Inabilità assoluta al proficuo lavoro: cosa devi sapere

Inabilità assoluta al proficuo lavoro: cos'è e a chi spetta? Ecco requisiti e procedura per ottenerla, quando spetta il cumulo dei contributi e le altre misure previdenziali anticipate per invalidità ai dipendenti pubblici.
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10/06/2024

In questo approfondimento vi parleremo di inabilità assoluta al proficuo lavoro: cos’è e a chi spetta? (scopri le ultime notizie su Invalidità e Legge 104, categorie protette, diritto del lavoro, sussidi, offerte di lavoro e concorsi attivi. Leggile gratis su WhatsApp, Telegram e Facebook).

Inabilità assoluta al proficuo lavoro: cos’è e a chi spetta?

L’inabilità assoluta e permanente al proficuo lavoro è uno dei tre trattamenti di inabilità per dipendenti pubblici.

La prestazione spetta soltanto se l’invalidità interviene durante lo svolgimento di un’attività lavorativa; non se ne ha diritto se interviene dopo la cessazione del rapporto di lavoro.

Per ottenere l’inabilità al proficuo lavoro è necessario rispettare tre requisiti:

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Inabilità assoluta al proficuo lavoro: quale procedura?

La visita medica per l’accertamento dell’inabilità assoluta e permanente al proficuo lavoro può essere richiesta dal dipendente oppure dall’ente datore di lavoro.

Ottenuto il verbale sanitario, in seguito alla visita medica eseguita dalla commissione medica dell’Asl, ai sensi dell’articolo 13 della legge 274 del 1991, l’ente datore di lavoro dispensa il lavoratore inabile dal servizio.

A questo punto, il dipendente dovrà presentare domanda di pensione per inabilità all’INPS e al datore di lavoro.

Inabilità assoluta al proficuo lavoro: importo e decorrenza

L’importo della pensione si calcola sulla base degli anni di servizio posseduti al momento della cessazione del rapporto di lavoro e decorre dal giorno successivo alla dispensa dal servizio.

La pensione di inabilità è compatibile con lo svolgimento di un’attività lavorativa.

Inabilità assoluta al proficuo lavoro: quando spetta il diritto al cumulo?

L’INPS riconosce il diritto al cumulo dei periodi assicurativi ai dipendenti pubblici, anche nel caso in cui l’evento invalidante non ha determinato l’inabilità totale al lavoro.

A loro spetta, cioè, la liquidazione anche delle quote di pensione maturate in altre gestioni previdenziali di natura obbligatoria.

Vale anche nell’ipotesi di inabilità assoluta e permanente a qualsiasi proficuo lavoro: il dipendente pubblico dispensato dal servizio, dal 1° gennaio 2013 ha diritto a riscuotere anche la quota di pensione maturata nelle altre gestioni previdenziali di natura obbligatoria, presso cui abbia contribuito durante la carriera professionale.

Ciò significa che il dipendente accrescerà la misura del suo assegno previdenziale.

Il diritto al cumulo spetta qualora il lavoratore:

  • abbia raggiunto un’anzianità contributiva effettiva di 15 anni (12 anni per i militari) nella gestione ex-INPDAP, in cui risulta iscritto al momento dell’evento invalidante;
  • abbia ottenuto il riconoscimento medico legale da cui risulta che non sia più idoneo a svolgere in via permanente attività lavorativa (giudizio sanitario di inidoneità).

Ricordiamo che, il diritto al cumulo non sussiste nel caso di erogazione della pensione privilegiata.

Inabilità per dipendenti pubblici: le altre due misure

Come specificato in apertura di articolo, oltre all’inabilità assoluta e permanente al proficuo lavoro, lo Stato mette a disposizione dei dipendenti pubblici con invalidità altre due soluzioni previdenziali anticipate.

Inabilità alla mansione: cos’è e quando spetta?

La prima è l’inabilità alla mansione, un’inabilità specifica connessa al tipo di attività svolta (articoli 71 e 129 del DPR numero 3 del 1957).

L’inabilità alla mansione scatta nel momento in cui il dipendente perde uno dei requisiti fisici o psichici essenziali per lo svolgimento della sua attività lavorativa.

L’infermità dà diritto al trattamento di pensione, ma soltanto se il lavoratore non può essere adibito a mansioni equivalenti.

Inabilità assoluta e permanente a qualsiasi attività lavorativa: cos’è e quando spetta?

L’altra possibilità è l’inabilità assoluta e permanente a qualsiasi attività lavorativa.

Dal 1° gennaio 1996, l’articolo 2, comma 12, della legge numero 335 del 1995, ha esteso il diritto alla pensione di inabilità anche per i lavoratori dipendenti del pubblico impiego.

L’inabilità deve essere tale da determinare l’impossibilità a svolgere qualsiasi attività lavorativa, in modo assoluto e permanente.

Per ottenere la prestazione è necessario aver maturato almeno 5 anni di contributi, di cui almeno 3 anni nel quinquennio precedente la decorrenza della prestazione pensionistica.

Inabilità assoluta al proficuo lavoro
Inabilità assoluta al proficuo lavoro: in foto un uomo con una protesi alla gamba mentre solleva delle pedane.

Faq su dipendenti pubblici e invalidità

Con la pensione di inabilità lavorativa è possibile continuare a lavorare?

No, la prestazione è incompatibile con lo svolgimento di qualsiasi lavoro dipendente o autonomo, sia esso in Italia o all’estero.

Come presentare domanda per l’inabilità assoluta e permanente a qualsiasi attività lavorativa?

Per ottenere la prestazione è necessario che l’interessato presenti domanda, allegando il certificato medico che attesti lo stato di inabilità assoluta e permanente a svolgere qualsiasi attività lavorativa. La domanda va presentata all’ente presso il quale il lavoratore presta o ha prestato servizio.

Una volta ricevuta la domanda, l’ente disporrà l’accertamento sanitario (nei casi di particolare gravità delle condizioni di salute dell’interessato può essere disposta la visita domiciliare.

Come richiedere l’assegno ordinario di invalidità

Per ricevere l’assegno ordinario invalidità è necessario presentare un’apposita domanda online, attraverso la piattaforma ufficiale dell’INPS.

Per formalizzare la richiesta di incentivo è necessario accedere al servizio digitale dedicato all’AOI attraverso una delle identità digitali riconosciute dalla Pubblica Amministrazione tra:

  • Sistema pubblico di identità digitaleSpid;
  • Carta di identità elettronicaCie;
  • Carta nazionale dei serviziCns.

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