Anche questo Febbraio sono fioccate foto di piedini e piedoni con calzini spaiati. - Scopri le nostre guide complete su invalidità, Legge 104 e pensione anticipata. Entra nei nostri gruppi WhatsApp e Telegram.
“È per celebrare la diversità” si ripete ogni volta. “Serve a ricordarci che nessuno è perfetto e deve essere incluso” viene aggiunto.
Perché “diverso è bello”. Perché dobbiamo esserne orgogliosi, con quella punta di eroificazione che piace tanto al pietismo. E allora via con l’ennesima “Giornata” con la G maiuscola che ci rende persone più buone e sensibili, e chi se ne importa se tutto il resto dell’anno non parliamo abbastanza di parità, lavorando con l’unico fine di non rendere più necessarie delle “Giornate dedicate” (da combattere, non da celebrare).
Già, la parità, quella cosa che anziché invitare ad “accettarci come siamo” (già il termine «accettazione» presuppone qualcosa di negativo o mancante) dovrebbe portarci a non evidenziare dei calzini diversi, enfatizzandoli, bensì a spostare lo sguardo altrove, meglio ancora se verso i giusti lavaggi, gli adeguati ammorbidenti, i migliori acchiappa-colori per garantire a ciascuna e ciascuno di essere liberi e autentici. Non diversi, ma “così come si è”. Pure appaiati, ché tanto spaiati lo è chiunque prima o poi, almeno una volta nella vita, anche se c’è chi ancora non se n’è reso conto e continua a dividere in un noi/voi (davvero inclusivo…).
Ecco cosa occorrono: garanzie anziché parole; strumenti pratici anziché like sui social; servizi e supporto anziché protagonismo virale. Anche perché poi ci sarà chi, magari una bambina o un bambino, i calzini spaiati il primo Venerdì di Febbraio non li avrà indossati, forse per non conoscenza “della tradizione”, o per dimenticanza, o perfino perché, come per alcune persone neurodivergenti, non sopporta le asimmetrie (e questa diversità non la vogliamo rispettare?), e allora il suo essere fuori dagli schemi di chi si è allineato alla “Giornata” in questione sembrerà quasi un difetto. Perché sarà l’unica persona diversa in mezzo a tante tutte uguali con i calzini disabbinati.
Eccola qui l’ipocrisia: pretendere di celebrare la diversità finendo con il confinarla in un recinto, ghettizzandola ulteriormente. Nel frattempo i Caregiver si vedono togliere risorse, l’88% delle famiglie con una disabilità al suo interno fatica ad arrivare a fine mese, quasi una persona su tre non ha avuto soldi per le spese mediche nel 2023, i fondi per la Vita Indipendente non sono ancora abbastanza, il Dopo di Noi continua ad essere un miraggio, mentre la buona scuola resta a macchia di leopardo, così come il lavoro per le categorie protette o lo smartworking, così come tanto altro di “mai abbastanza”.
Andateglielo a dire, a tutte e tutti loro, che devono ancora aspettare il giorno in cui saremo una società che accoglie davvero. Andateglielo a dire, con i calzini spaiati o meno, tanto alla fine non fa differenza.
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