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Persona disabilitata e non disabile, perché la civiltà inizia anche da qui

Parlare di persona disabilitata e non con disabilità o disabile sposta l'attenzione sulla società e le sue mancanze.
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05/02/2024

“Caro Iacopo, leggendo sempre cosa scrivi in ambito comunicazione inclusiva, visto che mi interessa molto essendo una futura assistente sociale, noto che tu parli spesso di “persone disabilitate” anziché “disabili”. Penso di aver capito la differenza ma potresti ripeterla così da spiegare perché questa distinzione? Grazie mille, Francesca.” 

Cara Francesca, grazie per questa domanda perché mi permette di ribadire un concetto talmente fondamentale da essere alla base del mio “messaggio culturale” in ambito inclusione della disabilità.

Partiamo dal presupposto che le uniche due definizioni corrette sono “persona con disabilità(person first) oppure “persona disabile” (identity first). Entrambe sono appunto valide, ma deve essere la persona interessata a scegliere con quale dei due “metodi” vuole essere definita, in base a se preferisce porre l’accento sul suo essere “una persona” (e quindi rendere la disabilità una caratteristica generica, in mezzo a tutte le altre) o sulla sua identità (rafforzando quindi il concetto di “essere” disabile, rivendicando la propria condizione).

Premesso questo, c’è un aspetto ancor più utile e importante che sta in una terza definizione che è quella di persona ”disabilitata”: questa scelta, che può sembrare sicuramente inusuale ma che, se diventasse comune, porterebbe senz’altro a una maggiore presa di coscienza collettiva, serve a sottolineare il fatto che la disabilità non è strettamente legata alla persona in questione, né tantomeno è una sua responsabilità, bensì che è la società a creare una precisa difficoltà, e quindi a “disabilitare” le cittadine e i cittadini, quando non fornisce loro gli strumenti, i servizi e gli aiuti necessari per poter vivere sempre in piena autonomia e indipendenza.

In sostanza, il passaggio da “disabilità” a ”disabilitazione” è molto importante proprio per spostare l’attenzione e il peso della responsabilità dal singolo individuo alla collettività. Ecco perché questo è un concetto da far comprendere in primis alle Istituzioni e alla Politica, avendo loro buona parte del potere decisionale, e poi anche a tutta la società, dato che chiunque è una parte fondamentale nel processo di costruzione di una società più inclusiva, dove chiunque dovrebbe poter scegliere la vita che preferisce e come desidera.

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