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Gratuito patrocinio: incide l’indennità di accompagnamento?

Vediamo cosa è previsto in merito a gratuito patrocinio e indennità di accompagnamento, ovvero se la prestazione economica costituisce reddito ai fini della soglia di accesso all’agevolazione.
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09/06/2024

Oggi vi parliamo di gratuito patrocinio e indennità di accompagnamento (scopri le ultime notizie su Invalidità e Legge 104categorie protettediritto del lavorosussidiofferte di lavoro e concorsi attivi. Leggile gratis su WhatsAppTelegram e Facebook).

Gratuito patrocinio e indennità di accompagnamento: l’indennità fa reddito?

No, gratuito patrocinio e indennità di accompagnamento non sono correlati, nel senso che il sussidio statale non costituisce reddito ai fini della soglia di accesso all’agevolazione.

L’accesso al patrocinio a spese dello Stato, conosciuto anche come gratuito patrocinio, dipende dal reddito imponibile per l’imposta sul reddito personale, come indicato nell’ultima dichiarazione dei redditi.

Questo reddito non deve superare una certa soglia, aggiornata ogni due anni con un decreto del Ministero della Giustizia (art. 76 d.P.R. n. 115/2002). Nel 2024, il limite è di 12.838,01 euro.

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Se la persona interessata vive con il coniuge o altri familiari, si sommano i redditi di tutti i componenti del nucleo familiare. Tuttavia, nel processo penale, la soglia di reddito aumenta di 1.032,91 euro per ogni familiare convivente.

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L’indennità di accompagnamento, però, come abbiamo anticipato, non concorre a questo calcolo. Vediamo perché, analizzando la sentenza della Corte di Cassazione.

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Gratuito patrocinio e indennità di accompagnamento: la sentenza della Cassazione

La Corte di Cassazione, Sezione Quarta Penale, con la sentenza n. 26302 dell’8 giugno 2018, ha stabilito che l’indennità di accompagnamento non deve essere considerata nel calcolo del reddito per il gratuito patrocinio, secondo il DPR 2002/115, in quanto è un sussidio statale.

In questa sentenza, la Corte ha approfondito il tema del gratuito patrocinio, focalizzandosi sulla classificazione dell’indennità di accompagnamento per determinare il limite di reddito necessario per accedere a questo istituto.

Il caso sottoposto

Un individuo con invalidità totale aveva richiesto il gratuito patrocinio, ma la sua domanda era stata respinta.

La somma dell’indennità di accompagnamento ricevuta e il reddito del nucleo familiare superavano il limite legale (nel 2024 fissato a 12.838,01 euro).

Il giudice di primo grado aveva rigettato la richiesta, considerando l’indennità di accompagnamento come reddito, da includere nel calcolo previsto dal DPR 2002/115.

Decisione della Cassazione

La Corte di Cassazione ha seguito una linea già tracciata da precedenti sentenze (Cass. Pen., III Sez., sentenza n. 31591 del 01.07.2002 e Cass. Pen., IV Sez., sentenza n. 24842 del 04.02.2015).

Ha chiarito che l’indennità di accompagnamento, concessa dallo Stato a persone con invalidità totale e non autosufficienti, non rientra tra le categorie di reddito previste dall’art. 6 del DPR 86/917. Questo sussidio statale non può essere assimilato ad altre fonti di reddito poiché non aumenta il patrimonio del beneficiario.

L’indennità di accompagnamento ha una funzione assistenziale. Serve a coprire le spese necessarie per l’assistenza e l’accompagnamento richiesti dalla disabilità, garantendo al beneficiario una vita dignitosa.

L’importo percepito come indennità di accompagnamento non deve essere sommato ad altre fonti di reddito per calcolare il limite di accesso al gratuito patrocinio secondo il DPR 2002/115.

La pensione di invalidità fa reddito per il gratuito patrocinio?

Al contrario dell’indennità di accompagnamento, la pensione di invalidità fa reddito per il gratuito patrocinio. Anche le pensioni di invalidità, infatti, rientrano tra tutti i redditi esenti dall’imposta sulle persone fisiche o che sono soggetti a ritenuta alla fonte a titolo di imposta, considerati per il limite di reddito che permette di accedere al gratuito patrocinio.

Lo ha precisato l’Agenzia delle Entrate, nell’Interpello n. 956-2517/2020 e la Corte di Cassazione con l’Ordinanza n. 24378 del 2019.

Ricapitolando: quando calcoli il tuo reddito, per capire se hai diritto al gratuito patrocinio, devi considerare anche quello relativo alla pensione di invalidità o alla rendita INAIL, a esclusione delle indennità di accompagnamento.

Gratuito patrocinio e indennità di accompagnamento
Gratuito patrocinio e indennità di accompagnamento. Nella foto: tre post it con dei punti interrogativi.

Quali altri redditi contano per il gratuito patrocinio

Essendo compresi nel calcolo tutti i redditi esenti da imposta sulle persone fisiche o che sono soggetti a ritenuta alla fonte a titolo di imposta, concorrono anche gli assegni di mantenimento ai figli e l’Assegno di inclusione, oltre alle pensioni di invalidità.

Così come lo sono tutti i redditi imponibili ai fini IRPEF, risultanti dalla dichiarazione dei redditi.

Sono anche presi in considerazione, nel calcolo, i redditi dei familiari conviventi, a meno che non si tratti di cause aventi a oggetto diritti della personalità, ovvero intentate contro gli stessi conviventi.

Che cos’è il gratuito patrocinio

Il gratuito patrocinio è un servizio riconosciuto dall’articolo 24 della Costituzione Italiana a chi non ha le possibilità economiche per permettersi un avvocato che lo assista in un ricorso per l’invalidità o per qualsiasi altro appello.

Sotto la soglia di 12.838,01 euro, aggiornata a partire dal 2023 con decreto del ministro della Giustizia del 10 maggio 2023, le spese legali di chi affronta un ricorso avverso un provvedimento per l’invalidità sono a carico dello Stato.

Quindi, mettiamo il caso che tu abbia presentato ricorso all’INPS per il mancato riconoscimento dell’accompagnamento.

Per capire se hai diritto al gratuito patrocinio, devi considerare, come abbiamo detto, anche il reddito derivante dalla pensione di invalidità, ma non quello derivante dall’indennità di accompagnamento.

L’importo della pensione di invalidità, per il 2024, è di 333,33 euro al mese, che per 12 mesi fa 4.333,29 euro. Questo reddito si va a sommare, poi, a tutti gli altri redditi posseduti.

Per cosa può essere richiesto il gratuito patrocinio

Oltre che per il ricorso per l’invalidità, presentato quando non si è d’accordo con quanto riportato nel verbale di invalidità rilasciato dalla Commissione medica dell’Asl, al termine della visita di controllo, il gratuito patrocinio può essere richiesto anche per:

  • procedimenti civili;
  • procedimenti penali;
  • procedimenti amministrativi;
  • mediazioni civili obbligatorie;
  • affari di volontaria giurisdizione.

FAQ sul ricorso per l’accompagnamento

Cosa fare se l’INPS ha negato l’indennità di accompagnamento?

Se l’INPS ha negato la tua richiesta di indennità di accompagnamento, non perdere la speranza. Hai la possibilità di presentare un ricorso al tribunale attraverso un procedimento chiamato “accertamento tecnico preventivo”. In pratica, questa procedura ti consente di contestare la decisione dell’INPS e fare valere i tuoi diritti.

Quali documenti devo allegare per l’indennità di accompagnamento e il modulo di ricorso?

Per il ricorso riguardante l’indennità di accompagnamento, dovrai allegare alcuni documenti specifici. Questi includono: il verbale della Commissione INPS sull’invalidità civile, la certificazione medica che dimostra l’impossibilità di deambulare o di gestire autonomamente le attività quotidiane, la certificazione reddituale, l’atto notorio del non ricovero, il certificato di stato di famiglia, la copia della carta di identità e il codice fiscale.

Chi può presentare l’indennità di accompagnamento e il modulo di ricorso?

L’indennità di accompagnamento e il modulo di ricorso devono essere presentati da un avvocato. Il ricorso deve essere presentato entro 6 mesi dalla notifica del rifiuto dell’INPS. Se il termine viene superato, sarà necessario presentare una nuova domanda amministrativa, che significa ripetere l’intero processo dalla domanda di invalidità civile alla visita presso la Commissione medica ASL/INPS.

In cosa consiste il ricorso per l’indennità di accompagnamento?

Il ricorso per l’indennità di accompagnamento inizia con un accertamento tecnico preventivo per verificare le tue condizioni di salute. Dopo la presentazione del modulo, un consulente tecnico d’ufficio (CTU) viene nominato dal giudice per effettuare l’accertamento. A seconda del risultato dell’accertamento, potrebbe essere confermata la decisione dell’INPS o potrebbe essere ribaltata. In entrambi i casi, sia tu che l’INPS avete la possibilità di contestare le conclusioni del CTU entro 30 giorni.

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