Pausa consentita durante i permessi 104: la sentenza

Ti spiego in questo articolo cosa ha stabilito una sentenza del tribunale sulla pausa dall’assistenza del familiare con disabilità grave durante la fruizione dei permessi legge 104.

Vediamo in questo cosa dice una sentenza sulla pausa consentita durante i permessi 104 senza incorrere in sanzioni disciplinari o penali. Qual è il perimetro stabilito dalla legge e dalla giurisprudenza. - Scopri le nostre guide complete su invalidità, Legge 104 e pensione anticipata. Entra nei nostri gruppi WhatsApp e Telegram.

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Cosa sono i permessi 104 e a chi spettano?

I “permessi 104” sono ore o giornate retribuite riconosciute ai lavoratori quando c’è una disabilità grave certificata ai sensi dell’art. 3, comma 3, della Legge 104/1992. 

Il riferimento cardine è l’art. 33 della stessa legge, che consente: tre giorni di permesso al mese (frazionabili in ore) a chi assiste un familiare con handicap grave; permessi orari o gli stessi tre giorni al mese alla persona disabile che lavora; ulteriori tutele specifiche per i genitori di minori con disabilità. 

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Il decreto legislativo 105/2022, in vigore dal 13 agosto 2022, ha semplificato la platea dei beneficiari eliminando il vecchio vincolo del “referente unico”: oggi più familiari possono alternarsi nell’assistenza alla stessa persona, sempre nel tetto complessivo di tre giorni mensili. INPS ha recepito la riforma con la circolare 39/2023 e con il messaggio 4143/2023, chiarendo soggetti aventi diritto (coniuge, parte dell’unione civile, convivente di fatto, parenti e affini entro il terzo grado), modalità di fruizione e cumulo tra permessi del lavoratore disabile e permessi dei caregiver nello stesso mese. 

Per i rapporti part-time restano validi i criteri di frazionamento e riproporzionamento già indicati da INPS (circolare 45/2021). Per i lavoratori disabili maggiorenni che scelgano i permessi orari, di regola spettano due ore al giorno se l’orario supera le sei ore (una se è inferiore).

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Quando c’è un abuso dei permessi 104 e cosa si rischia?

L’uso dei permessi deve avere un nesso reale con l’assistenza: se quel legame manca, scatta l’abuso. La Cassazione lo ribadisce da anni: i benefici non servono a “regalare” tempo libero, ma a sostenere un’attività di cura che può essere anche organizzata con flessibilità durante la giornata. 

Per questo i giudici hanno considerato legittimo il licenziamento quando il lavoratore utilizza i giorni per scopi palesemente estranei (ordinanza 6468/2024) o quando il familiare è ricoverato a tempo pieno e l’apporto del caregiver è, di fatto, superfluo: in quest’ultima ipotesi, la Suprema Corte ha confermato il recesso disciplinare perché l’assistenza prestata era stata solo di mezz’ora nell’arco della giornata mentre la struttura garantiva copertura H24 (sentenza 5948/6 marzo 2025). 

Sono leciti anche i controlli datoriali tramite agenzie investigative sul corretto utilizzo del beneficio, purché limitati a verificare il comportamento fuori dall’orario di lavoro e non la prestazione lavorativa in senso stretto (ordinanza 2157/30 gennaio 2025). 

Quanto alla comunicazione: non serve una preventiva “autorizzazione” del datore, ma la Cassazione ha chiarito che informare per tempo l’azienda è un dovere di correttezza; la mancata comunicazione, di per sé, non equivale automaticamente ad assenza ingiustificata se legge o contratto non fissano tempi e modalità precise (ordinanza 5611/3 marzo 2025). 

In caso di abuso, oltre alle sanzioni disciplinari fino al licenziamento, può scattare il recupero delle somme indebitamente erogate dall’INPS.

Pausa permessa durante i permessi 104: la sentenza

La domanda è concreta: posso “staccare” un po’ mentre sono in permesso 104? La giurisprudenza più recente risponde sì, entro limiti ragionevoli

La Corte di Cassazione ha spiegato che i permessi 104 sono giornalieri, non “a cronometro”: assistenza e orario di lavoro non devono per forza coincidere minuto per minuto. 

Ciò che conta è che, nella giornata coperta dal permesso, l’assistenza sia effettivamente garantita e resti la finalità prevalente

Per questo i giudici hanno ritenuto non abusiva la condotta di chi, mentre fruisce del permesso, si concede brevi attività personali (fare la spesa, piccole incombenze domestiche) o persino un’ora di sport, se l’assistenza resta assicurata—anche tramite l’aiuto di un familiare o di una badante—e se quelle attività sono funzionali al recupero delle energie o comunque non svuotano lo scopo della norma (ordinanze 24130/9 settembre 2024; 26514/11 ottobre 2024; 1227/17 gennaio 2025; 14763/1° giugno 2025). 

In pratica: il “respiro” è ammesso quando è breve e congruo rispetto ai bisogni della persona assistita; diventa abuso se la “pausa” si trasforma nel fulcro della giornata o se, come nei casi censurati dalla Cassazione, l’apporto del caregiver è solo simbolico. Non serve “piantonare” la persona per tutte le ore teoriche di lavoro, ma va preservato il nesso causale tra permesso e cura. 

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Nell’immagine una donna di 45 anni si rilassa su una poltrona, è visibilmente esausta.

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