Ti spiego in questo articolo se si può lavorare con Opzione donna. Ossia, se una lavoratrice è uscita dal lavoro e riceve questa prestazione, può ancora lavorare? - Scopri le nostre guide complete su invalidità, Legge 104 e pensione anticipata. Entra nei nostri gruppi WhatsApp e Telegram.

Guida su come andare in pensione con l’invalidità: agevolazioni e e anticipi
https://invaliditaediritti.it/come-andare-in-pensione-con-invalidita-guida-2024/
Indice
Cos’è Opzione donna?
Opzione donna nasce come misura sperimentale con l’articolo 1, comma 9, della legge 243/2004 (la cosiddetta “legge Maroni”), che per la prima volta ha aperto alle sole lavoratrici la possibilità di uscire dal lavoro con largo anticipo rispetto alla vecchiaia, a patto di accettare il calcolo dell’assegno interamente contributivo.
Negli anni la sperimentazione è stata prorogata senza interruzioni dalle varie leggi di bilancio, fino alla più recente – la legge 30 dicembre 2024 n. 207 – che all’articolo 1, comma 173, ha confermato la misura per il 2025, limandone solo alcuni requisiti di accesso e fissando in modo più stringente le categorie protette che possono beneficiarne.
Acquista la nostra Guida più dettagliata sull’Invalidità Civile con oltre 150 pagine e le risposte a tutte le domande. Leggi gratis l’indice e il primo capitolo.
Acquista la nostra Guida Completa alle agevolazioni su auto e sussidi della Legge 104. Leggi gratis l’indice e il primo capitolo.
Pubblichiamo contenuti sull’invalidità civile anche nella chat Telegram, su YouTube e thewam.net.
A chi spetta?
Per il 2025 la finestra resta aperta alle dipendenti e alle autonome che, entro il 31 dicembre 2024, abbiano raggiunto 35 anni di contributi e 61 anni di età (60 se hanno un figlio, 59 con due o più figli). Oltre al binomio età–contributi occorre trovarsi, alla data della domanda, in una delle tre condizioni dettagliate dal comma 173 della manovra 2025: caregiver conviventi di soggetti con grave handicap, invalide civili almeno al 74 % oppure lavoratrici licenziate o dipendenti di aziende in crisi.
Chi matura i requisiti “cristallizza” il diritto e può esercitarlo anche in anni successivi; resta invece invariata la finestra mobile di dodici mesi (diciotto per le autonome) fra maturazione dei requisiti e decorrenza del primo rateo.
Come si calcola l’importo?
Optare per la misura significa farsi liquidare la pensione con il metodo contributivo su tutta la carriera: ogni contributo versato viene capitalizzato con i rendimenti medi del PIL e trasformato in pensione attraverso il coefficiente vigente all’età di uscita.
Ne derivano assegni mediamente più leggeri – in taluni casi il taglio supera il 25-30 % – ma perfettamente stabili nel tempo perché collegati all’equilibrio del sistema contributivo.
Su Opzione donna non si applicano né soglie minime sull’importo né il limite di 2.840 euro mensili che vale per Quota 103: l’assegno viene pagato per dodici mensilità ed è pienamente perequato.
Si può lavorare con Opzione donna?
È qui che sorgono i dubbi più frequenti. La legislazione speciale che regola Opzione donna non contiene alcuna clausola di incumulabilità fra pensione e redditi da lavoro; nemmeno l’articolo 19 del d.l. 112/2008, che disciplina il divieto di cumulo per alcune prestazioni interamente contributive, si applica perché la pensione liquidata in Opzione donna è tecnicamente un’“anticipata” del regime assicurativo generale.
Ne consegue che, una volta aperta la finestra mobile e decorso il termine di attesa, la pensione può convivere con qualunque nuova attività – dipendente, autonoma o professionale – senza plafond e senza sospensioni, esattamente come avviene per la pensione anticipata ordinaria.
La stessa interpretazione è stata ribadita nelle istruzioni amministrative più recenti. La circolare INPS 70/2025, nel fornire chiarimenti di dettaglio, richiama espressamente la “piena cumulabilità dei redditi da lavoro con il trattamento Opzione donna”, precisando soltanto che l’attività deve iniziare dopo la decorrenza della pensione, requisito già implicito nel principio generale di cessazione del rapporto di lavoro dipendente al momento della domanda.
In pratica, quindi, chi sceglie Opzione donna deve interrompere l’eventuale lavoro dipendente per presentare domanda e attendere la finestra, ma può poi tornare a percepire redditi da attività senza che l’assegno subisca tagli o sospensioni. L’unica cautela riguarda i casi – rari – in cui il nuovo rapporto nasca con lo stesso datore con cui era cessato: in tale circostanza l’INPS può verificare che non si tratti di riassunzione fittizia finalizzata a eludere il requisito di cessazione.
E quindi, Opzione donna resta uno strumento prezioso per chi desidera staccare in anticipo con un assegno contributivo, ma non chiude la porta al mercato del lavoro. Dopo la decorrenza della pensione si può tornare a lavorare a tempo pieno o part-time, in proprio o come dipendente di un altro datore: il legislatore non pone tetti di reddito né penalizzazioni, e l’INPS conferma la piena compatibilità.

