/ Nessuno è perfetto, così il Comune discrimina i disabili
  / Nessuno è perfetto, così il Comune discrimina i disabili

Nessuno è perfetto, così il Comune discrimina i disabili

Nessuno è perfetto, è il nome del bar che il Comune di Avellino vorrebbe far gestire da persone con disabilità in un progetto di inclusione. L’iniziativa è meritevole, ma l’insegna del bar nasconde i limiti di un abilismo che non include ma continua a ritenere le persone con una disabilità, imperfette, non all’altezza dei “normali”.
 - 
14/10/2023

L’intenzione è buona, ma il nome puzza di discriminazione: Nessuno è perfetto. Accade ad Avellino, dove l’amministrazione ha deciso di destinare dei locali per un “talent cafè” (ma che significa?) che favorisca l’inclusione sociale e lavorativa delle persone con disabilità. (scopri le ultime notizie su Invalidità e Legge 104, categorie protette, diritto del lavoro, sussidi, offerte di lavoro e concorsi attivi. Leggile gratis su WhatsApp, Telegram e Facebook).

Nessuno è perfetto: le persone disabili devono scusarsi?

Nessuno è perfetto, il nome del bar, evoca già nel nome una “imperfezione”, un difetto, una mancanza. Sarà suonato divertente, innovativo, simpatico, ma in realtà sottolinea che chi lavora in quel locale non è normale e quasi se ne dovrebbe scusare, ripetendo agli avventori, appunto, che “nessuno è perfetto”.

E i clienti dovrebbero andare in quel bar, non perché il caffè sia più o meno buono, il locale accogliente o il personale gentile e disponibile. No, bisognerebbe andare lì, perché chi lo gestisce non è perfetto (è un disabile) e quindi recandosi in quel posto si fa una buona azione.

Si tratta di discriminazioni sottili, che possono anche passare sottotraccia, quasi invisibili, ma che contribuiscono a creare un muro che evidenzia il pietismo e un’inclusione di facciata.

Il passaggio da “Nessuno è perfetto” a bar dei disabili è breve. Ma perché questa iniziativa non poteva avere un nome neutro, magari anche evocativo, che non giocasse sulla presunta imperfezione di chi ci lavora?

Entra nella community, informati e fai le tue domande su YouTube e Instagram.

Il sindaco e il talento delle persone con disabilità

Il sindaco di Avellino, Gianluca Festa, nel presentare l’iniziativa ha dichiarato: «Finalmente daremo nuovamente vita e anima alla casetta di vetro con ‘Nessuno è perfetto’, un talent café aperto alla collaborazione dei diversamente abili affinché possano trovare dignità e un’opportunità lavorativa affideremo la struttura ad una cooperativa sociale che sarà costituita da ragazzi talentuosi perché le loro capacità possano avere il modo di emergere. Il luogo sarà aperto anche all’organizzazione di iniziative culturali, da svolgere sia all’interno sia all’aperto, e laboratori durante i quali saranno insegnate le arti, anche di tipo artigianale».

La doppia discriminazione

Le parole sono importanti, quando si parla di inclusione sociale ancora di più. Perché spesso quell’inclusione è negata proprio dai termini che vengono usati e che nascondono un sentimento che resta discriminatorio.

Un esempio: ma perché le persone con disabilità che lavorano in un bar dovrebbero essere talentuose. Non basta saper fare il mestiere?

Detta così si lascia intendere: questo bar è gestito da persone imperfette che grazie al talento sopperiscono ai loro limiti fisici o mentali?

Che contiene in sé due elementi di discriminazione:

  • le persone imperfette;
  • solo chi ha talento può superare i limiti della disabilità.

L’esempio di PizzAut

Del resto “Nessuno è perfetto” è il titolo di un film del 1981, con Renato Pozzetto e Ornella Muti, dove l’imperfezione era l’amore tra un eterosessuale e un transessuale. Si metteva dunque in risalto, 42 anni fa, un tipo di discriminazione sessuale.

Potresti essere interessato a legge l’articolo di Jacopo Melio, Miss Italia: la fascia di “Miss Coraggio” e il pietismo verso l’autismo.

Si potrebbe dire,  ok, ma c’è PizzAut, il laboratorio sociale che include nella gestione dell’attività di ristorazione ragazzi autistici. In quel caso il riferimento non è così esplicito, non si mette in evidenza una possibile “imperfezione” che deve essere compresa e giustificata. E l’intento specifico è quello di realizzare e gestire un luogo gradevole, dove si mangia una buona pizza, con un servizio rapido e accogliente.

Il valore aggiunto viene dopo (ed è fondamentale), ma non è inserito nel nome del locale. Non lo marchia, non lo contraddistingue in modo evidente.

Iniziativa meritevole e pietismo

Il Comune di Avellino, lo ribadiamo, ha avviato una iniziativa che nelle intenzioni può essere lodevole. Ma è anche vero che quegli spazi, una casa di vetro nella centralissima piazza Kennedy, sono già stati affidati a diversi privati per farne un bar, con un costante insuccesso.

Ora era lì, vuota ed esposta ai vandali e alle intemperie. Darla in gestione a chi ha una disabilità sembra quasi un estremo tentativo di salvare quel posto.

Ma non è questo il punto. Che ci sia un luogo dove possa essere attivata una politica di inclusione per chi ha una disabilità può essere anche una iniziativa meritevole. Ma dedicare in modo esplicito a chi è “imperfetto”, da qui il “Nessuno è perfetto”, la gestione di quel bar, è un invito altrettanto esplicito, ai cosiddetti “perfetti” di frequentare quel bar “nonostante tutto”.

Non è inclusione, ma il solito pietismo. Non si riesce a comprendere che chi ha una disabilità, ha diritto a una inclusione senza marchi, vera, completa e reale. 

Superare l’abilismo

Una iniziativa davvero inclusiva dovrebbe evitare l’abilismo. Ovvero il confronto tra chi è abile e chi non lo è.

Una società realmente inclusiva non considera la disabilità un’etichetta da appioppare a una persona. Non siamo tutti abili e non tutti allo stesso modo.

E invece siamo di fronte all’ennesima dimostrazione di “abilismo”, ovvero, come sintetizza l’Accademia della Crusca: “Discriminazione, pregiudizio o marginalizzazione nei confronti delle persone disabili”.

Una narrazione abilista (come quella di “Nessuno ‘è perfetto”), contiene in sé pietismo e paternalismo e parte da un presupposto: la disabilità è una tragedia.

Si riduce in pratica una persona alla sua disabilità, privandola del resto. E così una persona con disabilità diventa il suo deficit, il suo cane guida, la sua carrozzina, il suo apparecchio acustico.

Diventa una persona imperfetta.

La disabilità non è una malattia. E non pretende un aiuto assistenziale non richiesto.

Le persone con disabilità non vogliono sentirsi speciali, eroiche, combattenti, o come spesso si sente, angeli. Sono solo persone con disabilità, che non hanno bisogno di giustificare una loro qualsiasi condizione sull’insegna di un bar.

Le persone con disabilità non sono inferiori

La questione centrale per arrivare a un’inclusione vera e non di facciata è questa: bisogna considerarci tutti essere umani, con e senza disabilità. Per raggiungere questo obiettivo è necessario addestrarsi al rispetto reciproco. 

Ma bisogna fare uno sforzo collettivo, a partire dalle istituzioni. La concezione abilista, dietro la maschera del politicamente corretto che fa chiamare i sordi non udenti e i ciechi non vedenti, nasconde un’altra verità: tratta le persone con disabilità in modo inferiore e vede nelle “mancanze” una tragedia e chi le vive una persona verso la quale provare pietà e commiserazione.

Chi ha una disabilità è “solo” una persona e che come tale desidera essere trattata. Senza che sia necessario evidenziare una presunta “imperfezione” per rimettere in moto la consueta macchina di una finta e non richiesta solidarietà.

Nessuno è perfetto, così il Comune discrimina i disabili
Nella foto una persona con disabilità prepara il caffè in un bar.

Leggi anche i contenuti della sezione “Storie” di invaliditaediritti.it:

Your Title Goes Here

Your content goes here. Edit or remove this text inline or in the module Content settings. You can also style every aspect of this content in the module Design settings and even apply custom CSS to this text in the module Advanced settings.

Entra nei gruppi

Ricevi ogni giorno gratis e senza spam i migliori articoli sull’invalidità e sulla Legge 104. Scegli il gruppo che ti interessa:

Telegram (Consigliato) / privacy

WhatsApp / privacy

Facebook

Importante:

  • Sul gruppo Telegram è possibile commentare le notizie e confrontarsi in chat;
  • Sul gruppo WhatsApp non si può scrivere, pubblichiamo noi le notizie due volte al giorno;
  • I post nel gruppo Facebook sono moderati. Pubblichiamo solo quelli utili alla comunità. I commenti sono liberi, ma controllati.

Ci riserviamo di bannare ed escludere dai gruppi persone violente/aggressive o che si comportano contro i nostri valori.

1