La guardia medica ha l’obbligo di venire a casa?

Guardia medica e obbligo di visita a casa: è sempre cosi? Quando il medico di turno è obbligato e come valuta la gravità della situazione? Ecco cosa sapere.
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31/03/2024

Oggi vi parleremo di guardia medica e obbligo di visita a casa (scopri le ultime notizie su Invalidità e Legge 104, categorie protette, diritto del lavoro, sussidi, offerte di lavoro e concorsi attivi. Leggile gratis su WhatsApp, Telegram e Facebook).

Guardia medica e obbligo di visita a casa: è così?

Rispondiamo subito alla domanda di apertura: la guardia medica ha l’obbligo di visita a casa? La risposta è: , i medici in servizio di guardia medica sono obbligati a rispondere alle richieste di intervento domiciliare.

Prima, però, devono valutare la necessità e l’urgenza del caso, prendendo nota dei sintomi descritti al telefono e sulla base della propria esperienza clinica.

La valutazione è comunque discrezionale, varia di medico in medico, ma è fondamentale per garantire l’assistenza adeguata ai pazienti che hanno urgente bisogno di cure immediate.

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Guardia medica e obbligo di visita a casa: la sentenza della Cassazione

La stessa valutazione dell’urgenza di una visita domiciliare può comunque essere oggetto di critica da parte del giudice competente, che potrà sindacare la decisione del medico, analizzando gli elementi di prova, stabilendo se la valutazione effettuata dal medico sia stata ragionevole e conforme con i protocolli sanitari applicabili.

La Corte di Cassazione, con la sentenza numero 11085 del 2024, ha condannato il medico in servizio per aver sottovalutato i sintomi descritti telefonicamente dalla moglie del paziente.

Il medico aveva diagnosticato una semplice gastroenterite, nonostante tutti i sintomi indicassero la presenza di una patologia cardiovascolare. La Corte ha stabilito che il rifiuto ingiustificato del medico, in presenza di una sintomatologia grave, integra il reato di rifiuto di atti d’ufficio, uno dei delitti contro la Pubblica Amministrazione, poiché metterebbe a serio rischio la salute o la vita del paziente.

In questo caso, il paziente ha deciso di denunciare il sanitario: è possibile farlo entro 3 mesi dall’episodio contestato. Affinché ci sia la condanna per il medico colpevole, è necessario che venga stabilito il dolo generico. Ovvero la consapevolezza da parte del medico di aver violato i doveri imposti dalla legge con il suo comportamento.

Basta, dunque, che il medico sia consapevole della pericolosità dei sintomi comunicati dal paziente.

Cosa fa la guardia medica?

La guardia medica, nota anche come continuità assistenziale (CA), è il servizio medico che garantisce l’assistenza sanitaria negli orari in cui i medici di base sono chiusi, quindi generalmente durante i week-end o nelle ore serali, nei festivi o nei prefestivi.

Il compito della guardia medica è di offrire un primo intervento sanitario per situazioni che richiedono un’attenzione medica immediata, anche se non sono presenti criticità. Un modo per evitare l’affollamento in pronto soccorso.

I compiti della guardia medica sono:

  • effettuare visite domiciliari, qualora il paziente non sia in grado di recarsi presso il centro di guardia medica per la gravità della sua condizione di salute o per altri impedimenti;
  • effettuare consulenze telefoniche per i casi meno gravi o per dare consigli medici;
  • eseguire la prescrizione di terapie in casi di necessità, per trattare condizioni acute o per il mantenimento di terapie croniche, garantendo la continuità terapeutica del paziente;
  • eseguire interventi d’emergenza, anche se la guardia medica non sostituisce il pronto soccorso per le emergenze critiche. I medici di guardia sono preparati a prestare le prime cure in attesa dell’arrivo dell’ambulanza, se necessario.

Guardia medica: cosa può fare e cosa non può fare?

La guardia medica può svolgere solo alcune funzioni, come prescrivere i farmaci (ma solo di prima necessità) dopo la visita al paziente, oppure eseguire visite specialistiche o esami urgenti.

Può anche rilasciare fogli di ricovero, sempre per i casi più urgenti ed emettere certificati di malattia fino a un massimo di 3 giorni.

Ci sono anche delle azioni vietate ai medici della guardia medica, come eseguire prestazioni infermieristiche non correlate alla visita medica urgente o prescrivere ricette per terapie di lungo termine.

Inoltre la guardia medica non può prescrivere esami diagnostici e visite specialistiche se non sono urgenti o autorizzare ricoveri non urgenti. Infine non può rilasciare certificati medici per il rientro a scuola, per praticare attività sportive o per malattia per lavoratori non turnisti.

Guardia medica e obbligo di visita a casa
Guardia medica e obbligo di visita a casa: in foto una giovane medico sull’uscio di casa di un’anziana.

Faq su visita medica a domicilio

Il medico di base deve garantire reperibilità telefonica?

Il medico di base non è obbligato per legge a garantire una reperibilità telefonica costante. Tuttavia, molti medici scelgono di essere disponibili per alcune ore al giorno per rispondere alle esigenze dei pazienti. Questa pratica varia a seconda delle necessità dello studio e delle preferenze personali del medico.

Il medico di base è obbligato a fare visite a domicilio?

Non esiste un obbligo legale per il medico di famiglia di effettuare visite a domicilio. La decisione dipende dalla valutazione della gravità e dell’urgenza del caso del paziente. Tuttavia, molti medici scelgono di offrire questo servizio, specialmente quando il paziente non può recarsi allo studio.

Come funziona la reperibilità telefonica del medico di famiglia?

In linea generale, il medico di base dovrebbe offrire circa due ore di reperibilità telefonica al giorno, organizzate secondo le proprie esigenze e quelle dei pazienti. Questi orari vengono comunicati ai pazienti in vari modi, come segnalazioni allo studio o attraverso comunicazioni online.

Il medico di base risponde alle telefonate fuori orario?

Molti medici di famiglia scelgono di essere reperibili anche fuori dagli orari ufficiali grazie all’uso dei cellulari. Questa scelta non è un obbligo, ma una pratica adottata da molti professionisti per migliorare l’accessibilità e la qualità del servizio ai pazienti.

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