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Legge 104 negata al figlio se i due genitori sono in vita

Legge 104 negata al figlio se i due genitori sono in vita, è accaduto in diversi casi, vediamo come funziona. Se per i permessi Legge 104 è previsto un limite di età per l’altro coniuge (65 anni), per i congedi 104 non è prevista nessuna soglia. E quindi una moglie 90enne può assistere il marito 94enne invalido grave, o meglio: il figlio non ha diritto al periodo di congedo. La cosa paradossale è che il beneficio è stato negato anche se l’anziana moglie era invalida. Vediamo cosa dice la legge e cosa dovrebbe essere cambiato.
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09/01/2023

Legge 104 negata al figlio se i due genitori sono in vita, in pratica: un dipendente non può accudire il padre disabile grave se la madre è ancora in vita. (entra nella community di Invalidità e Diritti e scopri le ultime notizie sulla Legge 104. Unisciti al gruppo Telegram, alla chat tematica e a WhatsApp per ricevere tutte le news direttamente sul cellulare. Entra nel gruppo Facebook per parlare con migliaia di persone che hanno i tuoi stessi interessi).

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Ma è proprio così? La necessità di questo articolo nasce da una serie di casi che sono stati segnalati nella nostra chat Invalidità e Legge 104. Diversi utenti ci hanno descritto casi simili: non hanno avuto la possibilità di usufruire del congedo straordinario per assistere un genitore perché l’altro era ancora in vita. E questo anche se “il genitore in vita” aveva più di 80 anni e in qualche caso era stato anche riconosciuto invalido.

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I due casi hanno destato la nostra attenzione perché la decisione di escludere il figlio o la figlia dalla possibilità di accedere al congedo 104 può essere in contrasto con quanto dispone la legge. Vediamo nel dettaglio.

Su questo argomento puoi leggere un post che spiega cosa fare se si cambia la residenza durante la fruizione del congedo; c’è un approfondimento che spiega come avere il bollo per l’esenzione; e infine un focus che riguarda l’acquisto della prima casa con la Legge 104: quanto si può risparmiare?

Legge 104 negata al figlio: l’ordine di priorità per i permessi

Come sapete per la Legge 104 c’è un ordine di priorità da seguire. Ovvero, ci sono familiari che vengono prima di altri nel diritto a ricevere delle agevolazioni per l’assistenza della persona con disabilità. C’è un ordine decrescente che può essere modificato solo in presenza di determinate condizioni, tra queste ci sono l’età e una invalidità riconosciuta.

Vediamo quest’ordine, che è riferito alla fruizione dei permessi legge 104:

  • i primi a poter usufruire dei permessi sono le persone con disabilità in situazione di gravità (ovviamente se sono dipendenti);
  • tra i familiari i primi dell’elenco sono: il coniuge, la parte dell’unione civile, il convivente di fatto e i genitori biologici o adottivi;
  • seguono i parenti o affini entro il secondo grado della persona disabile in situazione di gravità; facoltà che può essere estesa anche i parenti di terzo grado, laddove i genitori o il coniuge della persona con disabilità abbiano compiuto i 65 anni di età o siano affetti da patologie invalidanti o deceduti o mancanti (quindi assenti fisicamente o giuridicamente).

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Legge 104 negata al figlio: età e invalidità

C’è un passaggio nella normativa che abbiamo riportato nel paragrafo precedente che sembra abbastanza chiaro e non dovrebbe dare adito a equivoci. Quella che riguarda la possibilità di estendere i benefici ai parenti di terzo grado “laddove i genitori o il coniuge della persona con disabilità abbiano compiuto 65 anni o siano affetti da patologie invalidanti”.

Legge 104 negata al figlio: il limite anagrafico

Dunque, se un figlio chiede i permessi legge 104 per assistere suo padre disabile grave, dovrebbe ottenerli anche nel caso sua madre fosse in vita ma ha, è un esempio, 70 anni. Ancora di più se ha 70 anni ed è anche stata riconosciuta invalida.

E del resto questa disposizione ha una logica. Una donna di 70 anni può avere l’energia sufficiente per occuparsi di un marito disabile grave e quindi non autosufficiente? E comunque, perché negarle la possibilità di riposarsi tre giorni al mese e consentire al figlio di occuparsi del padre (non solo per l’assistenza diretta, ma anche quella indiretta: faccende amministrative, sanitarie e così via)?

Per quanto riguarda i permessi, legge alla mano, il figlio della coppia in questione ha diritto ai permessi.

Più delicata la questione dei congedi.

Legge 104 negata al figlio: come funziona per i congedi

Vediamo invece cosa dice la Legge 104 a proposito del congedo biennale retribuito. In questo caso non si fa riferimento a un limite anagrafico (65 anni), ma si tiene conto di una eventuale invalidità dell’altro coniuge.

Vediamo l’ordine di priorità per la concessione del congedo (dal sito INPS):

  • coniuge convivente o la parte dell’unione civile convivente o il convivente di fatto della persona disabile in situazione di gravità;
  • padre o madre, anche adottivi o affidatari, della persona disabile in situazione di gravità in caso di mancanza, decesso o in presenza di patologie invalidanti del coniuge convivente o della parte dell’unione civile convivente o del convivente di fatto;
  • figlio convivente della persona disabile in situazione di gravità, nel caso in cui il coniuge convivente o la parte dell’unione civile convivente o il convivente di fatto ed entrambi i genitori del disabile siano mancanti, deceduti o affetti da patologie invalidanti.

Ci fermiamo qui, perché già è sufficiente.

E dunque: il congedo retribuito può essere concesso al figlio convivente della persona con disabilità qualora “il coniuge convivente o la parte dell’unione civile convivente o il convivente di fatto ed entrambi i genitori del disabile siano mancanti, deceduti o affetti da patologie invalidanti”.

Se dunque la moglie della persona disabile è affetta da patologie invalidanti il figlio convivente ha diritto al congedo biennale retribuito.

Nella foto una donna con la sua caregiver familiare – Il tema è “legge 104 negata al figlio”

Legge 104 negata al figlio: cosa è successo?

Nei casi che ci sono stati segnalati (ovvero: la legge 104 negata al figlio), la possibilità di accedere al congedo è stata rifiutata alla persona che ha presentato la richiesta per accudire il padre 90enne con disabilità grave.

Nella prima vicenda (oggettivamente assurda): perché era ancora in vita la madre 88enne, anche se invalida.

Nella seconda vicenda perché l’altro coniuge non era disabile, anche se aveva più di 85 anni.

Alla luce di quello che dispone la normativa già siamo ai limiti. Ovvero, nel primo caso non c’era alcun motivo per negare il diritto al congedo retribuito. C’è infatti la patologia invalidante dell’altro coniuge.

Nel secondo caso, legge alla mano, si poteva non concedere il diritto al congedo perché l’anziana moglie della persona con disabilità non è stata riconosciuta invalida.

Ma la domanda è inevitabile: la persona con disabilità potrà essere accudita in modo adeguato da una donna che ha più di 85 anni?

Sarebbe opportuno, di fronte a decisioni così abnormi, di presentare un interpello al ministero, per verificare se la cieca applicazione di una normativa non violi quelli che sono i riferimenti base della Legge 104, il diritto della persona con disabilità a una adeguata e costante assistenza.

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