Ti spiego in questo articolo se con l’indennità di accompagnamento si può lavorare. Ovvero se il riconoscimento della non autosufficienza presuppone anche l’impossibilità a svolgere una attività lavorativa. - Scopri le nostre guide complete su invalidità, Legge 104 e pensione anticipata. Entra nei nostri gruppi WhatsApp e Telegram.

Guida aggiornata sull’Indennità di accompagnamento
https://invaliditaediritti.it/indennita-di-accompagnamento-guida-2024/
Indice
Cos’è l’indennità di accompagnamento?
L’accompagnamento è la prestazione economica introdotta dalla legge 11 febbraio 1980 n. 18: uno «zoccolo duro» di tutela che affianca la pensione di inabilità e l’assegno mensile per gli invalidi civili, ma senza limiti di reddito.
Viene corrisposta per dodici mensilità a chi, dopo accertamento medico ASL/INPS, risulti totalmente inabile (100 %) e, in più, non deambula senza aiuto o necessita di assistenza continua per gli atti quotidiani.
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L’importo è fisso e viene rivalutato a gennaio: nel 2025 è di 542,02 euro mensili.
A chi spetta e come viene riconosciuta?
Possono chiederla cittadini italiani, UE ed extra‑UE con permesso di soggiorno annuale, residenti abitualmente in Italia.
La domanda parte dal sito INPS con il certificato medico introduttivo; la commissione medico‑legale valuta la documentazione, effettua la visita oppure decide “sugli atti” se le carte sono complete.
Il verbale sanitario, quando attesta inabilità totale più una delle due condizioni di non autosufficienza, fa scattare il pagamento, accreditato il primo giorno bancabile del mese successivo.
L’indennità resta finché permangono i requisiti e si sospende solo dopo 29 giorni di ricovero gratuito a carico del SSN, situazione che va dichiarata annualmente.
Con l’indennità di accompagnamento si può lavorare?
Sì: la legge non pone alcuna incompatibilità con un’attività lavorativa, autonoma o dipendente. L’INPS ha ribadito che «l’indennità è compatibile con l’attività lavorativa».
In pratica, quindi, se la persona, pur gravemente invalida, riesce a svolgere un lavoro (magari remoto, adattato o part‑time) continua a percepire l’accompagnamento integralmente.
Restano naturalmente i controlli sanitari periodici: se in sede di revisione venisse meno la condizione di non autosufficienza – non la mera ripresa di un’attività – la prestazione potrebbe essere revocata. Ma il reddito da lavoro, da solo, non incide né sulle domande né sul diritto in pagamento, confermando la ratio assistenziale “universale” voluta dal legislatore del 1980 e ribadita dalle norme più recenti.

