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Reversibilità al figlio inabile che non vive con i genitori

Reversibilità al figlio inabile che non vive con i genitori: vediamo come funziona e quando ne ha diritto. I limiti imposti allo svolgimento di una attività lavorativa e al reddito personale. Come viene effettuato l'accertamento INPS e che tipo di invalidità è necessaria.
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05/07/2023

Reversibilità al figlio inabile: anche se maggiorenne ha diritto alla reversibilità o alla pensione ai superstiti se risulta a carico del genitore defunto. Ma cosa accade ai figli inabili che vivono da soli? (entra nella community di Invalidità e Diritti e scopri le ultime notizie sull’invalidità civile. Unisciti al gruppo Telegram, alla chat tematica e a WhatsApp per ricevere tutte le news direttamente sul cellulare. Entra nel gruppo Facebook per parlare con migliaia di persone che hanno i tuoi stessi interessi. Abbiamo anche una pagina Instagram dove pubblichiamo le notizie in formato grafico e un canale YouTube, dove pubblichiamo videoguide e interviste).

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Definizione di figlio inabile

Il nostro ordinamento definisce un figlio come inabile quando presenta una assoluta e permanente impossibilità a svolgere qualsiasi attività lavorativa a causa di un difetto fisico o mentale (come disposto dall’articolo 2 della legge 222 del 1984).

Non si tratta quindi di una semplice diminuzione della capacità lavorativa, ma dell’incapacità di svolgere qualsiasi tipo di mansione che permetta di guadagnare.

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Requisiti per la reversibilità al figlio inabile

Per avere diritto alla pensione di reversibilità, un figlio inabile deve rispettare determinati requisiti:

  • È richiesta una totale inabilità, che deve essere accertata secondo un criterio specifico e non soltanto basata sulla valutazione dell’invalidità civile (riduzione generica della capacità di lavoro). Si dovrà quindi valutare se il figlio inabile sia in grado di svolgere attività lavorative che possano garantirgli una possibilità di guadagno non simbolica (sentenza della Cassazione numero 26181 del 2016).
  • Il figlio inabile deve essere risultato a carico del genitore defunto al momento della sua morte.

È importante sottolineare che lo svolgimento di un’attività lavorativa può far presupporre l’inesistenza della totale inabilità e quindi non consente il conseguimento della pensione ai superstiti.

Vedremo anche se e in che modo può incidere sulla decisione di riconoscere la pensione di reversibilità ai figli inabili la convivenza o meno con il genitore.

Quale lavoro può svolgere il figlio inabile

Secondo la legge (articolo 8, comma 1 – bis della legge 222 del 1984), l’attività lavorativa fino a 25 ore settimanali svolta con finalità terapeutica (come quella svolta nelle cooperative sociali, legge 381 del 1991) non è considerata rilevante ai fini del riconoscimento della pensione di reversibilità. Questo significa che un figlio inabile può percepire un piccolo reddito mensile cumulandolo con la pensione di reversibilità.

Per essere chiari: ci riferiamo alle attività svolte presso datori di lavoro che assumo persone disabili con le convenzioni di integrazione lavorativa previste nella norma che regola il collocamento mirato (articolo 11 della legge 68 del 1999).

In particolare in questi casi:

  • contratti di formazione e lavoro;
  • contratti di apprendistato;
  • con le agevolazioni previste per l’assunzione di disoccupati di lunga durata.

La reversibilità se il figlio era inabile alla morte del genitore

Lo stato di inabilità del figlio deve essere esistente al momento della morte del genitore. Eventuali peggioramenti dello stato di salute intervenuti dopo la morte del titolare della pensione non consentono di avere diritto alla reversibilità. Allo stesso modo, il venir meno dello stato di inabilità comporta la cessazione del diritto alla pensione ai superstiti.

La reversibilità al figlio inabile solo se a carico del genitore

Per avere diritto alla pensione di reversibilità, un figlio inabile maggiorenne deve essere risultato a carico del genitore defunto. Questo significa che:

  • Il figlio inabile non deve essere autosufficiente economicamente.
  • Il genitore defunto deve aver contribuito in maniera rilevante e continuativa al mantenimento del figlio inabile.

Se il figlio inabile conviveva con il genitore al momento del decesso, l’Inps non dispone la verifica del mantenimento abituale.

La reversibilità al figlio inabile che non vive con i genitori

Ma veniamo al cuore di questo articolo. Nel caso in cui il figlio inabile non convivesse con il genitore al momento del decesso, è necessario dimostrare che quest’ultimo contribuiva in maniera significativa e continuativa al suo mantenimento.

Non è però necessario che il genitore provvedesse esclusivamente al mantenimento del figlio non convivente.

Reddito massimo per la reversibilità al figlio inabile

Per accertare se i figli adulti inabili totali hanno bisogno di aiuto economico (e quindi della reversibilità), bisogna verificare se guadagnano meno di un certo importo ogni anno. Questo importo per il 2023 è di 17.920 euro. Se ricevono un aiuto finanziario per l’accompagnamento, questo limite aumenta dell’ammontare del sostegno, portandolo a 24.185 euro.

Per calcolare questi limiti, consideriamo solo i guadagni che devono pagare l’IRPEF. Non contiamo i guadagni esenti da questa tassa, come le pensioni di guerra e gli aiuti finanziari per le persone con disabilità, o somme che l’IRPEF non considera, come i pagamenti INAIL. Questo aspetto è stato stabilito dalla legge 33 del 29 febbraio 1980.

Se il figlio inabile è sposato

È importante notare che se il figlio non autosufficiente è sposato, ha diritto alla pensione solo se il coniuge non ha abbastanza soldi per sostenerlo e quindi dipende economicamente dal genitore al momento della morte del pensionato. In questa situazione, dobbiamo anche tenere conto del reddito del coniuge.

Come verificare la non autosufficienza

Se il figlio non viveva con il genitore, bisogna controllare se il genitore contribuiva in modo significativo e costante al sostentamento del figlio. Questo si può fare confrontando i guadagni del genitore e del figlio.

Non è necessario che il genitore defunto si prendesse cura del figlio da solo. Ad esempio, se il genitore pagava le bollette elettriche, i costi del condominio, o comprava medicinali per il figlio, allora si può dire che il figlio dipendeva economicamente dal genitore.

Se il figlio viveva in un centro di cura e qualcun altro pagava per il soggiorno, ma il genitore continuava a fornire il necessario per vivere, allora si può dire che il figlio dipendeva economicamente dal genitore. In questo caso, il figlio deve dimostrare che non può trovare altri mezzi di sostentamento.

Reversibilità al figlio inabile che non vive con i genitori
Nella foto un giovane disabile molto triste.

FAQ (domande e risposte)

Cosa succede se il figlio inabile inizia a lavorare?

In generale, lo svolgimento di un’attività lavorativa può far presupporre l’inesistenza della totale inabilità e quindi non consente il conseguimento della pensione ai superstiti. Tuttavia, l’attività lavorativa fino a 25 ore settimanali svolta con finalità terapeutica non è considerata rilevante ai fini del riconoscimento della pensione di reversibilità.

Cosa significa essere “a carico del genitore defunto”?

Un figlio inabile è considerato “a carico del genitore defunto” se il genitore defunto ha contribuito in maniera rilevante e continuativa al suo mantenimento e se il figlio non è autosufficiente economicamente.

Cosa succede se lo stato di inabilità del figlio cambia dopo la morte del genitore?

Lo stato di inabilità del figlio deve esistere al momento della morte del genitore. Eventuali peggioramenti dello stato di salute intervenuti dopo la morte del genitore non influiscono sulla pensione di reversibilità. Allo stesso modo, il venir meno dello stato di inabilità comporta la cessazione del diritto alla pensione ai superstiti.

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