Legge 104 per conviventi: e i figli?

Legge 104 per conviventi: e i figli? C’è un vuoto normativo che esclude le coppie di fatto dai benefici. Ad agosto è stata introdotta la possibilità di fruire del congedo straordinario per assistere il partner, ma sono stati esclusi parenti e affini. Il caso dei figli avuti da una precedente relazione.
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04/01/2023

La legge 104 per conviventi è stata modificata ad agosto del 2022: ora le coppie di fatto hanno la possibilità di usufruire del congedo biennale straordinario. (entra nella community di Invalidità e Diritti e scopri le ultime notizie sulla Legge 104. Unisciti al gruppo Telegram, alla chat tematica e a WhatsApp per ricevere tutte le news direttamente sul cellulare. Entra nel gruppo Facebook per parlare con migliaia di persone che hanno i tuoi stessi interessi).

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C’è però un punto della normativa che resta da chiarire o almeno da integrare, riguarda i figli. Si legge infatti nella disposizione che i conviventi di fatto possono utilizzare congedo e permessi solo il proprio partner e non eventuali parenti o affini.

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Il motivo? La convivenza non costituisce rapporto di affinità. E i figli?

Ovvio che possono essere applicate le stesse norme che sussistono per i genitori single (o separati). Ma nella normativa, che è stata adottata dopo i rilievi dell’Unione europea, non se ne parla in modo esplicito.

Nel caso di genitori biologici, una soluzione comunque si trova. La questione limite è un’altra: se nella coppia di fatto uno dei due ha avuto un figlio da una precedente relazione, l’attuale compagno o compagna non ha con il bambino né un rapporto di parentela, né di affinità. Come funziona con la Legge 104?

Su questo argomento puoi anche leggere un post che spiega quali sono le regole, i permessi e i benefici della Legge 104 nel 2023; c’è anche un focus che spiega se per chi fruisce dei permessi 104 spettano i premi risultato; e infine abbiamo verificato come funzionano gli acquisti Legge 104 su Amazon.

Legge 104 per conviventi: differenza con le unioni civili

L’Inps nella circolare numero 36 del 7 marzo 2022 ha comunicato l’allargamento dei permessi legge e del congedo straordinario per assistere una persona con disabilità anche ai parenti dell’altra parte dell’unione civile, proprio come accade per le coppie sposate. Ma questa disposizione non vale per le coppie di fatto (conviventi).

Fino a quella circolare le unioni civili erano nelle stesse condizioni dei conviventi. Ovvero: congedi e permessi potevano essere concessi solo per assistere il partner e non i suoi parenti o affini.

Insomma, si è sanata una discriminazione ma se n’è aperta un’altra.

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Legge 104 per conviventi: la discriminazione

La recente apertura del congedo biennale legge 104 anche alla coppie di fatto ha sanato una palese e inammissibile discriminazione, ma intorno alla convivenza c’è ancora un forte pregiudizio. Soprattutto dal punto di vista giuridico (molto meno su quello sociale).

Basta leggere la nostra Costituzione che ritiene la famiglia come una società naturale fondata sul matrimonio.

Il rapporto di convivenza è stato a lungo considerato in maniera dispregiativa, al punto che veniva definito con l’appellativo di concubinato.

Ma a partire dagli anni ‘90 il numero delle convivenze è cresciuto in modo esponenziale e questo andamento non si è mai fermato.

Legge 104 per conviventi: diritti riconosciuti

La società è dunque cambiata. La legislazione si è in parte adeguata (alle coppie di fatto sono stati riconosciuti diritti prima negati), ma restano dei punti da chiarire e delle discriminazioni da superare.

Eccone alcuni diritti che non sono più negati:

  • il diritto a visitare il partner in carcere;
  • il diritto all’assistenza in caso di malattia o ricovero: questo diritto comprende anche quello di ricevere informazioni personali sulle condizioni di salute del partner ricoverato;
  • il diritto a eleggere il coniuge come legittimo rappresentante con poteri pieni in caso di morte o malattia;
  • il diritto a nominare il convivente come tutore, curatore o amministratore di sostegno;
  • il diritto a ricevere gli alimenti dal proprio partner nel caso in cui non sia in grado di sostenersi, anche in caso di  conclusione della convivenza;
  • il diritto di partecipare alla gestione e agli utili dell’impresa familiare del proprio convivente.

Legge 104 per conviventi: il nodo

Il nodo principale, quello sul quale bisognerebbe intervenire anche per superare l’assunto “che la famiglia naturale è fondata sul matrimonio” (oggi potrebbe essere più semplice dopo le unioni civili) è questo:

  • non viene riconosciuto il rapporto di affinità tra il convivente e i parenti dell’altro partner, perché la convivenza non è un istituto giuridico ma una situazione di fatto tra due persone. Anche se queste due persone hanno scelto di formalizzare il loro legame affettivo stabile di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale.

Legge 104 per conviventi: diritti negati

Ma del resto alle coppie di fatto non sono riconosciuti anche altri diritti:

  • il diritto a ricevere l’assegno di mantenimento successivo alla separazione, che è invece garantito nel matrimonio. I conviventi di fatto hanno diritto a ricevere per legge gli alimenti nel caso in cui si trovassero in condizioni di gravi difficoltà;
  • il diritto a godere dell’eredità del proprio partner in caso di morte. L’unico modo per diventare erede legittimo nel caso delle coppie di fatto è quello di essere inclusi nel testamento. Il partner non potrà ricevere tutta l’eredità: per legge il patrimonio spetta di diritto ai familiari più stretti. Il diritto successorio non è garantito neppure ai conviventi di fatto;
  • una coppia di fatto non può vivere in regime di comunione dei beni, può solo decidere di utilizzare un contratto di vendita o di donazione per trasferire un bene o un diritto al partner;
  • per quanto riguarda, invece, la pensione di reversibilità, non si ha alcun diritto alla sua rivendicazione in caso di morte del convivente;
  • non si può stipulare un fondo patrimoniale, perché è destinato alle sole coppie sposate per la tutela del patrimonio immobiliare. Figli nati dalla loro unione, potrebbero comunque tentare di ovviare alla limitazione esistente con l’istituzione di un trust;
  • non si può continuare a vivere per sempre nell’immobile di proprietà del convivente nel caso in cui dovesse morire:
    • in questo caso specifico si hanno a disposizione non meno di due anni e non più di cinque anni se non ci sono figli, e non meno di tre anni nel caso in cui ci fossero figli minori o con disabilità.
Nell’immagine una famiglia in un parco, cosa prevede la legge 104 per i conviventi

Legge 104 per conviventi: i figli del compagno/a

Per quanto riguarda la Legge 104 e torniamo al dunque, la questione riguarda in particolare i figli della compagna o del compagno, anche nel caso non fossero stati generati da un precedente matrimonio.

Ovvero: non possono essere considerati né parenti e neppure affini, per cui non si ha diritto a nessuna agevolazione prevista dalla Legge 104.

Si tratta di un vuoto normativo che deve essere sanato. Una discriminazione palese e che ora, come detto, non esiste più per le unioni civili.

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