Ti spiego in questo articolo come funzionano le decurtazioni durante la malattia. Ovvero quanto si perde sullo stipendio quando si è costretti a casa per questioni di salute. - Scopri le nostre guide complete su invalidità, Legge 104 e pensione anticipata. Entra nei nostri gruppi WhatsApp e Telegram.

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Indice
Cos’è il periodo di malattia dal lavoro?
L’assenza per malattia è il tempo in cui il lavoratore, a causa di un’infermità transitoria, non può svolgere la propria prestazione ma mantiene – entro certi limiti – il diritto al posto e a un trattamento economico sostitutivo.
La tutela nasce dall’art. 2110 cod. civ. e, per i dipendenti pubblici, dall’art. 55-sexies D.Lgs. 165/2001; per il settore privato è disciplinata dal “Testo Unico delle prestazioni di malattia” (D.M. 15/07/1986 e succ. mod.).
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Il periodo massimo in cui l’azienda deve conservare il posto (cosiddetto comporto) varia: nel pubblico impiego è normalmente di 18 mesi (art. 71 D.L. 112/2008 conv. L. 133/2008), mentre nel privato dipende dai singoli CCNL ma non può scendere sotto i 180 giorni previsti dalla contrattazione minima.
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Come si chiede il periodo di malattia?
Dal 2010 il medico curante invia per via telematica all’INPS il certificato con prognosi; il lavoratore riceve via SMS o e-mail il numero di protocollo che deve comunicare al datore di lavoro il prima possibile (di norma entro la prima giornata di assenza).
In assenza di rete il medico rilascia un certificato cartaceo da inoltrare entro due giorni. Per i lavoratori iscritti alla Gestione Separata e per i pensionati riassunti con un nuovo contratto valgono le stesse procedure.
Quali sono gli obblighi del lavoratore?
Durante la prognosi occorre trovarsi all’indirizzo indicato nel certificato nelle fasce di reperibilità per le visite mediche di controllo: 10-12 e 17-19, tutti i giorni compresi festivi.
È possibile cambiare domicilio usando lo “Sportello per il cittadino” sul portale INPS; l’assenza ingiustificata o il rifiuto della visita comportano la perdita – totale o parziale – dell’indennità. Restano fermi gli obblighi di correttezza (divieto di svolgere attività incompatibili con la malattia) e di presentarsi alla visita di rientro se prevista dal contratto.
Come funzionano le decurtazioni durante la malattia?
Nel settore privato i primi tre giorni di ogni evento morboso sono a carico del datore di lavoro (“carenza”): se il CCNL non prevede l’integrazione al 100%, il dipendente percepisce solo la quota contrattuale e quindi subisce una riduzione.
Dal 4° al 20° giorno l’INPS eroga il 50% della retribuzione media giornaliera, dal 21° al 180° il 66,67%.
I contratti collettivi più diffusi (per esempio metalmeccanico e commercio) integrano l’indennità fino al 100% riducendo o annullando la decurtazione.
Nel pubblico impiego opera la cosiddetta “trattenuta Brunetta”: per i primi dieci giorni di ogni episodio di malattia spetta solo il trattamento economico fondamentale, cioè stipendio tabellare ed assegno di famiglia, con esclusione di ogni indennità accessoria (art. 71 D.L. 112/2008 conv. L. 133/2008).
Sono esonerate dall’abbuono le assenze dovute a ricovero ospedaliero, day-hospital, terapie salvavita, infortunio sul lavoro, patologie gravi già riconosciute e stati d’invalidità ≥ 67 %.
Il nuovo D.L. 14 marzo 2025 n. 25 (convertito nella L. 69/2025) ha eliminato l’equiparazione del Covid-19 al ricovero: dal 15 marzo 2025 il contagio è tornato malattia ordinaria, con conseguente decurtazione economica.
In sintesi, la “decurtazione” è la distanza fra l’indennità (o lo stipendio ridotto) e la normale retribuzione: nasce da norme statali – nel pubblico – o da vuoti contrattuali – nel privato.

