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Licenziamento per superamento del comporto: servono i motivi

La Cassazione chiarisce che per la validità del licenziamento per superamento del comporto servono i motivi. Ecco tutti i dettagli.
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02/04/2024

Parliamo di licenziamento per superamento del comporto (scopri le ultime notizie su Invalidità e Legge 104categorie protettediritto del lavorosussidiofferte di lavoro e concorsi attivi. Leggile gratis su WhatsAppTelegram e Facebook).

Licenziamento per superamento del comporto: servono i motivi

Il periodo di comporto rappresenta il massimo lasso di tempo durante il quale un lavoratore non è in servizio a causa di malattia o infortunio, e durante il quale il datore di lavoro non può procedere al licenziamento.

Una volta scaduto questo periodo, il datore di lavoro ha il diritto di porre fine al contratto di lavoro. Questa disposizione è stabilita nell’articolo 2110 del codice civile.

La Legge numero 604 del 1966, modificata dalla Legge numero 108 del 1990, sancisce che il licenziamento per superamento del comporto deve essere dettagliatamente motivato.

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La Corte di Cassazione, con la sentenza numero 8628 del 2022, ha chiarito che il datore di lavoro non è tenuto a specificare i singoli giorni di assenza, purché fornisca indicazioni più ampie, ma sufficienti, riguardo al periodo di malattia continuativo, dove i giorni di assenza sono facilmente calcolabili anche dal dipendente.

Nel caso di assenze multiple e frammentate, è invece necessario fornire una specifica indicazione delle assenze, in modo che il dipendente possa difendersi adeguatamente.

Inoltre, con la sentenza numero 21042 del 2018, la Corte ha precisato che, sebbene il datore di lavoro non sia tenuto a specificare i singoli giorni di assenza, la motivazione deve comunque evidenziare il superamento del periodo di comporto in relazione alla disciplina contrattuale applicabile, includendo il numero totale di assenze verificatesi in un periodo specifico.

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Decisioni della Corte di Cassazione sul licenziamento per superamento del comporto

La Corte di Cassazione ha esaminato un caso in cui due lavoratori sono stati licenziati, uno per motivi disciplinari e l’altro per superamento del periodo di comporto.

Entrambi i licenziamenti sono stati successivamente annullati a causa di irregolarità procedurali.

Per quanto riguarda il licenziamento per superamento del periodo di comporto, la Corte ha rilevato che le motivazioni fornite erano generiche e indeterminate, e che non sono state specificate le giornate di assenza del lavoratore, nonostante la sua richiesta.

La Corte di Cassazione ha confermato la decisione della Corte d’Appello, ribadendo che la violazione della procedura disciplinare determina la nullità del licenziamento.

Superato il comporto c’è la Naspi? Verifichiamo se il lavoratore che ha superato il limite massimo dei giorni di malattia ed è stato licenziato ha il diritto a ricevere l’indennità di disoccupazione.

Licenziamento per superamento del comporto
Licenziamento per superamento del comporto. Nella foto: un lavoratore dipendente licenziato.

Il principio stabilito dalla Cassazione riguardo al licenziamento per superamento del periodo di comporto

La Corte ha stabilito che se l’atto di licenziamento non specifica le assenze che hanno portato al superamento del periodo di comporto, il lavoratore ha il diritto di richiedere tali dettagli al datore di lavoro e, in caso di mancata risposta, il licenziamento è considerato illegittimo.

Le decisioni della Corte di Cassazione sottolineano l’importanza di seguire correttamente le procedure e di fornire motivazioni dettagliate e specifiche in caso di licenziamento, sia disciplinare sia per superamento del periodo di comporto.

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Immutabilità delle ragioni comunicate come motivo di licenziamento

Nel caso di licenziamento per superamento del periodo di comporto, si applica la regola generale dell’immutabilità delle ragioni comunicate come motivo di licenziamento, al fine di garantire i diritti del lavoratore.

In altre parole, il datore di lavoro non può modificare le ragioni del licenziamento come indicate nella comunicazione iniziale, poiché ciò impedirebbe al lavoratore di contestare l’atto di recesso.

Pertanto, per quanto riguarda il superamento del periodo di comporto, non possono essere considerate le assenze non indicate nella lettera di licenziamento, a condizione che il lavoratore abbia contestato il superamento del periodo di comporto e che si tratti di un caso di comporto per sommatoria, mentre non è richiesta una specifica indicazione dei singoli giorni di malattia nel caso di assenze continue.

FAQ sul periodo di comporto

Superato il comporto c’è la Naspi?

Sì, il lavoratore licenziato per aver superato il periodo di comporto ha diritto alla disoccupazione (Naspi). Questo perché il lavoratore ha perso il posto per ragioni indipendenti dalla sua volontà.

Che significa licenziamento per il superamento del periodo di comporto?

Il licenziamento per superamento del periodo di comporto si verifica quando un dipendente, a causa di infortunio o malattia, è assente dal lavoro oltre il limite stabilito dai contratti collettivi, detto “periodo di comporto”. Se un dipendente supera questo periodo, il datore di lavoro può licenziarlo, indipendentemente dalla validità della malattia o dall’esistenza di contestazioni disciplinari.

La Cassazione ha sentenziato sul comporto?

Sì, secondo le Sezioni Unite della Cassazione, il licenziamento per superamento del periodo di comporto costituisce una fattispecie autonoma di licenziamento, che è diversa dal licenziamento per giusta causa o per giustificato motivo, sia esso oggettivo o soggettivo.

Quando si può licenziare per malattia?

Un datore di lavoro può licenziare un dipendente in caso di assenza prolungata dovuta a malattia o infortunio che supera il periodo di comporto stabilito. Tuttavia, se il licenziamento avviene prima del superamento del periodo massimo di comporto, esso è considerato nullo.

Cos’è il “comporto secco” e “per sommatoria”?

  • Comporto secco: si riferisce al numero massimo di giorni consecutivi di assenza per malattia, legati a un singolo episodio di malattia.
  • Comporto per sommatoria: si riferisce alla somma del numero massimo di giorni di assenza per malattia accumulati da un lavoratore in un determinato periodo, prendendo in considerazione diverse malattie manifestatesi nel tempo. Se il CCNL (Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro) non stabilisce un comporto per sommatoria, sarà il giudice a definirlo equamente.

In questo caso per il licenziamento serve la giusta causa?

Nel caso di licenziamento per superamento del periodo di comporto, il datore di lavoro non ha bisogno di dimostrare l’esistenza di una giusta causa o di un giustificato motivo. Il solo superamento del periodo di comporto è sufficiente a giustificare la decisione del datore di lavoro di terminare il contratto. Tuttavia, è necessario fornire un preavviso. Se il licenziamento per superamento del periodo di comporto è legittimo, altri motivi che potrebbero rendere illegittimo il licenziamento diventano irrilevanti.

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