Retta RSA a carico del pubblico: c’è una nuova e recente sentenza che la impone anche quando non si tratta di Alzheimer. Una decisione che potrebbe estendere il perimetro della permanenza nella residenza sanitaria anche a chi ha altre patologie. - Scopri le nostre guide complete su invalidità, Legge 104 e pensione anticipata. Entra nei nostri gruppi WhatsApp e Telegram.

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Indice
Cos’è la retta per la RSA?
La “retta” è il costo giornaliero del posto in Residenza Sanitaria Assistenziale, cioè in una struttura residenziale che combina cure sanitarie continuative e assistenza di base per persone non autosufficienti.
Dentro la retta rientrano i trattamenti sanitari (medici, infermieristici, riabilitativi), l’assistenza tutelare, oltre a vitto e alloggio. L’inquadramento giuridico sta nell’integrazione socio-sanitaria: il decreto del 14 febbraio 2001 definisce le diverse prestazioni e stabilisce quando, specie nei casi ad “elevata integrazione sanitaria”, l’onere è sanitario a tutti gli effetti.
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I Livelli essenziali di assistenza aggiornati con il DPCM 12 gennaio 2017 regolano l’assistenza residenziale per i non autosufficienti all’interno del SSN.
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Come vengono ripartite le spese?
In pratica si parla di “quota sanitaria” e “quota sociale”. La legge distingue tre insiemi: prestazioni sanitarie a rilevanza sociale, a carico delle ASL; prestazioni sociali a rilevanza sanitaria, in capo ai Comuni con compartecipazione dell’utente; prestazioni sociosanitarie ad elevata integrazione sanitaria, che sono erogate dalle aziende sanitarie e “a carico del fondo sanitario”, quindi senza compartecipazioni.
Su questo punto il DPCM 2001 è chiarissimo: quando l’intervento terapeutico richiede, in modo inscindibile, anche l’assistenza di base, l’intero pacchetto resta sanitario.
Il DPCM 2017 specifica inoltre che, nell’assistenza residenziale, i trattamenti ad “elevato impegno sanitario” sono a totale carico del SSN, mentre i trattamenti di lungo-assistenza standard prevedono una copertura al 50% del SSN e per la parte sociale l’eventuale compartecipazione regolata dal Comune in base all’ISEE. Per l’eventuale quota sociale, valgono le regole dell’ISEE “socio-sanitario residenze”.
Retta RSA a carico del pubblico, nuova sentenza?
Sì: la novità più fresca arriva dalla Corte d’Appello di Milano (sentenza n. 1644/2025). I giudici hanno ribaltato una decisione di primo grado e riconosciuto che, quando le prestazioni assistenziali sono “strumentali e inscindibili” rispetto alle cure sanitarie erogate in RSA, l’intero costo deve gravare sul Servizio sanitario, non sulla famiglia né sul paziente.
Il punto forte della decisione è che non riguarda soltanto l’Alzheimer: vale per tutte le condizioni in cui la componente assistenziale serve, di fatto, a rendere possibile il trattamento sanitario previsto dal progetto individuale.
È lo stesso principio già affermato dalla Cassazione nel 2024: non conta la “prevalenza” numerica dell’assistenza di base sulle cure, conta l’inscindibilità del percorso terapeutico.
La sentenza milanese del 2025 si appoggia proprio a questo orientamento e alla cornice normativa dei LEA e dell’integrazione socio-sanitaria, rafforzando l’idea che, in questi casi, la retta diventa a totale carico del pubblico.

