Vediamo quali sono e come funzionano le pensioni di invalidità per dipendenti pubblici. E come si differenziano da quelle dei lavoratori privati. - Scopri le nostre guide complete su invalidità, Legge 104 e pensione anticipata. Entra nei nostri gruppi WhatsApp e Telegram.

Guida su come andare in pensione con l’invalidità: agevolazioni e e anticipi
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Indice
Cos’è l’invalidità civile?
È la valutazione medico-legale usata dallo Stato per riconoscere prestazioni sociali (esenzioni, indennità, ausili, pensioni). La effettuano le Commissioni ASL-INPS partendo dalle tabelle del D.M. 5 febbraio 1992 e dalle regole della legge 118/1971.
Nel 2025 resta questo l’impianto di base, mentre è in corso la riforma della disabilità avviata con la legge 227/2021 e attuata dal d.lgs 62/2024: per ora si traduce soprattutto in procedure digitali più snelle e in una sperimentazione territoriale, ma non ha sostituito le percentuali dell’invalidità civile su tutto il territorio nazionale. Le istruzioni operative aggiornate e il servizio di domanda stanno sull’area INPS dedicata.
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Quali sono le prestazioni previdenziali legate all’invalidità?
Sono quelle “pensionistiche” dell’INPS fondate sulla capacità lavorativa, non sulle percentuali dell’invalidità civile. Le due principali, disciplinate dalla legge 222/1984, sono l’assegno ordinario di invalidità, quando la capacità lavorativa è ridotta a meno di un terzo ma si può ancora lavorare, e la pensione di inabilità, quando c’è impossibilità assoluta e permanente a svolgere qualsiasi attività lavorativa.
L’assegno dura tre anni e si rinnova, poi si trasforma in pensione di vecchiaia se ci sono i requisiti; la pensione di inabilità, invece, richiede la cessazione del lavoro.
Le pensioni di invalidità per dipendenti pubblici?
Qui bisogna distinguere tra regole “storiche” del pubblico impiego. Per i dipendenti pubblici civili già in servizio prima del 15 marzo 2025 continua a valere il sistema del T.U. pensioni civili (D.P.R. 1092/1973), che prevede la cessazione per inabilità “a proficuo lavoro” o “assoluta e permanente”, con la relativa pensione; non è più ammessa, invece, la vecchia pensione privilegiata per causa di servizio, abrogata per i civili dal 2011 (resta per sicurezza, difesa e vigili del fuoco). Il divieto discende dall’articolo 6 del D.L. 201/2011, confermato negli anni dalla prassi.
La novità vera è il Decreto-legge 14 marzo 2025 n. 25 (cosiddetto “Decreto PA”), convertito a maggio: per chi viene assunto nella PA dopo l’entrata in vigore del decreto, si applicano le stesse regole del settore privato in tema di invalidità pensionabile. In concreto, anche i neo-assunti del pubblico impiego, esclusi i comparti sicurezza/difesa/vigili del fuoco, possono accedere all’assegno ordinario di invalidità e alla pensione di inabilità della legge 222/1984, con procedure INPS unificate; è previsto inoltre un termine più breve per liquidare il TFS/TFR in caso di inabilità. Il sito ufficiale della Camera dei deputati e la Gazzetta Ufficiale riportano il quadro e, in particolare, l’articolo 16 che estende le tutele L. 222/1984 al pubblico impiego neo-assunto.
In sintesi: l’invalidità civile serve per i benefici assistenziali e continua a basarsi sulle percentuali; le prestazioni previdenziali per chi non riesce più a lavorare sono l’assegno ordinario e la pensione di inabilità della L. 222/1984; nel pubblico impiego, dal 2025 i nuovi assunti seguono queste stesse regole, mentre chi era già in servizio resta nel perimetro del D.P.R. 1092/1973, fermo restando che la pensione privilegiata per causa di servizio è stata abolita per i civili dal D.L. 201/2011.
Per casi personali conviene sempre far verificare posizione, contributi e documenti sanitari a un patronato, ma le basi normative oggi sono queste.

