Liste d’attesa: il piano del governo rischia il flop

Il piano del governo per ridurre le liste d’attesa è destinato a fallire. Sono stati stanziati dei fondi per incentivare i medici e gli infermieri. Ma non si interviene sul problema vero del nostro sistema sanitario: la carenza sempre più drammatica di personale. Vediamo com’è la situazione.
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09/11/2023

Mancano i medici e le liste d’attesa rischiano di diventare ancora più lunghe, nonostante il governo abbia deciso di stanziare dei fondi con l’obiettivo di ridurle. L’iniziativa dell’esecutivo sembra destinata a un sonoro fallimento: il problema non sono i soldi, ma la carenza di personale che ogni anno diventa più drammatica. (scopri le ultime notizie su Invalidità e Legge 104, categorie protette, diritto del lavoro, sussidi, offerte di lavoro e concorsi attivi. Leggile gratis su WhatsApp, Telegram e Facebook).

Liste d’attesa: il piano del governo

Il governo punta a ridurre le liste d’attesa impiegando lo stesso personale che, esausto dopo anni di pandemia, non è riuscito già in passato ad avere la possibilità di tagliare le deprecabili le lunghe code e consentire ai cittadini di curarsi in tempi accettabili.

Il piano si basa su un investimento di 280 milioni di euro annui fino al 2026. L’idea è di incentivare medici e infermieri con straordinari meglio retribuiti, fissati a 100 euro lordi l’ora per i medici e 60 per gli infermieri.

La carenza di personale legata al tetto di spesa

Ma il piano rischia di essere inefficace a causa della carenza di personale. Insomma, serve a poco pagare di più chi non c’è o incrementare gli straordinari a chi già ne fa troppi. Sarebbe invece necessario un piano di assunzioni di 20mila medici e 70mila infermieri. Ma il problema principale risiede nel tetto di spesa che blocca il budget per gli stipendi al livello del 2004, meno l’1,4%. Questa politica ha progressivamente ridotto il personale. La situazione è peggiorata negli ultimi anni con l’aumento delle dimissioni. La causa? Condizioni lavorative difficili e stipendi bassi.

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Fuga all’estero e pensionamenti

La sanità pubblica è costretta a fronteggiare nei prossimi mesi due fenomeni correlati e per i quali non sono state trovate soluzioni (ma non si sono neppure cercate): la fuga all’estero di medici e infermieri e un’ondata imminente di pensionamenti.

L’OCSE segnala una fuga di 15.109 infermieri e 21.397 medici che hanno lasciato l’Italia negli ultimi tre anni. Questa emigrazione professionale è aggravata dalla cosiddetta “gobba pensionistica”, che prevede il pensionamento di circa 40.000 medici entro il 2025.

Ricapitoliamo i dati per maggiore chiarezza:

  • Numero di medici emigrati: 21.397
  • Numero di infermieri emigrati: 15.109
  • Medici in pensionamento previsti entro il 2025: 40.000

Questa situazione si ripercuote direttamente sulle liste di attesa, contribuendo ad allungarle. Ma c’è anche una terza complicazione: la carenza di specializzandi in settori cruciali come la chirurgia e la medicina d’urgenza, dove oltre un terzo dei posti offerti rimane vacante.

La situazione è davvero critica: 280 milioni in tre anni per incentivare gli straordinari non è neppure un abbozzo di soluzione.

In questo post verifichiamo quali sono i tempi d’attesa per visite ed esami.

Liste d’attesa, il fallimento di altre iniziative

Ma del resto anche le strategie adottate da altri governi per ridimensionare le liste d’attesa non hanno sortito gli effetti sperati. Un esempio è la manovra del 2021, che ha previsto lo stanziamento di 500 milioni di euro. Il risultato? In due anni, le regioni hanno speso appena il 70% di questi fondi. Un dato che riflette non solo le difficoltà nella gestione delle risorse ma anche che il vero nodo da sciogliere è la carenza di personale qualificato.

Misure passate, perché sono fallite

  • Straordinari: l’uso degli straordinari per medici e infermieri è una pratica comune, ma si rivela una soluzione temporanea che non risolve il problema strutturale.
  • Fondi per le liste d’attesa: l’inefficacia nell’uso pieno dei fondi stanziati mette in luce le difficoltà operative e organizzative del sistema.

La situazione attuale

Il Ministro della Salute Orazio Schillaci ha ottenuto ulteriori fondi per gli straordinari e per il rinnovo dei contratti del personale sanitario, arrivando a una cifra di 2,4 miliardi di euro. Eppure, la previsione è che gli aumenti in busta paga non saranno effettivi fino alla metà del 2025. Inoltre, il tetto di spesa sul personale non viene modificato, eccezion fatta per le future assunzioni nella Sanità territoriale. La frase del Ministro Schillaci: «È un tetto abbastanza odioso e appena possibile cercheremo di superarlo», manifesta la consapevolezza che gli interventi in programma non saranno sufficienti a risolvere il problema.

Tabella: utilizzo dei fondi per liste d’attesa (2021-2023)

AnnoFondi StanziatiFondi UtilizzatiPercentuale Utilizzo
2021€500 milioniNon disponibileNon disponibile
2022€500 milioni€350 milioni70%
2024€280 milioni

Il problema è il tetto alle assunzioni

La questione delle liste d’attesa ruota intorno a un aspetto chiave: il tetto alle assunzioni. Questo limite, imposto dal 2004, frena l’ingresso di nuovi professionisti nel sistema sanitario nazionale (SSN) e si riflette direttamente sull’accessibilità delle cure per i cittadini. Gli esperti del settore, come Pierino Di Silverio e Filippo Anelli, sottolineano l’urgenza di rendere la professione medica nel servizio pubblico più allettante e di facilitare il processo di assunzione con misure concrete:

  • Rimozione o aumento del tetto di spesa sulle assunzioni
  • Implementazione di concorsi per incentivare i giovani a rimanere nel SSN
  • Aumento dell’indennità di esclusività di lavoro per i medici

Prossimi passi: interventi e proposte

Gli attori chiave del settore sanitario propongono interventi mirati per affrontare la crisi:

  • Pierino Di Silverio, segretario di Anaao Assomed, insiste sulla necessità di migliorare le condizioni di lavoro per i medici.
  • Filippo Anelli, presidente dell’Ordine dei medici, chiede un piano straordinario di assunzioni e incentivi per i giovani medici.
  • Giovanni Migliore, presidente Fiaso, propone una revisione delle norme sull’organizzazione del lavoro.

Queste misure sono considerate indispensabili per un avere un effetto concreto sulla riduzione delle liste d’attesa nel SSN.

Liste d’attesa: il piano del governo rischia il flop
Nell’immagina la sala d’attesa di un ospedale piena di pazienti che aspettano di essere visitati.

FAQ (domande e risposte)

Come influisce la carenza di medici sulle liste d’attesa?

La carenza di medici ha un impatto diretto e significativo sull’allungamento delle liste d’attesa. Meno medici significa meno disponibilità di appuntamenti per le visite, meno operazioni chirurgiche programmate e minor capacità di risposta alle emergenze. Questo scenario porta inevitabilmente a tempi di attesa più lunghi per i pazienti che necessitano di cure.

Qual è il piano del governo per le liste d’attesa?

Il governo ha pianificato di stanziare 280 milioni di euro all’anno fino al 2026 per incentivare medici e infermieri a lavorare di più, promettendo straordinari meglio retribuiti. Inoltre, sono previsti 2,4 miliardi di euro per il rinnovo dei contratti dei lavoratori sanitari, anche se non è chiaro quando questo aumento di salario sarà effettivo.

Perché il piano di riduzione delle liste d’attesa potrebbe fallire?

Il piano potrebbe fallire principalmente a causa della persistente carenza di personale sanitario. Le iniziative passate basate su misure simili non hanno sortito l’effetto sperato, con le regioni che hanno speso solo il 70% dei fondi stanziati nel 2021. Inoltre, il tetto di spesa sul personale fermo al 2004 limita le nuove assunzioni e l’aumento degli stipendi.

Quanti medici e infermieri mancano nel sistema sanitario?

Stime prudenti indicano che nel sistema sanitario italiano mancano circa 20.000 medici e almeno 70.000 infermieri.

Quali sono le conseguenze della “gobba pensionistica” sulle liste d’attesa?

La “gobba pensionistica” si riferisce al picco di pensionamenti previsti entro il 2025, con circa 40.000 medici che lasceranno il servizio per raggiunti limiti di età. Questa uscita massiva aggraverà ulteriormente la carenza di personale, portando a un incremento delle liste d’attesa a causa della diminuita capacità operativa del sistema sanitario.

Perché le misure passate sulle liste d’attesa non hanno funzionato?

Le misure passate non hanno funzionato perché non hanno affrontato il problema fondamentale: la carenza di personale. Gli incentivi economici e gli straordinari non possono compensare la mancanza di medici e infermieri. Inoltre, le restrizioni alla spesa pubblica e il tetto alle assunzioni hanno impedito un aumento significativo del personale necessario per ridurre le liste d’attesa.

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