Pensione di inabilità in cumulo

Pensione di inabilità in cumulo: cosa significa e come funziona? Vediamo insieme quando si ha diritto alla pensione di inabilità.
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08/09/2023

In questo approfondimento vi parleremo di pensione di inabilità in cumulo: cosa significa e come funziona? (scopri le ultime notizie su Invalidità e Legge 104, categorie protette, diritto del lavoro, sussidi, offerte di lavoro e concorsi attivi. Leggile gratis su WhatsApp, Telegram e Facebook).

Cos’è il cumulo dei contributi?

L’istituto del cumulo è stato introdotto dalla legge numero 228 del 2012 e successivamente aggiornato dalla legge numero 232 del 2016.

Con questo sistema è possibile sommare, in modo gratuito, i contributi esistenti e maturati nelle varie forme previdenziali obbligatorie, a condizione che non siano sovrapposti temporalmente.

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Chi può richiedere il cumulo dei contributi?

Cumulando anni di contributi versati in due o più gestioni previdenziali è possibile accedere alla pensione di vecchiaia o anticipata, agli iscritti presso:

  • forme di assicurazione obbligatoria per invalidità, vecchiaia e superstiti dei lavoratori dipendenti, autonomi;
  • la gestione separata;
  • le forme sostitutive ed esclusive della medesima (ad esempio ex INPDAP, ex IPOST, ex Enpals, ecc.).

Dal 1° gennaio 2017, la platea dei beneficiari è stata estesa anche agli iscritti:

Pensione di inabilità in cumulo

E arriviamo, ora, alla pensione di inabilità in cumulo. Secondo quanto previsto dalla legge numero 232 del 2016, i periodi assicurativi non coincidenti maturati presso le gestioni previdenziali obbligatorie possono essere cumulati ai fini dell’ottenimento della pensione di inabilità, a patto che il richiedente non sia già titolare di pensione.

Il cumulo riguarda tutti i periodi contributivi maturati per intero. Il diritto alla pensione di inabilità in cumulo scatta in base ai requisiti di assicurazione e di contribuzione, nonché agli ulteriori requisiti richiesti nella forma assicurativa nella quale l’interessato è iscritto al momento in cui si verifica l’inabilità al lavoro.

Se le condizioni di salute del titolare di pensione di invalidità dovessero aggravarsi e il soggetto dovesse essere riconosciuto inabile, questi potrà chiedere la pensione di inabilità in regime cumulo, ai sensi della legge numero 228 del 2012.

Pensione di inabilità: requisiti

Dopo aver visto che è possibile maturare la pensione di inabilità lavorativa in cumulo, vediamo ora cos’è la pensione di inabilità e a chi spetta.

La prestazione viene erogata a quei lavoratori che, a causa di una patologia o di un infortunio, si sono visti riconoscere il 100% di invalidità e non possono svolgere alcuna attività lavorativa, neppure a carattere temporaneo.

A differenza dell’inabilità civile, che è una misura di tipo assistenziale, l’inabilità lavorativa per essere accettata deve soddisfare, oltre al requisito sanitario già indicato, anche un requisito contributivo: almeno 5 anni di contributi versati, di cui 3 anni nel quinquennio precedente alla domanda.

A differenza dell’Assegno ordinario di invalidità (invalidità superiore a 2/3) è possibile usufruire della totalizzazione nazionale (decreto legislativo numero 42 del 2006): in pratica si sommano gratuitamente tutti i contributi versati in diversi fondi di previdenza obbligatori.

Chi percepisce la pensione di inabilità non può svolgere alcuna attività lavorativa, sia subordinata che autonoma, neppure all’estero. Inoltre il titolare deve essere stato cancellato dagli albi professionali e dagli elenchi anagrafici e deve aver rinunciato a qualsiasi trattamento contro la disoccupazione

La prestazione non ha una durata specifica, a differenza dell’Assegno ordinario di invalidità che va rinnovato ogni 3 anni. Il titolare della pensione di inabilità può essere sottoposto a revisione (articolo 9 della legge 222/1984) a seguito di iniziativa dell’INPS.

Al termine della visita di controllo la prestazione può essere confermata, trasformata in Assegno ordinario di invalidità (con una invalidità inferiore al 100% ma superiore ai due terzi) oppure revocata qualora il titolare dimostri il recupero della capacità lavorativa a piu’ di un terzo.

La pensione di inabilità non si trasforma automaticamente in pensione di vecchiaia come invece accade per l’Assegno ordinario di invalidità. Affinché ciò avvenga è necessario che il pensionato faccia valere i requisiti di età e contributivi previsti per tale prestazione e presenti apposita domanda all’ente.

Pensione di inabilità in cumulo
Pensione di inabilità in cumulo: in foto una coppia di coniugi sorridenti seduti sul divano.

Faq sulla pensione di inabilità

Qual è il requisito contributivo per passare dalla pensione di inabilità alla pensione di vecchiaia?

Per passare da pensione di inabilità a vecchiaia è necessario aver versato almeno 20 anni di contributi. Senza questo requisito, non si può fare domanda all’INPS per la trasformazione.

Vengono considerati i contributi figurativi per il passaggio dalla pensione di inabilità alla pensione di vecchiaia?

No, se durante la percezione della pensione di inabilità non hai svolto un’attività lavorativa e non hai versato contributi all’INPS, gli anni in cui hai percepito la pensione di inabilità non ti vengono riconosciuti come contributi figurativi.

Come si fa la domanda per la pensione di inabilità con totalizzazione?

La domanda per la pensione di inabilità con totalizzazione deve essere presentata all’ente pensionistico presso il quale il lavoratore è attualmente iscritto. Nella domanda, si devono indicare tutti gli enti previdenziali presso i quali il lavoratore ha versato contributi. L’ente pensionistico coordinerà con gli altri enti previdenziali interessati il procedimento di totalizzazione dei periodi di contribuzione.

Che cos’è l’incremento al milione?

L’incremento al milione è un incremento previsto dall’articolo 38 della legge 448/2001, al quale i titolari della pensione di inabilità lavorativa possono beneficiare a partire dai 60 anni.

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