Per i concorsi serve l’iscrizione al collocamento mirato?

Per i concorsi serve l'iscrizione al collocamento mirato? Sul tema c’è molta confusione, generata anche da interpretazioni diverse della legge 68 del 1999. Vediamo come funziona, quali sono le disposizioni e cosa si dovrebbe fare.
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04/06/2024

Per i concorsi serve l’iscrizione al collocamento mirato? È uno dei dubbi più ricorrenti tra le persone con disabilità che hanno intenzione di partecipare a un bando pubblico e sono già occupate, anche part time. Sono escluse dai concorsi, per candidarsi dovrebbero prima licenziarsi. Sul punto la legge è ambigua e le risposte agli interpelli e le sentenze non sono riuscite a fare chiarezza. Anzi, se possibile si è creata maggiore confusione. (scopri le ultime notizie su categorie protette, Legge 104, diritto del lavoro, sussidi, offerte di lavoro e concorsi attivi. Leggile gratis su WhatsApp, Telegram e Facebook).

Per i concorsi serve l’iscrizione al collocamento mirato: è discriminazione?

Cerchiamo di capire come funziona. Ma partiamo da un presupposto: impedire a chi ha già un lavoro di partecipare a un concorso pubblico riservato alle categorie protette ci sembra una discriminazione. Si potrebbe tutelare in modo maggiore chi è disoccupato, e questo è un dato. Ma perché non consentire, facciamo un esempio, a chi è impegnato part time come segretaria di prendere parte a un concorso per l’assunzione nella pubblica istruzione?

Per quale motivo è sempre necessario lo stato di disoccupazione e l’iscrizione al collocamento mirato? Vediamo cosa dice la legge, quali sono i dubbi interpretativi che si sono susseguiti negli anni e cosa hanno stabilito diverse sentenze.

La questione come detto è complicata. L’articolo 7, comma 2, della legge 68/1999, la norma che disciplina il diritto al lavoro delle persone con disabilità prevede che «i lavoratori disabili iscritti nell’elenco di cui all’articolo 8, comma 2, della presente legge hanno diritto alla riserva di posti nei limiti della complessiva quota d’obbligo fino al cinquanta per cento dei posti messi a concorso».

E quindi, secondo la normativa, l’iscrizione alla lista del collocamento mirato, e quindi lo stato di disoccupazione, sono elementi imprescindibili per partecipare a un concorso pubblico.

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Cosa ha detto il ministero del Lavoro

Fin qui, tutto chiaro. Non sarebbe giusto, ma si escludono ambiguità. C’è un però, la risposta a un interpello del ministero del Lavoro (numero 50 del 28 dicembre 2011), che precisa, a proposito dell’articolo 8 della legge 68 del 1999: «Le persone di cui al comma 1 dell’articolo 1, che risultano disoccupate e aspirano a una occupazione conforme alle proprie capacità lavorative, si iscrivono nell’apposito elenco tenuto dai servizi per il collocamento mirato», nell’interpello si aggiunge che l’iscrizione è «funzionale ad un utile inserimento lavorativo».

Soffermiamoci su questo punto. «Funzionale ad un utile inserimento lavorativo» significa che è indispensabile per accedere alla riserva di posti, non per accedere alla «procedura selettiva» (mentre è ovviamente una condizione necessaria per la chiamata numerica o nominativa).

Chiariamo meglio: nell’interpello, il ministero del Lavoro ritiene che l’iscrizione al collocamento mirato sia indispensabile per sottoscrivere il contratto di lavoro, non per partecipare al concorso.

In pratica sarebbe quindi possibile partecipare a un concorso pubblico e, se si viene scelti, licenziarsi dal precedente lavoro, e solo dopo iscriversi al collocamento mirato, rispettando così il requisito previsto dalla legge 68 del 1999.

La disposizione ignorata

È stata proprio questa interpretazione del ministero del Lavoro a generare confusione. O meglio: la nota avrebbe chiarito la procedura, ma è stata successivamente ignorata.

E infatti, la direttiva numero 1, emanata il 24 giugno 2019 dal ministero della Pubblica amministrazione, e che riguarda proprio le linee guida del collocamento mirato obbligatorio delle categorie protette, non cita in nessun punto l’interpello del ministero del Lavoro.

Non solo non ne fa alcuna menzione, ma conferma che alla data di scadenza del bando è necessaria l’iscrizione alle graduatorie protette e di conseguenza lo stato di disoccupazione è una condizione indispensabile per avere diritto alla riserva di posti.

La norma eliminata

All’epoca a suscitare ancora maggiore confusione ha contribuito anche l’articolo 16, comma 2 della legge 68 del 1999. Disponeva questo: «I disabili che abbiano conseguito le idoneità nei concorsi pubblici possono essere assunti, ai fini dell’adempimento dell’obbligo di cui all’articolo 3, anche se non versino in stato di disoccupazione oltre il limite dei posti ad essi riservati nel concorso».

Quell’articolo della norma ha ovviamente suscitato più di qualche dubbio sulla necessità dello stato di disoccupazione per partecipare ai concorsi pubblici. La frase però («anche se non versino in stato di disoccupazione») è stata eliminata con l’entrata in vigore della legge 114 del 2014, dove sembra prevalere l’interpretazione opposta. Ovvero: la persona con disabilità per usufruire delle quote di riserva deve essere iscritta negli elenchi dei disoccupati, sia al momento della partecipazione al concorso, sia al momento della stipula del contratto.

Perché sembra? Perché in una direttiva del dipartimento Funzione Pubblica (la numero 1 del 2019), nella nota 30, cita una pronuncia della seconda sezione del Tar di Catanzaro Calabria (numero 127 del 9 febbraio 2010), nella quale si legge: «La disposizione è stata letta dalla giurisprudenza amministrativa nel senso di ritenere superflua la permanenza del requisito della disoccupazione…».

La sentenza di Benevento

E allora, come se ne esce? Al momento c’è una sentenza della sezione Lavoro e previdenza del tribunale di Benevento (la numero 572 del 19 aprile 2018), che riassume quella che dovrebbe essere la ratio della legge  68 del 1999 (la sua ragione principale). Ovvero: favorire l’inserimento lavorativo del soggetto svantaggiato che versi nello stato di disoccupazione. Venendo meno la disoccupazione (e dunque l’iscrizione nelle liste), non vi è più tutela da accordare a chi non rientri più negli elenchi dell’art. 8 cit.. È indubbio infatti che «la legge attribuisca la qualità di “riservista” alla persona disabile in possesso dei requisiti di cui agli artt. 1 e 8, alla quale l’assunzione deve essere garantita, ove ritenuta idonea all’esito del concorso pubblico».

«Diversamente, aderendo alla tesi attorea, si creerebbe un favore per il soggetto non più iscritto (in quanto medio tempore «occupato») ai danni degli altri concorrenti ancora in attesa di occupazione (e iscritti nelle cd. liste speciali), pervenendosi all’effetto distorsivo di consolidamento della posizione lavorativa del soggetto non più inoccupato in spregio all’aspirazione dell’inserimento lavorativo di tutti gli altri concorrenti ancora in attesa di occupazione e perciò iscritti nelle liste ex art. 8 L. 68/1999. È proprio la permanenza dell’iscrizione al momento dell’assunzione (e dunque il perdurare dello stato di disoccupazione) ad assolvere alla funzione di garanzia dell’interesse tutelato dalla norma speciale e non l’opposto».

Sintetizzando: è d’obbligo l’iscrizione al collocamento mirato perché la legge 68 del 1999 è stata introdotta per favorire l’inclusione al lavoro di persone con disabilità e non per favorire chi non è in stato di disoccupazione.

Trovare una soluzione alternativa

La sentenza di Benevento ha una motivazione valida. Ma per questa ragione sarebbe più logica una scelta che preservando le maggiori tutele alle persone con disabilità che non hanno un lavoro, garantisca anche a chi già lavora la possibilità di partecipare ai concorsi pubblici. In che modo? Le opzioni sono molte, ne citiamo una: si può ad esempio privilegiare a parità di punteggio chi è inoccupato.

Per come è impostata ora la normativa, una persona con disabilità che vive (magari con difficoltà) del suo lavoro, se ha intenzione di partecipare a un concorso pubblico e migliorare le sue condizioni, dovrà prima licenziarsi, iscriversi al collocamento mirato, partecipare a un bando, sperare di vincerlo e di essere effettivamente assunto senza che trascorrano, come capita, due o tre anni.

Non è un percorso che ha molta logica.

Per i concorsi serve l'iscrizione al collocamento mirato?
Nell’immagine due giovani verificano se per i concorsi serve l’iscrizione al collocamento mirato.

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