Con quale stipendio viene ridotto l’assegno ordinario?

Vediamo in questo articolo qual è lo stipendio massimo che si può percepire per evitare il taglio previsto per chi riceve l’assegno ordinario di invalidità.

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 Guida all’Assegno Ordinario di Invalidità 2024, importi e regole
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Cos’è l’assegno ordinario di invalidità?

È una prestazione previdenziale dell’INPS per chi, a causa di infermità fisica o psichica, ha la capacità lavorativa ridotta a meno di un terzo. Non è una rendita “per sempre”: dura tre anni, è rinnovabile e, dopo tre conferme consecutive, diventa stabile salvo nuove verifiche sanitarie. 

La base giuridica è la legge 12 giugno 1984, n. 222, che disciplina requisiti, durata e compatibilità con l’attività lavorativa.

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A chi spetta e come funziona l’assegno ordinario di invalidità?

Spetta a lavoratori dipendenti, autonomi e iscritti alla Gestione separata che, oltre alla riduzione della capacità lavorativa, possano contare su almeno 5 anni di contributi, di cui 3 versati nell’ultimo quinquennio rispetto alla domanda. 

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Non è richiesta la cessazione del lavoro: si può lavorare mentre si percepisce l’assegno. Le regole di domanda e i requisiti amministrativi sono riportati nella scheda servizio INPS dedicata.

Quando l’assegno coesiste con un’attività lavorativa entrano in gioco due meccanismi distinti. Il primo è la riduzione “per incumulabilità” introdotta dalla legge 8 agosto 1995, n. 335 (tabella G), applicata se il reddito annuo da lavoro supera certe soglie legate al trattamento minimo. 

Il secondo è una trattenuta aggiuntiva sull’eventuale quota dell’assegno che eccede il minimo, prevista quando l’assegno è stato liquidato con meno di 40 anni di contribuzione: se si lavora da dipendente la trattenuta è pari al 50% della parte che supera il minimo, se si lavora in autonomia è del 30% (con un tetto pari al 30% del reddito autonomo). 

Le stesse regole INPS precisano anche gli adempimenti dichiarativi e che, una volta trasformato in pensione di vecchiaia, l’assegno diventa pienamente cumulabile. 

La base normativa di questa trattenuta è l’art. 10 del d.lgs. 30 dicembre 1992, n. 503; l’INPS ne riepiloga l’operatività nella pagina “Cumulo pensione e reddito da lavoro”.

Con quale stipendio viene ridotto l’assegno ordinario?

La legge non guarda allo “stipendio del mese”, ma al reddito annuo da lavoro (dipendente, autonomo o d’impresa) del titolare. La soglia è ancorata al trattamento minimo del Fondo lavoratori dipendenti calcolato su 13 mensilità. 

Per il 2025 il minimo è pari a 603,40 euro al mese, cioè 7.844,20 euro l’anno: questi sono i mattoni su cui si costruiscono le due soglie. Superando quattro volte il minimo annuo (31.376,80 euro) l’assegno si riduce del 25%; superando cinque volte il minimo annuo (39.221,00 euro) la riduzione sale al 50%. 

La riduzione colpisce l’importo dell’assegno, non la busta paga. La “clausola di salvaguardia” prevista dalla stessa tabella G evita tagli eccessivi: dopo l’applicazione delle riduzioni, il risultato non può essere inferiore a quello che spetterebbe se il reddito fosse pari al limite massimo della fascia precedente.

Due note pratiche aiutano a non sbagliare i conti. Primo: per i redditi da lavoro autonomo il valore da considerare è al netto dei contributi previdenziali (ma al lordo delle imposte), come indicano le istruzioni INPS; per i redditi da dipendente la trattenuta aggiuntiva, quando dovuta, viene calcolata e versata dal datore di lavoro. 

Secondo: se, applicata la riduzione del 25% o del 50%, l’assegno resta comunque sopra il trattamento minimo e il titolare ha meno di 40 anni di contributi, scatta la trattenuta “sulla quota eccedente” (50% se si lavora da dipendente, 30% se autonomo, con il limite visto sopra). Anche questi passaggi sono descritti nella guida INPS sul cumulo.

stipendio viene ridotto l’assegno ordinario
Nell’immagine una donna di 50 anni verifica con una calcolatrice qual è lo stipendio massimo che può percepire per evitare il taglio dell’assegno ordinario di invalidità.

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