Ti spiego in questo articolo come comportarsi dopo un infortunio sul lavoro. Cosa fare, a chi rivolgersi, come funzionano le procedura e a cosa hai diritto. - Scopri le nostre guide complete su invalidità, Legge 104 e pensione anticipata. Entra nei nostri gruppi WhatsApp e Telegram.

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Indice
Cos’è l’infortunio sul lavoro?
Nel linguaggio giuridico italiano si definisce infortunio sul lavoro qualsiasi evento lesivo «causato da una causa violenta in occasione di lavoro» che provochi morte, invalidità permanente o inabilità temporanea superiore a tre giorni.
La formula, fissata dall’articolo 2 del Testo unico n. 1124 del 1965, mette insieme tre ingredienti: il nesso con l’attività lavorativa, la rapidità dell’azione lesiva (la “causa violenta”) e un danno che costringa il lavoratore ad allontanarsi dall’impiego o gli lasci postumi permanenti.
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Dal 2000 in poi il decreto legislativo 38 ha precisato criteri di indennizzo e tabellato il danno biologico, ma la definizione originaria resta il faro di ogni istruttoria INAIL.
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Cos’è l’infortunio in itinere?
La tutela non si ferma ai cancelli dell’azienda. L’articolo 12 del decreto legislativo 38/2000 ha infatti esteso l’assicurazione agli incidenti che capitano «nel normale percorso di andata e ritorno tra l’abitazione e il luogo di lavoro», compresi i tragitti per la mensa o fra due sedi di servizio.
L’indennizzo vale finché il tragitto è ragionevole e privo di deviazioni arbitrarie; l’uso dell’auto privata è coperto quando i mezzi pubblici non sono praticabili o prolungherebbero in modo eccessivo il viaggio.
Con la circolare 19/2025 l’INAIL ha ricordato che la copertura si applica automaticamente anche ai progetti utili alla collettività dei Comuni.
Come comportarsi dopo un infortunio sul lavoro?
La prima regola è la tempestività. Il lavoratore deve farsi soccorrere e ottenere il certificato medico di primo intervento; il documento viene trasmesso telematicamente all’INAIL dal medico o dal pronto soccorso e il lavoratore comunica al datore il numero identificativo del certificato.
Se la prognosi supera i tre giorni, il datore invia la denuncia d’infortunio entro quarantotto ore, ridotte a ventiquattro in caso di evento mortale o con pericolo di vita, usando la procedura online aggiornata a maggio 2025 che chiede anche di dichiarare se l’incidente è avvenuto in cantiere.
Finita la prognosi, il rientro anticipato è possibile solo con un certificato di guarigione rilasciato (sempre in via telematica) dal medico legale INAIL, perché il datore non può far lavorare chi è ancora in malattia.
A cosa si ha diritto dopo un infortunio sul lavoro?
Dal quarto giorno l’INAIL paga l’indennità temporanea: il 60 per cento della retribuzione media giornaliera fino al novantesimo giorno e il 75 per cento dal novantunesimo fino alla guarigione, mentre i primi tre giorni sono a carico del datore nei limiti previsti dal contratto collettivo.
Se restano postumi fra il 6 e il 15 per cento si riceve un capitale esentasse; dal 16 per cento in su scatta la rendita mensile che comprende danno biologico e quota patrimoniale, rivalutata ogni anno secondo le tabelle INAIL.
A queste prestazioni economiche si affiancano cure sanitarie, fisioterapia, protesi, rimborso farmaci e, in caso di grave menomazione, misure di reinserimento lavorativo, tutte senza ticket grazie al principio dell’“automaticità delle prestazioni” sancito dal Testo unico e ribadito dal portale INAIL.
Come funziona la procedura?
Ricevuto il certificato, il sistema informatico INAIL apre il fascicolo elettronico dell’infortunio.
Il datore di lavoro compila online la denuncia inserendo i dati del sinistro, allega eventuali documenti e riceve una ricevuta che vale come prova dell’adempimento.
Durante la malattia l’Istituto può convocare il lavoratore per visite di controllo o inviare personale sanitario sul posto di degenza; il medico INAIL può modificare la prognosi o disporre esami specialistici.
Alla guarigione viene emesso il certificato definitivo che chiude l’evento: se i postumi superano il 5 per cento, parte la valutazione medico-legale per il danno biologico; in caso contrario il fascicolo si archivia.
Tutto il percorso è tracciato nella piattaforma telematica illustrata nei manuali operativi 2025, così da garantire tempistiche trasparenti e consultabili sia dal lavoratore sia dal datore attraverso lo SPIDt.
Il cuore della tutela, dunque, è un meccanismo codificato da decenni ma ormai integralmente digitale, che scatta dal momento stesso in cui il medico invia il certificato e che accompagna il lavoratore fino al pieno reinserimento o, se restano esiti permanenti, per tutta la vita lavorativa.

