Invalido al 100%: quando può andare in pensione

Quando può andare in pensione una persona invalida al 100%? Vediamo insieme tutte le possibilità previste dal nostro ordinamento.
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13/10/2023

Quando può andare in pensione una persona invalida al 100%: scopriamolo in questo approfondimento (scopri le ultime notizie su Invalidità e Legge 104, categorie protette, diritto del lavoro, sussidi, offerte di lavoro e concorsi attivi. Leggile gratis su WhatsApp, Telegram e Facebook).

Quando può andare in pensione una persona invalida al 100%?

Iniziamo col dire che una persona invalida al 100% ha sicuramente diritto ad anticipare la pensione.

Le varie misure previdenziali attualmente in vigore consentono l’uscita anticipata già con una percentuale di riduzione della capacità lavorativa pari o superiore al 74%, di conseguenza chi è stato riconosciuto invalido totale avrà sicuramente diritto all’agevolazione.

Ma quando può andare in pensione una persona invalida al 100%? Il nostro ordinamento prevede diverse possibilità di uscita:

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  • l’Ape Sociale;
  • Quota 41 per lavoratori precoci;
  • Opzione Donna;
  • la pensione di vecchiaia anticipata per invalidi;
  • la pensione di inabilità lavorativa.

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In pensione con l’Ape Sociale: quando è possibile?

L’Ape Sociale è l’anticipo pensionistico che accompagna il lavoratore o la lavoratrice fino all’età pensionabile, a partire dal compimento dei 63 anni di età.

La misura è accessibile solo ad alcune categorie, quali i disoccupati, i caregiver che da almeno 6 mesi assistono il coniuge o un familiare con disabilità grave, i lavoratori impiegati in mansioni gravose e, appunto, alle persone con una riduzione della capacità lavorativa pari o superiore al 74%.

L’accesso all’Ape Sociale per gli invalidi al 100% scatta al compimento del 63° anno di età, con un’anzianità contributiva pari o superiore a 30 anni.

L’Ape Sociale prevede l’erogazione di un assegno mensile dell’importo della pensione maturata al momento della presentazione della domanda, comunque non superiore a 1.500 euro lordi al mese, per 12 mensilità (non sono previste tredicesima e quattordicesima).

In pensione con Quota 41 precoci: quando è possibile?

Chi volesse anticipare ulteriormente l’uscita dal mondo del lavoro, perché in possesso di almeno 41 anni di contributi, di cui uno versato prima di compiere 19 anni, a prescindere dall’età anagrafica può puntare su Quota 41 per lavoratori precoci.

In questo caso l’accesso alla pensione potrebbe essere possibile anche prima del 60° anno di età.

Tra i potenziali beneficiari della prestazione, oltre ai caregiver, ai lavoratori impiegati in mansioni gravose o usuranti, figurano pure gli invalidi civili con una percentuale di riduzione della capacità lavorativa pari o superiore al 74%.

Chi accede a Quota 41 precoci non potrà continuare o riprendere a lavorare almeno fino alla maturazione dei requisiti contributivi per la pensione anticipata ordinaria o al compimento dell’età pensionabile.

In pensione con Opzione Donna: quando è possibile?

Per le sole donne lavoratrici è in vigore Opzione Donna, che dal 1° gennaio 2023 è accessibile soltanto a determinate categorie tutelate dallo Stato: le licenziate o le dipendenti di aziende in crisi economica, le caregiver che da almeno 6 mesi assistono coniuge o familiare con disabilità grave e le invalidi civili, anche in questo caso, con una percentuale di riduzione della capacità lavorativa pari o superiore al 74%.

L’accesso a Opzione Donna scatta al compimento dei 60 anni di età, con un’anzianità contributiva minima di 35 anni. Ma le donne invalide totali che hanno avuto figli possono anticipare l’uscita di un anno (con un figlio avuto) o di due anni (con due o più figli avuti).

Ricordiamo che l’assegno pensionistico spetta dopo una finestra mobile di 12 mesi (per le dipendenti) o di 18 mesi (per le autonome) e che l’importo viene calcolato interamente col sistema contributivo, anche per gli anni di contributi versati prima del 1996.

In pensione con la vecchiaia anticipata per invalidi: quando è possibile?

Un’altra possibilità per andare in pensione in anticipo, per gli invalidi al 100% è la pensione di vecchiaia anticipata per invalidi.

Diversamente dalle altre prestazioni sopra elencate, la percentuale minima di invalidità riconosciuta per accedere alla pensione è dell’80%.

Inoltre, la prestazione è accessibile soltanto ai dipendenti e alle dipendenti del settore privato (sono esclusi dipendenti pubblici e lavoratori autonomi), che hanno compiuto 55 anni (donne) o 60 anni (uomini), con 20 anni di contributi maturati dal momento in cui è sopraggiunta l’invalidità.

La decorrenza della pensione scatta dopo 12 mesi (quindi a 56 anni per le donne e a 61 anni per gli uomini). Per i lavoratori e le lavoratrici non vedenti, il diritto matura in anticipo: a 51 anni per le donne e a 56 anni per gli uomini.

Pensione di inabilità lavorativa: quando è possibile?

La pensione di inabilità lavorativa spetta gli inabili al lavoro (0% di capacità lavorativa residua).

Il diritto scatta con un’anzianità contributiva minima di 5 anni, di cui 3 anni versati nel quinquennio precedente alla domanda di pensione. Chi percepisce la pensione di inabilità non può assolutamente svolgere attività lavorative, neppure occasionali. Inoltre è richiesta la cancellazione da elenchi o albi professionali.

Chi possiede un’inabilità a proficuo lavoro può ottenere, invece, la pensione d’inabilità se dipendente pubblico e con un’anzianità contributiva di almeno 15 anni.

Per la pensione di inabilità alle mansioni occorrono 20 anni di servizio, a seconda dell’ente da cui il lavoratore dipende. La pensione non può essere riconosciuta se è possibile adibire il lavoratore a mansioni equivalenti.

Quando può andare in pensione una persona invalida al 100%
Quando può andare in pensione una persona invalida al 100%: in foto la mano di un uomo in carrozzina.

Faq sulla pensione per invalidi

Posso accedere alla pensione anticipata se percepisco l’Assegno ordinario di invalidità?

Purtroppo, chi percepisce l’Assegno ordinario di invalidità non può accedere alla pensione anticipata. Questa possibilità è accessibile solo se non si rinnova l’Assegno ordinario di invalidità alla scadenza dei 3 anni. In caso contrario, è preclusa la possibilità di andare in pensione prima dei 67 anni.

Qual era la vecchia versione di Opzione donna?

La vecchia versione permetteva alle lavoratrici di andare in pensione a 58 anni (se dipendenti) o a 59 (se autonome), con 35 anni di versamenti INPS e l’importo calcolato interamente con il sistema contributivo.

Cosa prevede l’Ape Sociale estesa?

L’Ape Sociale estesa è un’anticipazione pensionistica che potrebbe permettere a determinate categorie di lavoratori di andare in pensione in anticipo rispetto all’età stabilita dalla legge. La sua possibile estensione è uno dei temi principali in discussione nel dibattito sulla riforma pensionistica.

Come funzionerebbe l’”Ape donna”?

L’Ape Donna può essere considerata una versione estesa dell’Ape sociale, ma specificatamente rivolta alle donne. Se introdotta con regole simili all’Ape sociale, consentirebbe un prepensionamento a 63 anni. Le donne, però, potrebbero beneficiare di un’età di uscita ridotta a 60 anni. Chi sceglie questa opzione riceverebbe un assegno fisso per 12 mensilità, fino a un massimo di 1.500 euro non rivalutabili, prima di percepire la pensione vera e propria.

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