I diritti di chi ha il morbo di Parkinson

Vediamo in questo articolo quali sono i diritti delle persone che hanno il morbo di Parkinson e quali sono le tutele previste per i familiari che li assistono.

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Cos’è il morbo di Parkinson?

È una malattia neurodegenerativa che riguarda i circuiti cerebrali deputati al controllo del movimento. Non è “solo tremore”: la triade classica comprende bradicinesia (lentezza dei movimenti), rigidità e tremore a riposo; con l’andare del tempo possono comparire instabilità posturale e alterazioni dell’equilibrio, difficoltà nel cammino e, in alcune persone, disturbi non motori come variazioni dell’umore o dell’attenzione. 

Le cause sono multifattoriali: contano la vulnerabilità individuale e i fattori ambientali, mentre le terapie – farmacologiche e riabilitative – mirano a controllare i sintomi e a mantenere autonomia e qualità di vita. 

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È la seconda malattia neurodegenerativa per frequenza dopo l’Alzheimer, e viene descritta dall’Istituto Superiore di Sanità come una sindrome “extrapiramidale” legata alla degenerazione dei neuroni dopaminergici della substantia nigra.

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Come viene valutato per l’invalidità civile?

La valutazione medico-legale si fonda su tabelle ministeriali e su istruzioni tecniche dell’INPS. Le “tabelle delle percentuali di invalidità” sono state fissate con il decreto del 5 febbraio 1992: per il capitolo neurologico richiamano la “sindrome extrapiramidale parkinsoniana”, graduando l’impatto da forme lievi a condizioni gravi fino alla non autosufficienza. 

In quella griglia le forme lievi si collocano in fasce come 41–50%, mentre le forme gravi raggiungono 91–100%, con la possibilità per la commissione di collocare il singolo caso all’interno dell’intervallo in base alla documentazione clinica.

Per orientare i medici valutatori, l’INPS ha pubblicato linee guida con criteri aderenti alla pratica neurologica: la malattia è classificata secondo gli stadi di Hoehn & Yahr, con corrispondenze indicative tra stadio e percentuale. In estrema sintesi, gli stadi iniziali si collocano intorno al 40–60%, le fasi bilaterali senza instabilità tra 61–70%, lo stadio 3 fino a 71–90%, e gli stadi 4–5 o lo stadio 3 complicato da gravi effetti collaterali dei farmaci arrivano a 91–100%. 

Sono indicazioni che aiutano a mantenere uniformità, ferma restando la personalizzazione sul caso concreto.

La procedura è gestita da commissioni ASL integrate da un medico INPS: domanda online, certificato introduttivo del curante, visita (o – se i documenti sono sufficienti – valutazione “agli atti”), e verbale finale con percentuale, eventuale handicap ai sensi della legge 104/1992 e indicazione dell’eventuale diritto all’accompagnamento. 

C’è poi la riforma in corso dell’accertamento della disabilità, che introduce la “valutazione di base” e il progetto di vita secondo il modello ICF. 

Le regole generali sono nel decreto legislativo 62/2024; nel 2025 il Ministero della Salute ha avviato una sperimentazione con criteri specifici per alcune patologie (autismo, diabete tipo 2, sclerosi multipla) fissati dal DM 10 aprile 2025 n. 94. 

La cornice cambia il “come” si descrive la condizione e mira a rendere più omogenee le decisioni, ma non elimina tabelle e diritti dell’invalidità civile: per il Parkinson, dunque, nel 2025 valgono le regole descritte sopra, in attesa della futura estensione dei criteri sperimentali.

Quali sono i diritti di chi ha il morbo di Parkinson?

Il primo, concreto, è l’accesso gratuito alle prestazioni sanitarie correlate alla diagnosi: il Parkinson rientra tra le “malattie croniche e invalidanti” dei Livelli Essenziali di Assistenza, con codice esenzione 038 “Morbo di Parkinson e altre malattie extrapiramidali”. 

L’esenzione discende dal D.M. 329/1999 e dal DPCM LEA 12 gennaio 2017 (Allegato 8) e copre prestazioni appropriate per monitoraggio, riabilitazione e prevenzione delle complicanze, comprese – quando prescritte – valutazioni neurologiche, riabilitazione, terapia occupazionale, indagini strumentali e alcuni esami legati alla terapia.

Per attivarla serve la certificazione dello specialista e l’inserimento del codice in ricetta.

Dal verbale di invalidità discendono poi i trattamenti economici. Se la percentuale riconosciuta è tra il 74% e il 99% e si rispettano i limiti reddituali, dai 18 ai 67 anni spetta l’assegno mensile di assistenza; per il 2025 l’INPS indica un importo di 336 euro e un limite personale annuo di 5.771,35 euro, con le altre condizioni previste dalla legge (inattività lavorativa, cittadinanza e residenza). 

Con invalidità al 100% e il reddito entro la soglia, si ha diritto alla pensione di inabilità civile, anch’essa pari a 336 euro per tredici mensilità con limite annuo di 19.772,50 euro.

Un capitolo a parte è l’indennità di accompagnamento, che non dipende dalla diagnosi ma dalla non autosufficienza: spetta quando la persona non è in grado di deambulare senza l’aiuto permanente di un accompagnatore o non riesce a compiere gli atti quotidiani della vita. È riconosciuta a prescindere dal reddito e dall’età, dura dodici mensilità l’anno e, nel 2025, ammonta a 542,02 euro. 

La base giuridica è la legge 18/1980 – integrata dalla 508/1988 – mentre importi e regole pratiche sono riportati dall’INPS nelle schede aggiornate. In pratica: chi ha il Parkinson ottiene l’accompagnamento solo se il verbale attesta quella specifica condizione funzionale, non “automaticamente” per il semplice nome della malattia. 

Sotto il profilo dell’handicap ai sensi della legge 104/1992, il riconoscimento di “situazione di gravità” (art. 3, comma 3) apre a permessi retribuiti per lavoratori e caregiver, priorità e tutele nell’organizzazione del lavoro, ausili e accomodamenti ragionevoli. Il congedo straordinario retribuito fino a due anni complessivi è disciplinato dall’art. 42 del d.lgs. 151/2001 e consente al familiare convivente di assistere la persona con handicap grave, nel rispetto delle condizioni previste (ad esempio, assenza di ricovero a tempo pieno).

Sul versante sanitario e sociale, i LEA garantiscono percorsi di riabilitazione motoria e logopedica quando appropriati, mentre sul fronte mobilità è previsto il contrassegno di parcheggio per persone con disabilità conforme al modello europeo (CUDE), introdotto dal D.P.R. 151/2012 e riconosciuto anche negli altri Paesi UE. 

La Carta europea della disabilità – istituita dal DPCM 6 novembre 2020 e rilasciata dall’INPS – consente inoltre accessi agevolati a beni e servizi pubblici e privati, senza dover esibire ogni volta i verbali sanitari.

Completano il quadro i diritti sul lavoro e all’inclusione: l’iscrizione al collocamento mirato per avviamento e accomodamenti in azienda è regolata dalla legge 68/1999; per i familiari e i lavoratori che assistono, i permessi 104 e il congedo straordinario già citati sono il perno della conciliazione. 

Per le spese, restano le agevolazioni fiscali dedicate alle persone con disabilità – in particolare per l’acquisto di ausili e, nei casi previsti, di veicoli adattati – secondo la prassi dell’Agenzia delle Entrate, aggiornata anche nel 2025.

E quindi il Parkinson dà diritto a molte tutele, ma nessuna è “a prescindere”: la chiave è sempre la ricaduta concreta della malattia sull’autonomia. 

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Nell’immagine un uomo con il morbo di Parkinson assistito dalla moglie.

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