Come verrà concessa la Legge 104 dal 2025

Scopri come verrà concessa la Legge 104 dal 2025 con la riforma della disabilità.
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24/05/2024

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Come verrà concessa la Legge 104 dal 2025

La Legge 5 febbraio 1992 n. 104, comunemente chiamata “Legge 104“, è la normativa che garantisce assistenza, integrazione sociale e diritti alle persone disabili.

Questa legge non solo si rivolge ai disabili, ma anche ai loro familiari che si prendono cura di loro, detti caregiver.

L’idea di base è che per raggiungere l’autonomia e l’integrazione sociale, la persona disabile e la sua famiglia devono ricevere adeguato supporto. Questo aiuto può essere di vario tipo: assistenza personale o familiare, supporto psicologico, psicopedagogico e tecnico.

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Ma come verrà concessa la Legge 104 dal 2025? La legge, aggiornata dal D.lgs. 62/2024, si applica a tutte le persone con compromissioni fisiche, mentali, intellettive o sensoriali durature.

Queste compromissioni, unite a varie barriere, possono impedire una piena ed effettiva partecipazione alla vita sociale, paritaria con gli altri. La disabilità viene riconosciuta attraverso una valutazione di base.

Questa valutazione unitaria comprende tutti gli accertamenti dell’invalidità civile previsti dalle normative attuali, in particolare:

accertamento dell’invalidità civile secondo la L. 30 marzo 1971, n. 118, e altre leggi correlate (L. 11 febbraio 1980, n. 18; L. 21 novembre 1988, n. 508; L. 11 ottobre 1990, n. 289);

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Grado di disabilità e bisogni di vita

Il riconoscimento della disabilità garantisce una tutela proporzionata al grado di disabilità, con priorità per chi necessita di sostegno intensivo (disabilità grave).

Questo include servizi per favorire l’inclusione scolastica, nelle istituzioni di formazione superiore e nel mondo del lavoro.

Inoltre, l’assistenza prevista dall’art. 33 della Legge 104 non deve essere vista solo come aiuto personale al disabile a casa, ma deve comprendere tutte le attività che la persona non può svolgere autonomamente.

La giurisprudenza ha chiarito che l’obiettivo della legge è permettere ai familiari del disabile di occuparsi dei suoi bisogni di vita.

In passato, è stato stabilito che i permessi della Legge 104/92 possono essere utilizzati anche quando il disabile è al lavoro, per permettere al familiare di svolgere attività burocratiche e commissioni per conto del disabile.

Definizione innovativa di disabilità

Il decreto ridefinisce la disabilità, superando l’approccio medico centrato sulla malattia. Ora la disabilità è vista come il risultato dell’interazione tra persone con limitazioni e barriere comportamentali e ambientali che ostacolano la partecipazione nella vita quotidiana.

Il decreto propone una nuova definizione di disabilità, in sintonia con la Convenzione ONU del 2006, che la considera come il risultato dell’interazione tra la persona e le barriere ambientali e comportamentali. Questo modello, chiamato bio-psico-sociale, è ora ufficialmente adottato nel nostro ordinamento.

Le modifiche apportate riguardano l’articolo 3 della Legge n. 104/1992, dove il concetto di “persona con disabilità” diventa la base per i diritti e le prestazioni, sostituendo le parole legate all'”handicap con riferimenti alla “condizione di disabilità.

Il concetto di “condizione di disabilità” è quindi considerato complesso e soggetto a evoluzione in base agli strumenti e ai criteri utilizzati nel processo di valutazione di base.

INPS e procedimento unificato dal 2026

A partire dal 1° gennaio 2026, l’INPS gestirà un processo unificato per la valutazione e la certificazione della condizione di disabilità. Questo processo coinvolge anche l’accertamento dell’invalidità civile, della cecità civile, della sordocecità e degli alunni con disabilità. La valutazione multidimensionale è orientata alla definizione di un progetto di vita personalizzato.

Valutazione multidimensionale e Patto di corresponsabilità

La valutazione multidimensionale coinvolge una valutazione bio-psico-sociale in collaborazione con la persona con disabilità. Partendo da una valutazione di base, si considerano anche gli elementi del contesto sociale. Il coinvolgimento di istituzioni ed enti assistenziali mira a creare un patto di corresponsabilità.

Diritto all’accomodamento ragionevole

Il decreto legislativo introduce il concetto di “accomodamento ragionevole,” che rappresenta una soluzione residuale in situazioni in cui l’esercizio pieno di un diritto civile e sociale comporterebbe oneri sproporzionati.

Questo concetto non limita il diritto al pieno accesso ai servizi previsti dalla legge. Il diritto all’accomodamento ragionevole è riconosciuto quando l’applicazione delle leggi non garantisce l’uguaglianza nell’esercizio dei diritti civili e sociali.

Può essere richiesto da persone con disabilità, genitori di minori con disabilità o tutori, e l’obbligo di fornirlo ricade sulla pubblica amministrazione, i concessionari di servizi pubblici e altri soggetti privati.

L’accomodamento ragionevole deve essere adeguato e appropriato, considerando il valore del diritto da garantire.

La valutazione della “non onerosità” tiene conto di vari fattori, inclusi le risorse disponibili e gli effetti sui terzi. In caso di rifiuto dell’accomodamento ragionevole, sono previsti ricorsi contro la pubblica amministrazione e i soggetti privati, con la possibilità di coinvolgere il Garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità per verificare eventuali discriminazioni.

La valutazione di base

La “valutazione di base” rappresenta un processo fondamentale per determinare la condizione di disabilità di un individuo, utilizzando le classificazioni ICD e ICF dell’OMS come punto di partenza. Questa valutazione è vitale per ottenere accesso a una serie di interventi, benefici e supporti di varia intensità.

Tutte le persone richiedenti la certificazione di disabilità, compresi minori e anziani non autosufficienti.

Nota: le persone anziane seguono una procedura diversa, conforme alla legge.

La valutazione di base si basa su un approccio medico-legale che considera i fattori biologici, psicologici e sociali che contribuiscono alla disabilità. Il questionario WHODAS, valutando il funzionamento in sei domini, è utilizzato per questa valutazione.

La richiesta può essere fatta dall’interessato, dal genitore/tutore, o da un amministratore di sostegno autorizzato.

Il processo deve completarsi entro 90 giorni dalla ricezione del certificato medico iniziale, con possibilità di sospensione in casi specifici.

L’INPS è l’ente responsabile della valutazione di base, condotta in una seduta collegiale.

La persona valutata può essere assistita dal proprio medico o psicologo durante la valutazione.

Cosa succede dopo la valutazione di base

Al termine della valutazione, alla persona con disabilità viene illustrato il diritto di avviare il processo per un progetto di vita personalizzato presso il Comune di residenza.

La conclusione si attesta con un certificato caricato sul Fascicolo Sanitario Elettronico, precedendo il riconoscimento di benefici e prestazioni.

Le persone hanno il diritto di richiedere una nuova valutazione in caso di nuove condizioni di disabilità o se è necessario maggiore sostegno.

Importante: l’esito della valutazione di base determina il riconoscimento ufficiale della condizione di disabilità, indispensabile per accedere ai benefici e ai sostegni appropriati.

Come verrà concessa la legge 104 dal 2025
Come verrà concessa la Legge 104 dal 2025. Nella foto: calendario con l’anno 2025

Il progetto di vita

Il progetto di vita è un piano su misura per le persone con disabilità, progettato per aiutarle a raggiungere i loro obiettivi e migliorare la loro qualità di vita.

Questo piano considera una serie di servizi, interventi e supporti, sia formali che informali, al fine di assicurare una vita soddisfacente, lo sviluppo delle capacità e la partecipazione attiva della persona con disabilità in modo paritario rispetto agli altri.

Il diritto al progetto di vita personalizzato è considerato fondamentale e deve essere garantito dallo Stato, dalle regioni e dagli enti locali, indipendentemente dall’età e dalle condizioni personali e sociali della persona con disabilità.

L’obiettivo principale del progetto di vita è soddisfare le esigenze e le aspirazioni della persona, facilitando la sua inclusione sociale e la partecipazione in diversi contesti di vita.

La persona con disabilità detiene il controllo del progetto di vita, avendo il diritto di richiedere, definire e apportare modifiche al proprio piano in base ai propri desideri, aspettative e scelte.

Può ricevere supporto da un individuo di fiducia, anche tra gli operatori coinvolti nella valutazione multidimensionale. La libertà di scelta sulla residenza e la continuità dei servizi sono elementi chiave, promuovendo la partecipazione attiva e l’autodeterminazione della persona.

Istanza e avvio del processo per la richiesta del Progetto di vita

Il processo di richiesta e definizione del progetto di vita inizia quando la persona con disabilità o il suo rappresentante presenta un’istanza, che può essere avanzata in qualsiasi momento. La definizione del piano avviene durante la valutazione multidimensionale.

In sintesi, il progetto di vita pone la persona con disabilità al centro del processo decisionale, garantendo diritti fondamentali e coinvolgendo vari attori per assicurare una vita di qualità e partecipazione attiva.

Il progetto di vita deve includere:

  • Obiettivi: determinati attraverso una valutazione multidimensionale.
  • Servizi, interventi e misure: coprendo aree come apprendimento, socialità, formazione, lavoro, casa e habitat sociale, con accomodamenti ragionevoli.
  • Elenco degli operatori: indicando responsabilità specifiche.
  • Referente: designato per l’attuazione del progetto.
  • Verifiche periodiche: considerando la natura dinamica della disabilità e le variabili di contesto.

I servizi devono migliorare la qualità di vita, promuovendo l’inclusione e l’uguaglianza nei diritti civili e sociali.

Il progetto può prevedere servizi personalizzati, come un trasporto extraurbano per uno studente universitario con disabilità, utilizzando risorse come il pulmino dell’università e contributi locali.

Si stabilisce un “budget di progetto” che definisce risorse umane, professionali, strumentali, tecnologiche ed economiche.

Il progetto, redatto in formato accessibile, viene approvato dai responsabili e dalla persona interessata, diventando vincolante e attuabile. La persona può contribuire con risorse proprie e gestire il budget.

Il progetto di vita è garantito anche in cambiamenti di contesto, coordinandosi con la Legge n. 33 del 2023 per assicurare continuità dei servizi oltre i 65 anni.

Un referente coordinerà l’attuazione, monitorando il progetto, raccogliendo segnalazioni e mantenendo un dialogo costante per apportare modifiche necessarie.

Le Regioni possono definire ulteriori compiti del referente o profili soggettivi in merito.

Diritto di rinuncia e valutazione multidimensionale

La persona con disabilità ha il diritto di rinunciare al progetto di vita in qualsiasi momento, senza precludere la possibilità di avviare un nuovo processo. La valutazione multidimensionale coinvolge professionisti e figure chiave nella vita della persona con disabilità.

Sperimentazione e principio di non regressione

Come abbiamo detto, il nuovo progetto normativo, in vigore dal 1° gennaio 2025, introduce un modello migliorato di valutazione per le persone con disabilità.

Questo include una valutazione di base rinnovata, un nuovo processo di valutazione multidimensionale, la creazione di un progetto individuale e la stesura del budget di progetto.

La fase sperimentale, che durerà tutto l’anno 2025, è finanziata con 50 milioni di euro aggiuntivi rispetto ai fondi già previsti dalla legislazione esistente per i servizi personalizzati.

Un principio chiave introdotto è il “principio di non regressione“, mirato a preservare i diritti acquisiti dalle persone con disabilità.

Questo principio assicura la continuità della tutela e del supporto durante i periodi di transizione normativa, impedendo che le nuove disposizioni riducano l’accesso ai benefici e alle protezioni dei diritti fondamentali garantiti dal nuovo quadro normativo sulla disabilità.

FAQ sull’invalidità civile 2024

Chi viene riconosciuto invalido civile nel 2024?

Nel 2024, vengono riconosciute come invalide civili le persone che presentano condizioni di salute che soddisfano i criteri stabiliti dalla legge e dalle tabelle ministeriali. Queste condizioni possono variare da caso a caso e includono, ad esempio, disabilità fisiche o mentali gravi che limitano in modo significativo la capacità di svolgere le attività quotidiane.

Cosa sono le tabelle per l’invalidità civile?

Le tabelle per l’invalidità civile sono strumenti utilizzati per determinare il grado di invalidità di una persona in base a criteri medici e legali. Queste tabelle contengono una serie di parametri e indicatori che vengono presi in considerazione per valutare la condizione di salute di un individuo e stabilire se questa giustifichi il riconoscimento dell’invalidità civile.

Come presentare domanda di invalidità civile?

Per presentare la domanda per l’invalidità civile all’INPS hai a disposizione 2 alternative:

1.  Puoi presentarla tu stesso attraverso il portale web dell’INPS, munito di identità digitale: SPID (Sistema Pubblico di Identità), CIE (Carta di identità Elettronica) o CNS(Carta Nazionale dei Servizi).

2. Puoi farti seguire da un’associazione di categoria, da un patronato sindacale o da un CAF.

In entrambi i casi, la domanda per l’invalidità civile va compilata esclusivamente per via telematica, dopo aver redatto il modello domanda invalidità civile INPS, inserendo il numero identificativo presente nel certificato del medico curante.

Il sistema ti permette di stamparlo e ti propone delle date per la convocazione, tra le quali potrei scegliere quella a tuo piacimento. La prima visita deve essere fissata entro 30 giorni dalla data di presentazione della domanda. In caso di patologia oncologica o patologia tra quelle comprese nel decreto 2 agosto 2007, la visita deve ricadere entro 15 giorni dalla data di presentazione della domanda.

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