Vediamo in questo articolo quali sono i compiti dell’amministratore di sostegno. Ovvero, quali sono i suoi poteri e i suoi obblighi nei confronti del beneficiario e degli altri componenti della famiglia. - Scopri le nostre guide complete su invalidità, Legge 104 e pensione anticipata. Entra nei nostri gruppi WhatsApp e Telegram.

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Indice
Chi è l’amministratore di sostegno?
Il nostro ordinamento affida a questa figura – introdotta dalla legge 9 gennaio 2004, n. 6 e inserita negli articoli 404-413 del Codice civile – il compito di affiancare chi, per una menomazione fisica o psichica, non riesce a gestire da solo alcuni aspetti della propria vita.
L’idea è proteggere la persona con il “minimo sacrificio” della sua capacità di agire, perciò l’amministratore interviene solo dove serve e per il tempo strettamente necessario, lasciando al beneficiario tutte le scelte che può ancora compiere in autonomia.
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Perché e da chi viene nominato?
La nomina arriva con un decreto del giudice tutelare, attivato da un ricorso che possono presentare lo stesso interessato, il coniuge o il convivente, i parenti fino al quarto grado, il pubblico ministero o i servizi sociali che ne seguono la cura (articoli 404 – 407 c.c.). Dal 30 giugno 2023, la riforma Cartabia del processo civile (d.lgs 10 ottobre 2022, n. 149) ha digitalizzato il deposito degli atti, semplificato le udienze camerali e reso più rapido il reclamo contro il decreto di nomina, competenza che la Cassazione ha confermato al tribunale in composizione collegiale con l’ordinanza 6 giugno 2025 n. 15189.
In assenza di parenti idonei il giudice può scegliere un professionista iscritto in appositi elenchi o, in via sussidiaria, un ente del Terzo settore.
Quali sono i compiti dell’amministratore di sostegno?
Il decreto di nomina scandisce con precisione le mansioni: può trattarsi di assistere il beneficiario negli atti di ordinaria amministrazione (riscuotere la pensione, pagare bollette, gestire il conto corrente) o di rappresentarlo in singole operazioni straordinarie (vendere un immobile, accettare un’eredità, firmare il consenso a un intervento sanitario), ottenendo di volta in volta l’autorizzazione del giudice se l’atto eccede l’elenco fissato.
L’articolo 410 c.c. impone di operare “tenendo conto dei bisogni e dei desideri” della persona protetta e di informarla costantemente; l’articolo 411 richiama l’obbligo di chiedere il parere dell’interessato per le decisioni più delicate.
Ogni anno l’amministratore deve presentare un rendiconto, indicando entrate, uscite e attività svolte; il mancato deposito può portare alla revoca dell’incarico e, nei casi più gravi, a responsabilità civile e penale.
La Corte di cassazione penale ha ribadito che la funzione è “pubblica” e che l’omessa tutela del patrimonio altrui può integrare peculato d’uso. Numerosi tribunali – da Bologna a Modena (protocollo 26 febbraio 2025) – hanno pubblicato linee guida che suggeriscono modelli di gestione trasparente e l’obbligo di usare il sistema pagoPA per le spese autorizzate.
In poche parole, l’amministratore di sostegno è un “regista discreto”: entra in scena solo dove l’autonomia vacilla, agisce su mandato del giudice, rende conto di ogni scelta e deve sempre, prima di tutto, ascoltare la persona che assiste.

