Vediamo in questo articolo quando possono revocare l’assegno ordinario di invalidità. Quali sono le condizioni che possono far scattare il provvedimento dell’INPS. - Scopri le nostre guide complete su invalidità, Legge 104 e pensione anticipata. Entra nei nostri gruppi WhatsApp e Telegram.

Guida all’Assegno Ordinario di Invalidità 2024, importi e regole
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Indice
Cos’è l’assegno ordinario?
L’assegno ordinario di invalidità – in sigla AOI – è la tutela delineata dall’articolo 1 della legge 222/1984: riconosce una rendita mensile a chi vede la propria capacità lavorativa, nelle mansioni confacenti, ridotta in modo permanente a meno di un terzo.
L’importo nasce dal metodo di calcolo della pensione di vecchiaia (retributivo, misto o contributivo, secondo la storia assicurativa) ma, a differenza di una pensione, ha natura provvisoria perché l’Istituto può verificarne la permanenza.
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Dal 1° luglio 2025, dopo la sentenza 94/2025 della Corte costituzionale, l’AOI può sempre essere integrato al trattamento minimo quando il pensionato ha redditi modesti, anche se la prestazione è liquidata totalmente con il sistema contributivo, superando il vecchio divieto dell’articolo 1, comma 16, della legge 335/1995.
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A chi spetta l’assegno ordinario?
Può richiederlo qualsiasi assicurato INPS – dipendente, autonomo o iscritto alla Gestione separata – con almeno cinque anni di contributi, di cui tre nell’ultimo quinquennio.
Non serve cessare l’attività: si può continuare a lavorare, ma se il reddito da lavoro supera determinate soglie l’assegno viene ridotto del 25 o del 50 per cento. Dopo due conferme triennali l’assegno diventa “definitivo” fino alla trasformazione automatica in pensione di vecchiaia al compimento dei 67 anni.
Come funziona la visita per l’assegno ordinario?
La procedura parte con il certificato medico SS3, che il lavoratore invia online assieme alla domanda. L’INPS convoca l’interessato presso la Commissione medico‑legale di sede.
Dal 2025 la pratica corre interamente sul nuovo portale di “Accertamento sanitario integrato”: l’Istituto ha fissato l’obiettivo di convocare la visita entro trenta giorni e di pubblicare il verbale entro quindici, allineando la previdenza alle tempistiche già adottate per l’invalidità civile.
La commissione verifica la riduzione di capacità lavorativa, redige il verbale e lo trasmette in automatico al fascicolo elettronico; l’interessato può scaricarlo in versione integrale o “oscurata” dei dati sanitari sensibili.
Quando possono revocare l’assegno ordinario?
La revoca poggia sull’articolo 9 della legge 222/1984, che attribuisce all’INPS il potere di sottoporre il titolare a visita “in qualsiasi momento” per controllare se la menomazione persista.
Se la commissione accerta che la riduzione della capacità lavorativa non supera più la soglia di legge, l’assegno è revocato con decorrenza dal primo giorno del mese successivo al verbale.
L’assegno viene sospeso – e poi revocato – anche quando il beneficiario non si presenta alla visita senza giustificato motivo oppure quando l’INPS scopre che è stata resa un’auto‑certificazione mendace.
Diverso è il caso dei redditi da lavoro: se superano le soglie il beneficio non viene cancellato ma solo ridotto, secondo la tabella G allegata alla legge 335/1995. La revoca scatta solo se la commissione sanitaria conclude che il ritorno al lavoro dimostra un recupero di capacità lavorativa incompatibile con il requisito sanitario.
Dopo la terza conferma l’AOI diventa “a tempo indeterminato”, ma il potere di revisione non svanisce: l’Istituto può comunque riaprire il fascicolo se emergono nuovi redditi, segnalazioni sanitarie o esiti di controlli incrociati con Agenzia delle Entrate e Inail.
Le linee operative su controlli e revoche sono state aggiornate. È stata integrata la digitalizzazione del fascicolo previdenziale con alert automatici sui verbali scaduti e sulle posizioni reddituali a rischio.
E quindi, la revoca è possibile in tre scenari: miglioramento clinico rilevante, inosservanza della visita di revisione, accertamento di dichiarazioni non veritiere. Negli altri casi l’assegno, pur potendosi ridurre, rimane in pagamento fino alla vecchiaia.

