Invalidità 100% senza accompagnamento: come fare ricorso

Come fare ricorso per l'accompagnamento con un'invalidità civile al 100%: procedura, durata, costi e come scegliere l’avvocato per richiedere che ti venga riconosciuto il diritto.
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14/05/2024

Come posso fare ricorso per l’accompagnamento con un’invalidità civile al 100%, se l’INPS non me l’ha riconosciuto? Con quali criteri si valuta la necessità dell’accompagnamento? Quali sono i costi che dovrò affrontare per il ricorso? Quanto tempo passerebbe per conoscere il giudizio del giudice? E se il giudice dà ragione a me, l’INPS pagherà l’indennità e gli arretrati? Cerchiamo di fare chiarezza. (scopri le ultime notizie su Invalidità e Legge 104categorie protettediritto del lavorosussidiofferte di lavoro e concorsi attivi. Leggile gratis su WhatsAppTelegram e Facebook).

Quando è possibile fare ricorso per l’accompagnamento con un’invalidità al 100%

Prima di spiegare come fare ricorso per l’accompagnamento con un’invalidità al 100% è necessario che si comprenda bene quando è possibile farlo, cioè che si conosca con quali criteri valutativi l’INPS concede o nega l’accompagnamento.

La valutazione per l’invalidità e per l’accompagnamento, infatti, viene fatta in maniera diversa.

L’invalidità civile viene riconosciuta ha chi ha una capacità lavorativa ridotta a causa di una patologia o di una minorazione o malformazione.

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L’accompagnamento, invece, è riconosciuto chi non è autosufficiente, ovvero a chi non riesce a deambulare da solo o a compiere gli atti della vita quotidiana senza l’assistenza di qualcuno.

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Per ottenere l’indennità di accompagnamento, è necessario innanzitutto che ti sia stata riconosciuta l’invalidità civile.

Quindi: l’accompagnamento presuppone comunque il riconoscimento dell’invalidità civile. Tuttavia, l’accompagnamento è un istituto autonomo, nel senso che, anche se strettamente collegato all’invalidità, il suo scopo è diverso da quello dell’invalidità civile.

In questo caso, infatti, si tratta di ottenere esclusivamente una prestazione economica, che sia di supporto alla persona affetta da grave patologia, al di là del reddito che percepisce. Tuttavia, l’accompagnamento può essere percepito assieme a una pensione di invalidità.

Secondo la Legge n. 18 del 11.02.1980, la persona invalida al 100%, incapace di deambulare senza l’aiuto permanente di un accompagnatore o con necessità di assistenza continua, oppure che non sia in grado di compiere autonomamente gli atti quotidiani della vita, ha diritto anche all’indennità di accompagnamento, a prescindere dal reddito che percepisce.

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A chi spetta l’indennità di accompagnamento

L’accompagnamento spetta a chi:

  • ottiene il riconoscimento dell’inabilità totale e permanente (100%);
  • ottiene il riconoscimento dell’impossibilità a deambulare autonomamente senza l’aiuto permanente di un accompagnatore;
  • oppure (o insieme all’impossibilità di deambulare) ottiene il riconoscimento dell’impossibilità a compiere autonomamente gli atti quotidiani della vita senza un’assistenza continua;
  • ha residenza stabile e abituale sul territorio nazionale;
  • ha la cittadinanza italiana;
  • per i cittadini stranieri comunitari: iscrizione all’anagrafe del comune di residenza;

per i cittadini stranieri extracomunitari: permesso di soggiorno di almeno un anno (art. 41 TU immigrazione).

Anche i minori di 18 anni possono ottenere l’indennità di accompagnamento, purché si trovino in una delle condizioni appena elencate.

Come fare ricorso per l’accompagnamento con un’invalidità civile al 100%

Una volta che abbiamo chiarito quando è possibile fare ricorso per l’accompagnamento con un’invalidità civile al 100%, vediamo come fare.

Se l’INPS ti ha riconosciuto l’invalidità totale (100%) ma non l’impossibilità a deambulare da solo o a compiere gli atti normali della vita quotidiana senza assistenza, ma ritieni che abbia fatto male la sua valutazione, puoi fare ricorso per l’accompagnamento.

Il ricorso per l’accertamento del diritto all’ accompagnamento va presentato entro 6 mesi dalla notifica del verbale sanitario.

Questa, la procedura da seguire:

  • rivolgersi a un avvocato, in grado di seguire correttamente la procedura e far fronte a eventuali insidie;

Chi esegue l’accertamento sanitario durante il ricorso per l’accompagnamento con un’invalidità al 100%

L’accertamento sanitario o accertamento tecnico preventivo, nel ricorso per l’accompagnamento con un’invalidità al 100%, viene condotto da un Consulente Tecnico d’Ufficio (CTU) nominato dal Giudice e in presenza di un medico legale nominato dall’INPS.

Il CTU invierà poi l’accertamento sia a te che alla controparte, ovvero all’INPS. Una volta inviato l’accertamento, entro 30 giorni sia tu che l’INPS dovrete dichiarare se lo accettate o lo contestate.

Se la decisione del CTU non viene contestata, entro 30 giorni il Giudice emette un decreto e omologa l’accertamento sanitario. Il decreto è inappellabile: vuol dire che non si può modificare e non si possono fare ricorsi.

Se l’accertamento conferma la sussistenza dei requisiti, condanna l’INPS al pagamento dell’indennità di accompagnamento. In questo caso, l’INPS ti pagherà gli arretrati a partire dal momento in cui hai presentato domanda di invalidità civile.

Se invece le valutazioni del CTU vengono contestate, la parte che contesta (tu o l’INPS), entro 30 giorni deve depositare presso lo stesso Giudice il ricorso introduttivo del giudizio. In questo caso inizia una vera e propria causa, che si concluderà con una sentenza inappellabile.

ricorso per l'accompagnamento con un'invalidità civile al 100%
Ricorso per l’accompagnamento con un’invalidità civile al 100%. Nella foto: bilancia della Giustizia e martelletto del giudice

Perché è importante la scelta dell’avvocato per il ricorso

Come hai visto, la procedura per il ricorso per l’accompagnamento con un’invalidità al 100% non è difficile da seguire, ma può nascondere delle insidie che solo un avvocato con esperienza in cause di natura previdenziale può risolvere.

Se, per esempio, l’INPS dovesse contestare l’accertamento del CTU, un avvocato con esperienza potrà sicuramente intervenire, visto che conosce bene la normativa e sa come ricorrere.

Il nostro consiglio è quello di valutare diversi avvocati che si sono già occupati di giustizia in campo previdenziale e poi di scegliere anche quello che, oltre all’esperienza, ti dà la possibilità di non pagare parcelle esorbitanti.

A tal proposito, vediamo quali possono essere i costi per un ricorso per l’indennità di accompagnamento e se sono previsti dei casi in cui si è esonerati dal pagamento delle spese processuali.

Quanto costa un ricorso per l’accompagnamento con un’invalidità al 100%

Presentare ricorso per l’indennità di accompagnamento comporta delle spese legali e processuali.

Se vinci il ricorso, il giudice addebita all’INPS il pagamento delle spese processuali. Tra queste, ci sono anche quelle relative al compenso per l’avvocato.

Attenzione, però: il Giudice obbliga solo a una parte del compenso dell’avvocato. In caso di ricorso per l’indennità di accompagnamento, infatti, in base all’articolo 13 del codice di procedura civile, il cui principio giuridico è enucleato anche nell’ordinanza della Corte di Cassazione Sezione Lavoro Civile del 11 gennaio 2010, n. 198, per le controversie relative a rendite temporanee e vitalizie (come l’indennità di accompagnamento), l’onorario dell’avvocato deve essere determinato cumulando fino a un massimo di dieci le annualità domandate.

Ci sono poi dei costi di fissi per l’apertura delle pratiche, come ad esempio contributo unificato di 43 euro.

Tuttavia, sono previste delle forme di tutela per le persone meno abbienti: vediamo quali sono.

Come non pagare le spese processuali in caso di ricorso per l’accompagnamento con un’invalidità al 100%

Come abbiamo anticipato, il ricorso per l’indennità di accompagnamento può essere gratuito o agevolato, nel rispetto però di alcuni limiti reddituali, ovvero:

  • per redditi fino a 11.746,68 euro è previsto il gratuito patrocinio e, dunque, non si dovrà pagare l’avvocato;
  • per redditi fino a 23.493,36 euro è prevista l’esenzione dalle spese processuali in caso di soccombenza e, dunque, anche in caso di esito negativo non si dovrà pagare la controparte né le spese di CTU;
  • per redditi fino a 35.240,04 euro non si paga il contributo unificato iniziale per introdurre la causa, che nel 2022 corrisponde a 43 euro.

Per concludere, ti consigliamo di essere sempre sicuro di rispettare i requisiti richiesti per ottenere l’indennità di accompagnamento, prima di scegliere la strada del ricorso che, in alcuni casi, può peggiorare la tua situazione.

Esiste infatti quella che viene chiamata “causa persa in partenza” e se l’accertamento sanitario ha esito negativo, dovrai accollarti tutte le spese senza battere ciglio, nemmeno se sei poco abbiente (in questo caso non sono previsti agevolazioni e sconti).

FAQ sul ricorso per l’accompagnamento con un’invalidità civile al 100%

Cosa fare se l’INPS ha negato l’indennità di accompagnamento?

Se l’INPS ha negato la tua richiesta di indennità di accompagnamento, non perdere la speranza. Hai la possibilità di presentare un ricorso al tribunale attraverso un procedimento chiamato “accertamento tecnico preventivo”. In pratica, questa procedura ti consente di contestare la decisione dell’INPS e fare valere i tuoi diritti.

Quali documenti devo allegare per l’indennità di accompagnamento e il modulo di ricorso?

Per il ricorso riguardante l’indennità di accompagnamento, dovrai allegare alcuni documenti specifici. Questi includono: il verbale della Commissione INPS sull’invalidità civile, la certificazione medica che dimostra l’impossibilità di deambulare o di gestire autonomamente le attività quotidiane, la certificazione reddituale, l’atto notorio del non ricovero, il certificato di stato di famiglia, la copia della carta di identità e il codice fiscale.

Chi può presentare l’indennità di accompagnamento e il modulo di ricorso?

L’indennità di accompagnamento e il modulo di ricorso devono essere presentati da un avvocato. Il ricorso deve essere presentato entro 6 mesi dalla notifica del rifiuto dell’INPS. Se il termine viene superato, sarà necessario presentare una nuova domanda amministrativa, che significa ripetere l’intero processo dalla domanda di invalidità civile alla visita presso la Commissione medica ASL/INPS.

In cosa consiste il ricorso per l’indennità di accompagnamento?

Il ricorso per l’indennità di accompagnamento inizia con un accertamento tecnico preventivo per verificare le tue condizioni di salute. Dopo la presentazione del modulo, un consulente tecnico d’ufficio (CTU) viene nominato dal giudice per effettuare l’accertamento. A seconda del risultato dell’accertamento, potrebbe essere confermata la decisione dell’INPS o potrebbe essere ribaltata. In entrambi i casi, sia tu che l’INPS avete la possibilità di contestare le conclusioni del CTU entro 30 giorni.

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