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Lavoro e disabili, come funziona il collocamento all’estero

Vediamo cosa è previsto per le persone con disabilità e lavoro all’estero, ovvero se il riconoscimento dell’invalidità in Italia vale anche per lavorare in un’altra Nazione o se è necessario procedere in altri modi.
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19/02/2023

Come faccio a trovare lavoro fuori dall’Italia se sono disabile? Cosa prevede la legge per le persone con disabilità e lavoro all’estero? (entra nella community di Invalidità e Diritti e scopri le ultime notizie sull’invalidità civile. Unisciti al gruppo Telegram, alla chat tematica e a WhatsApp per ricevere tutte le news direttamente sul cellulare. Entra nel gruppo Facebook per parlare con migliaia di persone che hanno i tuoi stessi interessi).

In Italia, vige il sistema delle quote d’obbligo per le aziende, che devono assumere le persone con disabilità tramite collocamento mirato o chiamata nominativa, se superano un numero di dipendenti stabilito dalla Legge 68/1999.

Qual è la situazione nel resto d’Europa? Una persona riconosciuta disabile in Italia, può lavorare in un altro Stato dell’Unione Europea? Cosa è previsto per persone con disabilità e lavoro all’estero? Ne parliamo in questo approfondimento, traendo spunto per riflettere anche sul sistema delle quote, che potrebbe non rappresentare la soluzione migliore per i lavoratori disabili.

INDICE

Persone con disabilità e lavoro all’estero: l’invalidità riconosciuta in Italia vale anche per lavorare all’estero?

Cerchiamo di capire cosa prevede la legge per le persone con disabilità e lavoro all’estero.

Come abbiamo detto in apertura, in Italia vige un sistema finalizzato al collocamento lavorativo delle persone con disabilità, previsto dalla Legge 68/1999, che impone l’obbligo di assunzione di una certa quota di persone disabili in base al numero dei lavoratori impiegati all’interno di un’azienda.

In alcuni Paesi dell’Unione Europea, come ad esempio in Francia, Spagna e Germania, vige una normativa simile. Accanto alle quote obbligatorie, però, questi Paesi affiancano delle misure di sostegno al cosiddetto “lavoro protetto”.

Si tratta di percorsi facilitati per l’inserimento lavorativo attraverso vari strumenti, che sono differenti da Paese a Paese.

Altri Paesi, invece, non prevedono alcuna quota obbligatoria, ma ci soffermeremo su questo aspetto, perché merita di essere approfondito.

Per quanto riguarda i Paesi in cui il sistema di lavoro protetto è molto simile all’Italia, dobbiamo precisare che questo non vuol dire che puoi utilizzare la tua certificazione di invalidità ottenuta in Italia per lavorare all’estero.

Ogni Paese ha la sua impostazione in merito al collocamento delle persone con disabilità e prevede una diversa documentazione.

Da ciò ne deriva che il certificato di invalidità rilasciato in Italia non ha valore per il collocamento all’estero e che dovrai sottoporti alle procedure di riconoscimento dell’invalidità richieste dal Paese in cui hai intenzione di trasferirti, se vuoi godere dei benefici previsti.

Il sito lavoroepensioni.it ha spiegato come trovare lavoro in tempo di crisicome lavorare in Nuova Zelanda, come trovare lavoro in Austria e come cercare un’occupazione in Spagna.

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Persone con disabilità e lavoro all'estero
Persone con disabilità e lavoro all’estero – L’immagine mostra un insegnante alla lavagna.

Persone con disabilità e lavoro all’estero: per richiedere il riconoscimento dell’invalidità all’estero, devo spostare la residenza?

Partiamo da un presupposto, quando parliamo di persone con disabilità e lavoro all’estero: in Italia, è previsto che anche i cittadini provenienti dagli Stati UE possano iscriversi alle categorie protette e quindi a quelle per il collocamento mirato.

Possono farlo, ma solo se sono in possesso dei requisiti e dei documenti previsti per i cittadini italiani. Oltre ai requisiti e ai documenti, è richiesto il permesso di soggiorno.

Per analogia, riteniamo che sia lo stesso per gli altri Pesi Europei che prevedono un sistema simile. Ovviamente, il permesso di soggiorno deve essere poi trasformato in residenza (la durata del permesso di soggiorno e il suo rinnovo sono diversi in base alla motivazione per cui si richiede: puoi approfondire in questo articolo).

Prima di decidere se trasferirti o meno all’estero, valuta anche la possibilità di non poter più ricevere il trattamento o la prestazione assistenziale che percepisci: ti spieghiamo il perché in questo articolo.

Persone con disabilità e lavoro all’estero. Leggi anche qual è la procedura per collocamento mirato e accertamento della disabilità e come trovare più facilmente lavoro.

Persone con disabilità e lavoro all’estero. Nel video sotto si parla di tutte le agevolazioni lavorative per i lavoratori disabili gravi con la Legge 104/92:

Persone con disabilità e lavoro all’estero: quali sono i Paesi dell’Unione Europea che assumono i disabili senza chiedere la certificazione dell’invalidità?

C’è un aspetto interessante in merito alle persone con disabilità e lavoro all’estero che a nostro parere va approfondito.

Pur rimanendo molto diffuso il sistema delle quote d’obbligo e il lavoro protetto, in Europa, è indubbio che esso abbia finora mostrato molti limiti nel garantire il successo nel collocamento lavorativo dei disabili.

Sul nostro sito abbiamo già parlato del fatto che, per molti disabili iscritti alle categorie protette e inseriti nelle liste di collocamento mirato, il lavoro protetto ha rappresentato più uno svantaggio che un vantaggio.

Inoltre, riceviamo quasi quotidianamente messaggi e segnalazioni, da parte dei nostri utenti, in merito alla difficoltà di trovare lavoro tramite il collocamento mirato e al non rispetto della loro dignità sul posto di lavoro, quasi come se le aziende assumessero solo per un obbligo (questo è, del resto) e non perché credono nel valore aggiunto che una persona con disabilità possa portare in azienda.

Dicevamo che questo sistema è ancora molto diffuso. Tuttavia, proprio per i suoi limiti, molti Paesi lo hanno abbandonato a favore di politiche che mirano a una totale integrazione di TUTTE le persone, incluse quelle con disabilità, non solo nel mondo del lavoro, ma nella società: si chiama “uguaglianza”. È parità di diritti allo stato puro.

Uno di questi Paesi è il Regno Unito dove, dal momento dell’abbandono del sistema delle quote di riserva, si registra uno dei più alti tassi di occupazione dei lavoratori disabili.

La stessa cosa si può dire della Finlandia che, oltre ad avere un’altissima percentuale di lavoratori disabili (non c’è alcun obbligo per le aziende), è anche il Paese con un elevatissimo livello di accessibilità.

Con questi dati alla mano, l’Italia e tutti gli altri Paesi Europei, dovrebbero rivedere il sistema delle quote d’obbligo e prendere esempio dai Paesi in cui la diversità non viene contemplata e i lavoratori disabili vengono assunti con la stessa considerazione di qualsiasi lavoratore.

È ovvio che poi le mansioni assegnate sono in relazione con la disabilità, ma non si riscontra la necessità di essere “protetti”. Non si “obbliga” i datori di lavoro a fare una scelta che, molto spesso, in Italia non farebbero da soli.

Ecco: si dovrebbe lavorare più sulla struttura mentale degli italiani, che sulle regole aziendali. Solo forse così potrebbe davvero cambiare qualcosa anche nel nostro Paese e le persone disabili non sentirebbero il bisogno di cercare un’occupazione all’estero.

Persone con disabilità e lavoro all’estero. Ecco gli articoli preferiti dagli utenti sull’invalidità civile:

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