Invalidità con l’ernia del disco

Vediamo in questo articolo se chi soffre di ernia del disco può avere diritto al riconoscimento dell’invalidità civile e con quale percentuale. Cosa dispongono le linee guida dell’INPS.

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Cos’è l’invalidità civile?

L’Invalidità civile è una riduzione permanente della capacità lavorativa per ragioni di salute. La definizione nasce dalla legge 118/1971: per gli adulti conta quanto la malattia limita il lavoro “generico”; per i minori e gli over 67 si guarda alle difficoltà persistenti nello svolgere i compiti dell’età. 

Sulle basi di questa legge, due prestazioni economiche sono le più note: l’assegno mensile (quando la riduzione è almeno il 74%) e la pensione di inabilità (quando la riduzione è 100%). 

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Le percentuali non le decide a sentimento la commissione: si applica la tabella ministeriale allegata al D.M. 5 febbraio 1992, che vincola giurisdizione e valutazioni medico-legali. 

Un tassello recente, utile a orientarsi: la riforma della disabilità (delega 227/2021 attuata con d.lgs. 62/2024) introduce la valutazione di base e il progetto di vita, senza però riscrivere l’invalidità civile o le sue percentuali; per ora le tabelle del 1992 restano lo standard. 

Nel 2025 è stato anche varato il D.M. Salute 10 aprile 2025 n. 94, che sperimenta criteri per alcune condizioni (autismo, diabete tipo 2, sclerosi multipla) nell’ambito della nuova valutazione di base. 

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Sono novità organizzative importanti, ma non cambiano il modo in cui si calcola la percentuale di invalidità civile.

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Cos’è l’ernia del disco?

L’ernia del disco è la fuoriuscita, parziale o completa, del materiale gelatinoso (nucleo polposo) attraverso l’anello fibroso del disco intervertebrale. 

Quando il frammento discale comprime una radice nervosa compaiono radicolopatia e dolore irradiato (la classica sciatica o cruralgia), con possibili deficit di forza, formicolii e riflessi ridotti; il quadro varia molto dalla semplice protrusione fino all’ernia espulsa.

Nella maggior parte dei casi si gestisce con terapie conservative; in una quota minore serve la chirurgia, specie se ci sono deficit neurologici ingravescenti o sindromi compressive importanti.

Invalidità con l’ernia del disco?

Qui sta il punto: nelle tabelle del D.M. 5/2/1992 non esiste una voce “ernia del disco”. La norma però prevede espressamente che, quando una condizione non è tabellata, la commissione debba valutarla per analogia rispetto alle voci più vicine e, soprattutto, misurare il danno funzionale: quanto limita movimento, resistenza, postura, e quali esiti neurologici produce. In pratica l’ernia si traduce in invalidità non perché “si chiama ernia”, ma per le sue conseguenze documentate. 

Quali sono allora i riferimenti? Per il rachide la tabella ministeriale offre voci “affini” cui rapportarsi: ad esempio l’anchilosi del rachide lombare è collocata nella fascia 31–40% (cod. 7010), la cifosi dorsale con anchilosi 21–30% (7009), la spondilolistesi fino a 12% (7008), la spondilolisi fino a 7%

Se l’ernia e/o i suoi esiti (anche chirurgici) comportano rigidità, limitazioni marcate o deficit neurologici permanenti, la valutazione può avvicinarsi a quelle fasce; se invece i sintomi sono intermittenti e senza deficit obiettivi, la percentuale scende. 

È un giudizio caso per caso, fondato su visita, RM e test neurologici. Le Linee guida INPS confermano l’approccio funzionale e l’uso di criteri analogici in assenza di voce specifica.

Due ricadute pratiche. Primo: il dolore da solo raramente porta a percentuali elevate; pesano di più deficit di forza, parestesie persistenti, limitazioni del range e complicanze (stenosi serrata, esiti cicatriziali, recidive). 

Secondo: quando gli esiti sono gravi e stabili — per esempio paraparesi post-ernia — le percentuali possono arrivare fino al 100% con possibile indennità di accompagnamento se c’è non autosufficienza. 

Per accedere alle provvidenze economiche, contano anche le soglie. L’assegno mensile richiede almeno il 74% (soglia elevata dal d.lgs. 509/1988) e, dopo la riforma del 2021, è compatibile con un’attività lavorativa solo se il reddito resta sotto il limite di legge. La pensione di inabilità spetta al 100%. Sia l’assegno mensile sia la pensione base sono pari a 336 euro per 13 mensilità, con limiti di reddito diversi; gli eventuali aumenti (il c.d. “incremento al milione”) seguono i criteri fissati dalla Corte costituzionale n. 152/2020.

E quindi, con l’ernia del disco l’invalidità non è automatica e non ha una percentuale fissa. Si valuta la funzione residua e l’eventuale danno neurologico, usando per analogia le voci del rachide nel D.M. 1992; i casi lievi restano su valori bassi, quelli complicati possono attestarsi su fasce medio-alte, fino al 100% quando la malattia lascia esiti severi

È la logica della normativa vigente — tabella ministeriale, giurisprudenza che ne afferma la vincolatività, riforma della disabilità che innova gli iter senza toccare le percentuali — a garantire uniformità e trasparenza nella valutazione. 

invalidità con l’ernia del disco
Nell’immagine una donna di 45 anni anni viene visitata dal medico per un’ernia del disco.

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