Vediamo in questo articolo se il riscatto della laurea è utile per Opzione donna, se cioè può aiutare a raggiungere il requisito minimo contributivoe accedere alla prestazione previdenziale destinata a lavoratrici che rientrano in determinate categorie. - Scopri le nostre guide complete su invalidità, Legge 104 e pensione anticipata. Entra nei nostri gruppi WhatsApp e Telegram.

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Indice
Cos’è Opzione donna?
Opzione donna è un canale di pensione anticipata riservato alle lavoratrici che, a fronte del ricalcolo interamente contributivo dell’assegno, possono uscire prima dal lavoro.
La base giuridica è l’art. 16 del DL 4/2019, convertito nella legge 26/2019, più volte rifinito dalle leggi di Bilancio. La misura è stata confermata anche per il 2025: il Ministero dell’Economia e la Gazzetta Ufficiale attestano che la legge 30 dicembre 2024, n. 207 proroga i canali di flessibilità, tra cui Opzione donna.
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In concreto l’uscita scatta dopo una finestra: 12 mesi per chi è nel Fondo lavoratori dipendenti e 18 per le gestioni autonome; per scuola e AFAM la decorrenza è fissata all’inizio dell’anno scolastico/accademico. Tutto resta calcolato con il sistema contributivo.
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Quali sono i requisiti e come fare domanda?
Per il ciclo in vigore nel 2025, hanno titolo le lavoratrici che entro il 31 dicembre 2024 hanno maturato almeno 35 anni di contributi e 61 anni di età.
L’età si riduce di un anno per figlio fino a un massimo di due; la riduzione massima di due anni vale anche, a prescindere dai figli, per le dipendenti o licenziate da imprese in crisi con tavolo di confronto attivo. Oltre ai requisiti anagrafici e contributivi, bisogna rientrare in una delle condizioni soggettive previste: caregiver ai sensi della legge 104/1992, invalidità civile almeno al 74%, oppure dipendente/licenziata nell’ambito di crisi aziendale.
I requisiti maturati con le “finestre” precedenti restano cristallizzati: chi aveva già perfezionato Opzione donna in anni passati può esercitarla anche dopo.
La domanda si presenta online sul portale INPS, anche tramite patronato.
Il riscatto della laurea è utile per Opzione donna?
Di solito sì, e per un motivo molto semplice: Opzione donna chiede 35 anni di anzianità contributiva entro la data fissata dalla legge. Gli anni coperti con il riscatto della laurea sono contributi veri e propri e, una volta accreditati, valgono sia per il diritto sia per la misura della pensione nella gestione interessata.
Se quindi mancano uno o più anni per arrivare ai 35, il riscatto può essere lo strumento che consente di raggiungere prima la soglia e, di conseguenza, di anticipare l’uscita con Opzione donna.
C’è anche un chiarimento importante per i casi, molto discussi, di riscatto “agevolato” di periodi ante 1996 dopo l’opzione al sistema contributivo: per evitare che quell’opzione, fatta solo per pagare un onere più basso, precludesse l’accesso a Opzione donna, l’INPS è intervenuto estendendo l’eccezione.
In pratica, se alla data della domanda di riscatto erano già perfezionati (contando anche la contribuzione da riscattare) i requisiti anagrafico e contributivo vigenti al 31 dicembre 2021, e se opzione contributiva e domanda di riscatto erano state presentate entro il 20 dicembre 2021, l’accesso a Opzione donna non è precluso anche se la domanda di pensione arriva dopo.
L’INPS ha ordinato il riesame delle pratiche respinte in casi del genere. È un passaggio tecnico, ma tutela chi ha agito in buona fede negli anni di transizione normativa.
Conviene sempre? Dipende da quanto ti manca ai 35 anni, dal costo e da come incide sul futuro assegno.
Ricorda che Opzione donna calcola in ogni caso la pensione con metodo contributivo: il riscatto non “peggiora” il metodo di calcolo, che è già contributivo per definizione, ma aggiunge montante e – soprattutto – anzianità utile per l’accesso.
Se l’obiettivo è solo fare numero per arrivare alla soglia, il riscatto agevolato è spesso la via più lineare perché l’onere è fisso e determinato sul minimale IVS dell’anno della domanda (nel 2025: 18.555 euro, con aliquota 33%, quindi 6.123,15 euro per ogni anno riscattato). In alternativa, il riscatto ordinario segue la retribuzione e può costare di più, ma genera un montante maggiore. In entrambi i casi gli oneri sono deducibili fiscalmente. Qui la valutazione è aritmetica: se grazie al riscatto entri in Opzione donna mesi o anni prima, l’anticipo dell’assegno può compensare (o superare) la spesa.
Un’ultima avvertenza, utile per non confondere i piani. La Corte costituzionale ha escluso che si possano “neutralizzare” ex post gli anni riscattati per cambiare il sistema di calcolo della pensione quando questo risulta, a consuntivo, meno conveniente: è il senso della sentenza n. 112/2024, che tutela la certezza del diritto nelle scelte contributive. In altre parole, il riscatto è uno strumento da usare consapevolmente: per Opzione donna serve a raggiungere il requisito e può migliorare la misura nel contributivo, ma non è un pulsante che consente, dopo, di cambiare il metodo di computo.

