenti da parte di enti pubblici o privati per sostenere il vostro lavoro?

“È sempre difficile trovare finanziamenti pubblici, ma non ci fermiamo davanti a queste difficoltà. Finora, abbiamo sostenuto le nostre attività principalmente attraverso donazioni private e il contributo dei volontari. Ad esempio, ho una campagna di raccolta fondi online su GoFoundMe sempre attiva, anche se non faccio grandi cifre. Inoltre, un grande aiuto mi viene dai miei colleghi, che anzi colgo l’occasione per ringraziare. Io faccio parte della Polizia di Stato da 25 anni e ogni anno il 51^ Corso ‘Lupi’ della Polizia di Stato del 1998, di cui ho fatto parte, organizza per me una raccolta di beneficenza per permettermi di portare avanti le mie iniziative dedicate alla subacquea per disabili.”

In che modo coinvolgete le famiglie dei partecipanti nelle vostre attività?

“Le famiglie sono sempre benvenute durante le immersioni e le sessioni preparatorie. Crediamo molto nel supporto familiare come parte del processo terapeutico. Aggiungo che, se il corso Open Water Diving è gratis per i disabili, anche l’accompagnatore viene in barca gratis, sia se si tratta di disabili minorenni che maggiorenni.

Quali sono i feedback più comuni che ricevete dai partecipanti e dalle loro famiglie?

“I feedback sono estremamente positivi. Molte famiglie ci raccontano di miglioramenti nel comportamento dei loro cari e di un aumento della loro autostima e felicità.”

Quali consigli dareste ad altre organizzazioni che desiderano avviare programmi simili di subacquea inclusiva?

La mia principale raccomandazione per i centri diving che vogliono avviare programmi di subacquea inclusiva è di non perseguire il profitto come obiettivo principale. Anzi, è essenziale investire in modifiche e adattamenti che rendano l’ambiente completamente accessibile, anche se ciò non comporta un ritorno economico. Ad esempio, ho modificato la mia barca per permettere l’accesso con la sedia a rotelle, un intervento che molti centri non considerano. Ho anche installato una passerella per superare gli ostacoli architettonici come gli scalini, facilitando l’accesso ai disabili. Inoltre, quando si organizzano le uscite, il rapporto tra istruttori e subacquei disabili dovrebbe essere sempre 1 a 1, indipendentemente dal numero totale del gruppo. Questo per garantire la sicurezza dei subacquei in acqua.

Quali sono i progetti futuri o le nuove iniziative che state pianificando per espandere i vostri servizi?

“Stiamo lavorando per ampliare la nostra offerta, includendo più siti di immersione accessibili e programmi specializzati per diverse disabilità.”

Come promuovete la consapevolezza e l’accettazione della disabilità nella comunità subacquea più ampia?

“Promuoviamo l’inclusione attraverso seminari, incontri con altre scuole di sub e collaborazioni con organizzazioni dedicate alla disabilità. In particolare, come ti ho detto, collaboro con la Diverse Ability di cui seguo anche la didattica.”

Come possono le persone interessate contribuire o partecipare al vostro programma, sia come volontari che come sostenitori?

“Chiunque sia interessato può contattarmi per diventare un volontario. Per gli istruttori che desiderano ottenere la certificazione e ricevere una formazione specifica sulle tecniche subacquee per disabili, offriamo anche a loro il corso gratuitamente. Come ti ho detto, il nostro obiettivo principale è promuovere l’inclusività nel mondo della subacquea.”

Per segnalare la tua storia o testimonianza scrivici all’email [email protected] Rientrano nella sezioneStorie e interviste” di invaliditaediritti.it:

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