Ti spiego in questo articolo se si può ereditare l’assegno ordinario di invalidità. Se è reversibile e se spetta qualcosa ai superstiti. - Scopri le nostre guide complete su invalidità, Legge 104 e pensione anticipata. Entra nei nostri gruppi WhatsApp e Telegram.

Guida all’Assegno Ordinario di Invalidità 2024, importi e regole
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Indice
Cos’è l’assegno ordinario?
L’assegno ordinario di invalidità – la vecchia sigla AOI, ancora usatissima fra patronati e addetti ai lavori – nasce con l’articolo 1 della legge 222 del 1984.
È la prestazione che interviene quando la capacità lavorativa dell’assicurato, “in occupazioni confacenti alle sue attitudini”, risulta ridotta in modo permanente a meno di un terzo per cause non dipendenti da infortunio sul lavoro.
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Dal luglio 2025 la sua fisionomia economica è cambiata grazie alla sentenza 94/2025 della Corte costituzionale, che ha imposto l’integrazione al trattamento minimo anche agli assegni liquidati interamente col sistema contributivo, eliminando l’ultimo divieto rimasto nell’articolo 1, comma 16, della legge 335/1995.
La tutela, dunque, oggi garantisce non solo un sostegno proporzionato ai contributi versati ma anche una soglia minima di dignità, evolvendo in sintonia con l’articolo 38 della Costituzione.
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A chi spetta e come si calcola?
Può richiedere l’AOI chi sia iscritto a qualunque gestione dell’INPS – dipendenti, autonomi, coltivatori diretti, professionisti in Gestione Separata – e possieda almeno cinque anni di contributi, di cui tre nel quinquennio che precede la domanda.
L’istituto liquida l’importo con il metodo retributivo, misto o contributivo a seconda della storia assicurativa.
L’assegno dura tre anni; alla prima e alla seconda scadenza l’interessato deve chiederne la conferma, dimostrando che il quadro clinico non è migliorato, mentre dal terzo rinnovo diventa definitivo.
La compatibilità con un lavoro è ampia: si può continuare a lavorare, ma se il reddito supera determinate soglie l’assegno si riduce del 25 o del 50 per cento.
Le ultime istruzioni di prassi sull’utilizzo del cumulo gratuito fra gestioni permettono di sommare i contributi presenti nel Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti con quelli nelle gestioni autonome, sia per l’AOI sia, come vedremo, per la pensione ai superstiti.
Si può ereditare l’assegno ordinario?
Non si eredita l’assegno in sé, ma si eredita il diritto a una pensione ai superstiti. L’articolo 1, comma 6, della legge 222/1984 recita testualmente che l’AOI “non è reversibile”. Nello stesso passaggio, però, precisa che ai familiari spettano i trattamenti di reversibilità previsti per i superstiti di assicurato, e i periodi di godimento dell’assegno – finché il titolare non lavora – valgono come contribuzione figurativa utilissima per raggiungere i requisiti dei superstiti.
Per cui: il coniuge, i figli minorenni o studenti, e in loro assenza i genitori ultrasessantacinquenni o i fratelli inabili conviventi, devono presentare la normale domanda di pensione “indiretta” entro dieci anni dal decesso. Non ereditano l’assegno, ma ottengono una nuova prestazione calcolata sulle stesse regole percentuali della reversibilità (60 per cento al coniuge, 20 per cento a ciascun figlio, quote maggiorate se non c’è il coniuge, tetti complessivi al 100 per cento).
Se il defunto percepiva già l’AOI, il requisito contributivo è dato per acquisito. La pagina istituzionale INPS dedicata alla “pensione ai superstiti indiretta e di reversibilità” conferma la procedura interamente telematica con SPID, CIE o CNS e ricorda che i nuovi limiti di cumulabilità fra redditi e pensione ai superstiti.
In pratica, dunque, l’assegno ordinario non entra nell’eredità come un conto corrente, ma fa nascere un nuovo e autonomo diritto previdenziale, costruito sui contributi (effettivi e figurativi) già versati o valorizzati dal lavoratore nel corso della sua vita assicurativa.

