Lavoratore disabile riassegnato a un altro posto

Lavoratore disabile riassegnato a un altro posto: cosa dice la sentenza della Corte di Giustizia UE? Un datore di lavoro cosa è obbligato a fare? Ne parliamo in questo articolo.

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Lavoratore diventato disabile: la sentenza della Corte di Giustizia UE

Cosa succede quando un lavoratore, a causa dell’aggravarsi delle sue condizioni di salute, viene dichiarato inidoneo alle mansioni per le quali era stato assunto? Va licenziato o destinato ad altre attività?

A rispondere alle domande appena formulate ci viene incontro la sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, del 10 febbraio 2022, che spiega che, un lavoratore inidoneo alle mansioni alle quali era stato adibito, ha diritto a essere destinato ad altre attività, per le quali dispone delle competenze richiesta, a patto che il trasferimento non imponga al datore di lavoro un onere sproporzionato.

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Lavoratore disabile riassegnato a un altro posto: cosa sapere?

Dunque il lavoratore disabile riassegnato a un altro posto è un obbligo per il datore di lavoro, se sussistono le condizioni economiche per poterlo soddisfare.

Nella causa esaminata dalla Corte di Giustizia UE, la società Alfa, datore di lavoro esclusivo del personale delle Ferrovie belghe, nel novembre 2016 aveva assunto, con contratto da tirocinante, un manutentore specializzato delle linee ferroviarie, a cui, nel dicembre 2017, veniva diagnosticata una patologia cardiaca, che richiedeva l’impianto di un pacemaker.

L’apparecchio, però, è particolarmente sensibile ai campi elettromagnetici emessi dalle linee ferroviarie, da qui il riconoscimento dell’inidoneità del lavoratore a svolgere quella determinata mansione, formulata del centro regionale per la medicina dell’amministrazione belga.

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Il lavoratore fu riassegnato a un posto di magazziniere presso la stessa impresa, salvo poi essere licenziato il 30 settembre del 2018, con il divieto di assunzione nel grado in cui era stato assunto.

Infatti, secondo lo statuto e il regolamento per il personale delle Ferrovie belghe, contrariamente ai dipendenti, i tirocinanti riconosciuti disabili non beneficiano di una riassegnazione all’interno dell’impresa.

Cosa ha deciso la Corte di Giustizia UE?

La Corte di Giustizia UE, nella sua sentenza, considera un tirocinante allo stesso modo di un lavoratore dipendente. Dunque, a causa della disabilità insorta, questi deve essere destinato a un altro posto per il quale dispone delle competenze, delle capacità e delle disponibilità richieste, a meno che, tale misura non imponga al datore di lavoro un onere sproporzionato.

La Corte ricorda quanto descritto dalla direttiva 2000/78, che si propone di fissare un quadro generale per garantire a ogni individuo la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro e che devono essere previste “soluzioni ragionevoli”, come l’assegnazione ad altra mansione.

Il datore di lavoro è tenuto ad adottare misure appropriate, in funzione delle esigenze delle situazioni concrete, per consentire ai disabili di accedere ad un lavoro, di svolgerlo o di avere una promozione.

Per determinare se le misure in questione diano luogo a oneri sproporzionati, è necessario tener conto dei costi finanziari che esse comportano, delle dimensioni e delle risorse finanziarie dell’organizzazione o della possibilità di ottenere fondi pubblici o altre sovvenzioni.

Lavoratore con disabilità: il licenziamento è sempre illegittimo?

La legge tutela i diritti dei lavoratori disabili, ma ci sono situazioni specifiche in cui il licenziamento può essere considerato legittimo.

I datori di lavoro non possono licenziare un dipendente solo perché diventa disabile e sono obbligati a individuare soluzioni per adattare le mansioni alle capacità del lavoratore disabile.

In due casi, però, il lavoratore disabile può essere licenziato, per:

  • incapacità di svolgere le mansioni assegnate (se un lavoratore diventa incapace di svolgere le proprie mansioni, anche dopo eventuali adeguamenti, il licenziamento può essere considerato).
  • in seguito alla valutazione di una commissione medica (una commissione medica deve accertare che il lavoratore non ha più la capacità lavorativa).
Lavoratore disabile riassegnato a un altro posto
Lavoratore disabile riassegnato a un altro posto: in foto quattro mani circondano il simbolo della disabilità.

Faq sull’inidoneità alle mansioni

Quando può avvenire un licenziamento per inidoneità nelle categorie protette?

Un lavoratore appartenente alle categorie protette può incontrare un peggioramento della salute che lo rende inadatto alla sua mansione. In questi casi, il datore di lavoro ha la possibilità di sospenderlo dal suo lavoro senza diritto alla retribuzione. Il licenziamento si verifica quando, anche dopo l’adattamento a nuove funzioni, si conferma l’impossibilità definitiva di reinserimento del lavoratore in azienda.

In che modo un licenziamento per inidoneità può essere considerato illegittimo?

Un licenziamento per inidoneità è considerato illegittimo se viene effettuato senza la valutazione di una commissione medica competente, formata da un medico dell’INPS e situata presso l’Asl locale. È illegittimo anche se avviene dopo una visita di idoneità condotta da un solo medico.

Chi decide l’idoneità al lavoro di un disabile?

Chi decide l’idoneità al lavoro di un disabile è un medico competente (medico del lavoro), su richiesta del disabile stesso (D.Lgs n 81/2008), oppure la Commissione medica dell’Asl (art. 5, Legge n. 300/1970), su richiesta del datore di lavoro.

Quali sono i gradi di inidoneità alle mansioni previsti dalla legge?

Al termine della visita medica, esprimerà un giudizio relativo alla mansione specifica che potrà essere:

  • di idoneità;
  • di idoneità parziale, temporanea o permanente, con prescrizioni o limitazioni;
  • di inidoneità temporanea (con precisazione dei limiti temporali di validità);
  • di inidoneità permanente.

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