Quando si ha una disabilità intellettiva?

In questo articolo spieghiamo quando si ha una disabilità intellettiva e quali sono i diritti per chi ha un ritardo mentale e disabilità cognitiva.
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11/12/2022

Come viene diagnosticato e quali sono le cause del ritardo mentale o della disabilità cognitiva? A cosa si ha diritto quando si ha una disabilità intellettiva? (entra nella community di Invalidità e Diritti e scopri le ultime notizie sull’invalidità civile. Unisciti al gruppo Telegram, alla chat tematica e a WhatsApp per ricevere tutte le news direttamente sul cellulare. Entra nel gruppo Facebook per parlare con migliaia di persone che hanno i tuoi stessi interessi).

Quando si ha una disabilità intellettiva, si possiede un funzionamento intellettivo significativamente al di sotto della media associato a limitazioni del funzionamento adattivo, che comprende la comunicazione, l’autocontrollo, le abilità sociali, l’autonomia personale, l’uso di risorse sociali disponibili e il riconoscimento della sicurezza personale.

La disabilità intellettiva viene diagnostica nella prima infanzia. In questo approfondimento parliamo di come si valuta la disabilità intellettiva, quali sono le patologie che hanno un’incidenza più rilevante nel ritardo mentale e quali sono i diritti dei disabili cognitivi.

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Quando si ha una disabilità intellettiva

Vediamo subito quando si ha una disabilità intellettiva, ovvero un disturbo dello sviluppo neurologico che appare nella prima infanzia e che comporta l’insorgenza di deficit:

  • nel funzionamento intellettuale, per esempio nel ragionamento, pianificazione e capacità di risolvere i problemi, nel pensiero astratto e nell’apprendimento a scuola o per esperienza;
  • nel funzionamento adattivo, ovvero nella capacità di soddisfare gli standard per età e socioculturali appropriati per il funzionamento indipendente nelle attività della vita quotidiana.

La disabilità intellettiva è una patologia dello sviluppo caratterizzata da un funzionamento intellettivo significativamente al di sotto della media, accompagnato da limitazioni rilevanti nel funzionamento adattivo, quindi è un deficit generale delle abilità cognitive che si ripercuote sulla capacità di adattamento della persona.

Si tratta, in sostanza, di una condizione di interrotto o incompleto sviluppo psichico ed è costituita soprattutto dalla compromissione delle abilità cognitive, linguistiche, motorie e sociali, che si manifestano durante il periodo evolutivo e che contribuiscono al livello globale di intelligenza. Questo disturbo può presentarsi con o senza altre patologie psichiche o somatiche associate.

Inoltre è una patologia che risente molto delle condizioni sociali, culturali, economiche in cui si trova il bambino e la sua famiglia.

Riassumendo: i criteri diagnostici del DSM-IV (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) sono tre:

  • un funzionamento intellettivo significativamente al di sotto della norma;
  • un’importante compromissione del comportamento adattivo;
  • un esordio prima dei 18 anni.

Andiamo a vedere, a questo punto, come si valuta la disabilità intellettiva.

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Quando si ha una disabilità intellettiva e come si valuta la disabilità intellettiva?

Dopo aver visto quando si ha una disabilità intellettiva, cerchiamo di capire come si valuta.  

La disabilità intellettiva viene valutata con test psicometrici, come le Scale WISC (per bambini dai 6 ai 16 anni) e le Scale Wechsler (utilizzata dai 16 ai 99 anni), e viene considerata significativa la caduta al di sotto di un QI (Quoziente di Intelligenza) di circa 70.

Il comportamento adattivo, invece, si misura con specifici test come la Scala di Maturità Sociale Vineland.

Nel DSM-5 la diagnosi viene formulata nei primi due anni di vita se il ritardo interessa lo sviluppo motorio, l’acquisizione del linguaggio e i comportamenti di relazione, mentre un livello di gravità medio-lieve può non essere identificato prima dell’ingresso nella scuola primaria.

I bambini con funzionamento intellettivo inferiore a 70 hanno difficoltà in quasi tutte le funzioni cognitive, quindi il deficit cognitivo, nella disabilità intellettiva, sembra essere generalizzato.

Nonostante ciò, la disabilità cognitiva è diversa per ogni caso, nelle sindromi, e in diversi momenti. Oltre alla globalità del disturbo, quindi, si tiene conto anche della variabilità che può esserci da individuo a individuo e all’interno dello sviluppo dello stesso individuo.

Ci sono dei fattori predisponenti allo sviluppo di una disabilità intellettiva: vediamo quali sono.

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Quando si ha una disabilità intellettiva
Quando si ha una disabilità intellettiva?

Quando si ha una disabilità intellettiva: i fattori predisponenti

Quando si ha una disabilità intellettiva e quali sono i fattori che predispongono alla formazione di questa disabilità?

I principali fattori predisponenti a una disabilità intellettiva includono:

  • ereditarietà (circa il 5%): questi fattori includono errori congeniti del metabolismo, altre anomalie di un singolo e aberrazioni cromosomiche;
  • alterazioni precoci dello sviluppo embrionale (circa il 30%): questi fattori includono mutazioni cromosomiche (per esempio sindrome di Down data da Trisomia 21) o danni prenatali dovuti a sostanze tossiche (per esempio uso di alcool, fumo e sostanze stupefacenti da parte della madre, infezioni);
  • problemi durante la gravidanza e nel periodo perinatale (circa il 10%): questi fattori includono la malnutrizione del feto, la prematurità, l’ipossia, infezioni virali o altre infezioni e vari eventi legati al travaglio e al parto;
  • problemi postnatali: danno ipossico-ischemico, lesioni cerebrali traumatiche, infezioni, patologie demielinizzanti, disturbi convulsivi, deprivazione sociale grave e cronica, sindromi e intossicazioni tossico-metaboliche;
  • condizioni mediche generali acquisite durante l’infanzia o la fanciullezza (circa il 5%): questi fattori includono infezioni, traumi, avvelenamenti (ad esempio le encefalopatie infantili);
  • influenze ambientali e altri disturbi mentali (circa 15-20%): questi fattori includono la mancanza di accudimento e di stimolazioni sociali, verbali o di altre stimolazioni, e disturbi mentali gravi (per esempio disturbo autistico).

La disabilità intellettiva causa di influenze ambientali è generalmente quella caratterizzata da forme più lievi e presenta condizioni mentali, mediche, fisiche ed evolutive concomitanti (per esempio, disturbi mentali, paralisi cerebrale, epilessia).

I disturbi mentali in comorbilità (coesistenza di più patologie diverse in uno stesso individuo) con la disabilità intellettiva più comuni sono:

  • disturbo da deficit d’attenzione/iperattività;
  • disturbi della coordinazione motoria;
  • disturbi depressivo e bipolare;
  • disturbi d’ansia;
  • disturbo dello spettro dell’autismo;
  • disturbo del movimento stereotipato (con o senza comportamento auto lesivo);
  • disturbi del controllo degli impulsi e disturbo neuro cognitivo maggiore;
  • nei casi più gravi, possono presentarsi anche aggressività e comportamenti dirompenti.

La prognosi e l’esito della disabilità intellettiva sono fortemente influenzati da queste condizioni concomitanti.

Vediamo qual è lo sviluppo e il decorso della disabilità intellettiva, una volta che viene diagnosticata.

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Quando si ha una disabilità intellettiva: sviluppo e decorso della patologia

Quando si ha una disabilità intellettiva? L’esordio della disabilità intellettiva avviene nel periodo dello sviluppo. A seconda della causa e della gravità del deficit, l’età e le caratteristiche tipiche dell’esordio cambiano.

Il ritardo nelle tappe dello sviluppo motorio, del linguaggio e sociale si può identificare entro i primi due anni di vita nei casi più gravi, mentre nel disturbo di livello lieve può non essere identificabile fino all’età scolare, quando le difficoltà di apprendimento diventano evidenti.

Nelle forme acquisite, l’esordio può essere improvviso in seguito a malattie quali meningite o encefalite o in seguito a un trauma cranico verificatosi durante il periodo dello sviluppo.

Anche se la disabilità intellettiva è generalmente non progressiva, in alcuni disturbi genetici si susseguono prima momenti di peggioramento seguiti da altri in cui la situazione si stabilizza. In altri casi invece c’è un progressivo peggioramento delle funzioni intellettive.

Dopo la prima infanzia, il disturbo dura in genere tutta la vita, sebbene i livelli di gravità possano cambiare nel tempo soprattutto grazie allo sviluppo, alle condizioni mediche generali e, ovviamente alla riabilitazione e al tipo di ambiente che circonda il soggetto: infatti, interventi precoci e continuativi possono migliorare il funzionamento adattivo del disabile intellettivo.

In alcuni casi, la conseguenza di ciò è un miglioramento significativo del funzionamento intellettivo, tale che la diagnosi di disabilità intellettiva può risultare non più appropriata.

Concludiamo questo approfondimento parlando dei diritti dei bambini e degli adulti con disabilità intellettiva.

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Quando si ha una disabilità intellettiva che diritti si hanno?

Quando si ha una disabilità intellettiva è possibile accedere a diversi benefici a sostegno dei disabili e dei genitori che se ne prendono cura.

Per ottenerli, però, è necessario il riconoscimento dell’invalidità: in questo articolo ti spieghiamo la procedura per fare domanda di invalidità civile per minori.

I minori di 18 anni con disabilità intellettiva e invalidità riconosciuta al 100% con necessità di assistenza per deambulare o per gli atti normali della vita quotidiana (non autosufficienza), possono ottenere l’indennità di accompagnamento o mensile di frequenza, previste dalla legge n° 289 del 1990.

Nel passato, le ASL non riconoscevano l’indennità di accompagnamento ai bambini piccoli perché ritenevano che avessero comunque il sostegno dei genitori. La Sentenza della Corte di Cassazione n° 1377 ha ribaltato tutto e stabilisce che i disabili minori di età possono richiederla per una “assistenza diversa”.

L’articolo 1, comma 2 della legge 508 del 1998 stabilisce che l’indennità di accompagnamento sia rilasciata a minori che abbiano bisogno di aiuto differente rispetto a quello “occorrente a un bimbo senza patologie”.

Per il 2022 l’indennità di accompagnamento ammonta a 525,17 euro al mese, ha durata di 12 mesi ed è indipendente dal reddito.

Per accertare che il minore con disabilità possa richiederla è necessario l’intervento della Commissione Medica.

L’indennità di frequenza, invece, è legata all’inserimento sociale e scolastico dello studente con disabilità. È riconosciuta al minore che ha difficoltà “persistenti” a svolgere attività tipiche dei suoi coetanei ed è assegnata a chi frequenta scuole pubbliche, private o centri estivi. Per il 2022, l’indennità di frequenza ammonta per il  a 291,69 euro mensili.

Da gennaio 2023, gli importi dell’indennità di accompagnamento e quelli dell’indennità di frequenza aumenteranno del 7,3% grazie alla perequazione annuale.

Una volta diventata maggiorenne, la persona con disabilità deve sottoporsi a una nuova visita per confermare se persistono le condizioni necessarie per usufruire dell’indennità di accompagnamento.

Quella di frequenza, infatti, è riservata ai minori e non può essere concessa ai maggiorenni. Diventati adulti possono usufruire dei benefici concessi alle persone con disabilità di età compresa dai 18 ai 65 anni.

I minori, diventati maggiorenni non hanno più diritto agli aiuti economici ed è pertanto consigliabile di cambiare o aggiornare la documentazione prima del compimento del diciottesimo anno di età.

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