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Pensioni di invalidità per dipendenti pubblici, quali sono?

Andiamo a elencare e approfondire quali sono tutte le pensioni di invalidità per dipendenti pubblici: requisiti e come fare domanda.
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27/11/2022

Le pensioni di invalidità per dipendenti pubblici sono possibili? Se sei dipendente di una pubblica amministrazione e invalido, puoi percepire un assegno mensile di invalidità? (entra nella community di Invalidità e Diritti e scopri le ultime notizie sull’invalidità civile. Unisciti al gruppo Telegram, alla chat tematica e a WhatsApp per ricevere tutte le news direttamente sul cellulare. Entra nel gruppo Facebook per parlare con migliaia di persone che hanno i tuoi stessi interessi).

L’ordinamento del pubblico impiego riconosce diversi trattamenti di inabilità per i suoi dipendenti. A differenza dei dipendenti privati o dei cittadini invalidi civili, per ottenere questi trattamenti è necessario possedere diversi requisiti.

Inoltre, per l’accertamento sanitario sono coinvolti, in alcuni casi, organismi differenti e anche le modalità di calcolo dell’importo della pensione, non sono sempre quelle per così dire “ordinarie”.

Andiamo quindi a capire quali sono le pensioni di invalidità per dipendenti pubblici, che caratteristiche hanno e quali requisiti sono necessari per richiederle.

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INDICE

Quali sono le pensioni di invalidità per dipendenti pubblici?

Vediamo quindi quali sono le pensioni di invalidità per dipendenti pubblici, ovvero:

  • la pensione di inabilità assoluta e permanente alla mansione;
  • la pensione di inabilità assoluta e permanente a proficuo lavoro;
  • l’inabilità assoluta e permanente a qualsiasi attività lavorativa.

Come probabilmente avrai notato, quello che subito salta all’occhio è che i dipendenti pubblici non possono richiedere l’assegno ordinario di invalidità, così come invece è concesso ai dipendenti del settore privato.

Le altre forme di trattamento pensionistico possono essere invece richieste dai lavoratori invalidi e dipendenti pubblici iscritti alla Cassa Stato e alle ex Casse di Previdenza amministrate dal tesoro (Cpdel, Cps, Cpi e Cpug).

Andiamo a esaminare nel dettaglio tutte le tipologie di prestazioni e i requisiti necessari per richiederle.

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Quando va in pensione un invalido civile dipendente pubblico

La prima domanda che probabilmente ti starai facendo è quando va in pensione un invalido civile dipendente pubblico.

Ebbene: in base alle diverse tipologie di pensioni di invalidità per dipendenti pubblici hai la possibilità di andare in pensione con 20, 15 o 5 anni di contributi. Tutto dipende dal grado di invalidità che ti è stata riconosciuta.

Ti riportiamo una tabella riassuntiva delle pensioni di invalidità per dipendenti pubblici, che riassume il grado di invalidità e i requisiti contributivi, insieme ad altre informazioni che poi andremo a dettagliare nei paragrafi successivi.

Tipologia di pensioneFonte normativaGrado di invaliditàRequisiti contributivi*Possibilità di rioccuparsi dopo la pensioneBenefici contributivi
Inabilità assoluta e permanente alla mansione svoltaArt. 42 Dpr 1092/1973Parziale (accertata dall’Asl)15 anni di contributi (20 anni se iscritti alla Cassa Enti Locali e sanità)No
Inabilità assoluta e permanente a proficuo lavoroArt. 42, Dpr 1092/1973Parziale (accertata dall’Asl)15 anni di contributiNo
Inabilità assoluta e permanente a qualsiasi attività lavorativaArticolo 2, comma 12, legge 335/1995; articolo 1, legge 224/1984Totale5 anni di contributi di cui almeno 3 nell’ultimo quinquennioNoSì, previsti dalla legge 222/1984
*La prestazione è concessa a prescindere dall’età anagrafica del richiedente
Pensioni di invalidità per dipendenti pubblici: grado di invalidità, requisiti e possibilità o meno di rioccupazione e benefici contributivi

A partire da questa tabella riassuntiva, andiamo a dettagliare tutte le pensioni di invalidità per dipendenti pubblici.

Chi può andare in pensione prima oggi e quanti soldi prende? Dalla pensione anticipata alla RITA: ne parliamo su TheWam.net.

Pensioni di invalidità per dipendenti pubblici: pensione di inabilità assoluta e permanente alla mansione

Questa tipologia di pensione di invalidità per dipendenti pubblici può essere richiesta dai lavoratori che perdono uno dei requisiti fisici o psichici essenziali per lo svolgimento di un determinato incarico.

La pensione di inabilità assoluta e permanente alla mansione verrà concessa solo nel caso in cui non sia possibile adibire il dipendente a mansioni equivalenti a quelle della propria qualifica.

Per ottenere la pensione di inabilità alla mansione, sono necessari i seguenti requisiti:

  • riconoscimento dell’inidoneità permanente allo svolgimento della propria mansione da parte di un medico legale della commissione medica dell’Asl;
  • almeno 15 anni di servizio (14 anni, 11 mesi e 16 giorni) per i dipendenti dello Stato (art. 42 Dpr 1092/1973);
  • almeno 15 anni di servizio di cui 12 effettivi per il personale del comparto difesa, sicurezza e soccorso pubblico (art. 52 Dpr 1092/1973);
  • almeno 20 anni di servizio (19 anni, 11 mesi e 16 giorni) per i dipendenti di enti locali o della Sanità, ai sensi dell’art. 7, comma 1 lettera b) della legge 379/1995;
  • risoluzione del rapporto di lavoro per dispensa dal servizio per inabilità.

Nel prossimo paragrafo vediamo qual è la procedura per il riconoscimento dell’invalidità e per la domanda di pensione di inabilità alla mansione.

La manovra finanziaria è stata approvata dal Consiglio dei Ministri. Vediamo cosa c’è per i disabili nella legge di bilancio 2023.

Pensioni di invalidità per dipendenti pubblici: accertamento sanitario e domanda per pensione di inabilità alla mansione

Abbiamo visto che una delle pensioni di invalidità per dipendenti pubblici è la pensione di inabilità assoluta e permanente alla mansione.

Prima di richiedere la mansione, dovrai sottoporti a visita da parte di una commissione medica dell’Asl.

Puoi fare tu stesso domanda per l’accertamento sanitario, in quanto dipendente, oppure se ne può occupare l’Ente per cui lavori o il tuo datore di lavoro.

La commissione medica dell’Asl che effettuerà la visita, esprimerà il suo parere sanitario ai sensi di quanto previsto dall’articolo 13 della legge 274/1991 e, sul verbale di invalidità, riconoscerà l’inidoneità alla mansione svolta.

Il verbale va presentato all’Ente o al datore di lavoro, che verificherà prima di tutto la possibilità di impegnarti in mansioni diverse ma equivalenti a quelle con la tua qualifica.

Se non è possibile ricollocarti, in mansioni equivalenti, potrebbe farlo in posizioni funzionali inferiori.

Se non dai il tuo consenso a quest’ultimo tipo di ricollocazione, interviene la risoluzione del rapporto di lavoro, che si configura come dispensa dal servizio per inabilità.

Una volta dispensato dal servizio, dovrai presentare domanda di pensione per inabilità relativa alla mansione sia all’Inps ex Inpdap che al tuo datore di lavoro.

Vediamo adesso cosa prevede la pensione di inabilità assoluta e permanente a proficuo lavoro.

In questo articolo cerchiamo di capire cos’è il contributo unificato per il ricorso dell’invalidità e a chi spetta l’esenzione dal pagamento.

Pensioni di invalidità per dipendenti pubblici
Pensioni di invalidità per dipendenti pubblici, quali sono?

Pensioni di invalidità per dipendenti pubblici: l’inabilità assoluta e permanente a proficuo lavoro

Tra le pensioni di invalidità per dipendenti pubblici abbiamo quella per inabilità assoluta e permanente a proficuo lavoro, che è analoga a quella alla mansione.

In questo caso i requisiti sanitari e contributivi sono i seguenti:

  • riconoscimento medico legale da parte di una commissione dell’Asl nel quale risulti l’inidoneità a svolgere in via permanente attività lavorativa;
  • almeno 15 anni di servizio (14 anni, 11 mesi e 16 giorni) sia per i dipendenti di Stato che per i dipendenti di Enti locali o Sanità;
  • almeno 15 anni di servizio di cui 12 effettivi per il personale del comparto difesa, sicurezza e soccorso pubblico;
  • risoluzione del rapporto di lavoro per dispensa dal servizio per inabilità permanente e proficuo lavoro (art. 7 della legge 379/1995 e art. 42 del Dpr 1092/1973).

Per quanto riguarda la procedura di accertamento sanitario, è la stessa che abbiamo decritto per la pensione di inabilità alla mansione.

In questo caso, però, l’Asl riconoscerà l’inidoneità al proficuo lavoro e il lavoratore è subito dispensato dal servizio e può presentare domanda di pensione di inabilità all’Inps ex Inpdap e al datore di lavoro.

Cerchiamo di capire come avviene il calcolo dell’importo delle prestazioni di cui abbiamo parlato fino adesso, anche perché la modalità è diversa per l’ultimo trattamento di cui parleremo, ovvero dell’inabilità assoluta a qualsiasi attività lavorativa.

Si può avere la pensione di invalidità vivendo all’estero? Ecco cosa prevede la legge e quando scatta la revoca.

Pensioni di invalidità per dipendenti pubblici: come si calcola l’importo per inabilità a mansione e proficuo lavoro

L’importo delle pensioni di invalidità per dipendenti pubblici di cui abbiamo parlato fino a questo momento (inabilità alla mansione e al proficuo lavoro), si calcola con gli stessi criteri della pensione ordinaria.

La prestazione, quindi, va determinata sulla base del servizio posseduto al momento della cessazione e ha decorrenza dal giorno successivo alla dispensa dal servizio.

In questo video ti viene mostrato come calcolare la pensione:

È importante sapere, inoltre, che non si ha diritto alla prestazione se l’invalidità interviene dopo la cessazione del rapporto di lavoro.

E veniamo all’ultima tipologia di pensione: l’inabilità assoluta a qualsiasi attività lavorativa.

Aumenti sull’invalidità di gennaio 2023: ecco i nuovi importi, quali aumenteranno del 5,3% e quali del 7,3%.

Pensioni di invalidità per dipendenti pubblici: l’inabilità permanente a qualsiasi attività lavorativa

Pensioni di invalidità per dipendenti pubblici. Dal 1° gennaio 1992, l’art. 2, comma 12, della legge 335/1995, ha esteso la pensione di inabilità per i lavoratori privati anche al pubblico impiego.

Questo tipo di pensione, a differenza di quelli descritti fino adesso, richiede un’inabilità più grave, tale da determinare una “inabilità assoluta e permanente a qualsiasi attività lavorativa”.

Per ottenere la prestazione è necessario aver maturato un minimo di 5 anni di anzianità contributiva, di cui almeno 3 nell’ultimo quinquennio antecedente la decorrenza della prestazione pensionistica (Circolare Inpdap 57/1997).

In questo caso, dovrai fare tu domanda per richiedere la prestazione. Alla domanda dovrai allegare il certificato medico attestante il tuo stato di inabilità assoluta e permanente a svolgere qualsiasi attività lavorativa.

La domanda va inviata all’ente per cui lavori il quale segue poi questa procedura:

  • dispone l’accertamento sanitario presso le commissioni mediche negli ospedali militari di verifica;
  • nei casi di particolare gravità delle condizioni di salute, dispone la visita domiciliare;
  • una volta ricevuto il verbale che attesta lo stato di inabilità assoluta, provvede alla risoluzione del rapporto di lavoro e l’Inps ex Inpdap provvede a liquidare la pensione.

Per quanto riguarda il calcolo dell’importo della pensione, a differenza delle due prestazioni precedenti di cui abbiamo parlato, viene calcolato sulla base dell’anzianità contributiva maturata, alla quale però viene riconosciuta una maggiorazione virtuale, che determina il vantaggio di poter conseguire un assegno più alto.

In sostanza la contribuzione viene incrementata virtualmente tra l’età alla cessazione dal servizio e il compimento dell’età pensionabile di vecchiaia per chi è nel sistema retributivo (almeno 18 anni di contributi entro il 1995); oppure fino al compimento del sessantesimo anno di età per i lavoratori che sono nel sistema misto e contributivo entro un massimo di 40 anni di contributi.

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