Come chiedere l’assistenza domiciliare integrata?

Vediamo in questo post come chiedere l’assistenza domiciliare integrata. Quali sono le norme, le procedure e i diritti.

Ti spiego in questo articolo come chiedere l’assistenza domiciliare integrata per un familiare che è in condizioni mediche precarie. Come funziona la procedura, cosa deve fare e quali sono i diritti del cittadino. - Scopri le nostre guide complete su invalidità, Legge 104 e pensione anticipata. Entra nei nostri gruppi WhatsApp e Telegram.

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Cos’è l’assistenza domiciliare integrata?

È il servizio del Servizio sanitario nazionale che porta a casa, in modo organizzato e continuativo, le cure mediche, infermieristiche e riabilitative necessarie quando la persona è fragile o non autosufficiente. 

Non è un “aiuto generico”, ma un percorso sanitario: parte da una valutazione multidimensionale, prosegue con la presa in carico da parte di un’équipe multiprofessionale e si traduce in un Piano assistenziale individuale (PAI) che stabilisce chi farà cosa, con quale intensità e per quanto tempo. 

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Questo impianto è scritto nei Livelli essenziali di assistenza (DPCM 12 gennaio 2017, art. 22) ed è stato rafforzato dal DM 77/2022, che ha ridisegnato l’assistenza territoriale introducendo standard, ruoli (Casa della Comunità, Centrale Operativa Territoriale) e requisiti di continuità anche tramite telemedicina. In termini semplici: l’ADI è “casa come primo luogo di cura”, ma con regole chiare, équipe definite e responsabilità clinica del medico di famiglia o del pediatra.

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A chi spetta?

Spetta a chi, per patologie in atto o per gli esiti di una malattia, ha bisogno di cure a domicilio per stabilizzare il quadro clinico, limitare il declino funzionale, prevenire ricoveri evitabili e migliorare la qualità di vita. 

È garantita dai LEA, quindi è un diritto su tutto il territorio nazionale; le cure palliative domiciliari hanno un capitolo specifico a parte. La legge distingue vari livelli di intensità (dal “base” fino ai livelli ADI più complessi) e chiede sempre la valutazione multidimensionale con un PAI su misura. 

Oltre alla componente sanitaria, possono essere previsti interventi di sostegno alla persona: in questi casi il DPCM 2017 stabilisce che l’aiuto infermieristico/assistenziale professionale è a carico del SSN al 100% per i primi 30 giorni dopo una dimissione protetta, e al 50% oltre, mentre gli altri interventi sociali si attivano in base al bisogno rilevato dall’équipe. 

Per le eventuali quote sociali e per l’accesso agevolato si applicano le regole ISEE (DPCM 159/2013, in particolare l’ISEE sociosanitario), aggiornate nel 2024-2025 con modifiche tecniche al regolamento. In pratica: la parte sanitaria non ha ticket, la parte sociale può prevedere compartecipazioni definite a livello locale e calcolate con l’ISEE.

Come chiedere l’assistenza domiciliare integrata?

La porta d’ingresso più semplice è il medico di medicina generale o il pediatra: valuta il bisogno, avvia la richiesta e partecipa alla definizione del PAI. 

Se si è in ospedale, si può attivare la “dimissione protetta”, cioè il passaggio strutturato dall’ospedale al domicilio con attivazione dell’ADI prima del rientro a casa; il DPCM 2017 impone alle aziende sanitarie di garantire questa continuità. Sul territorio, il DM 77/2022 indica come punti di accesso la Casa della Comunità e la Centrale Operativa Territoriale: lì si coordinano équipe e servizi, si tracciano le prese in carico nel Fascicolo Sanitario Elettronico e, quando serve, si usano gli strumenti di telemedicina previsti dalle linee guida. 

Dopo la richiesta, un’Unità di Valutazione multidisciplinare effettua la valutazione, scrive il PAI e l’ADI parte con tempi e frequenze stabiliti dal piano; il servizio deve assicurare continuità anche 7 giorni su 7, secondo gli standard regionali. 

Poiché l’organizzazione pratica cambia da Regione a Regione, molte amministrazioni indicano percorsi analoghi: ad esempio, la Puglia prevede domanda del medico alla Porta Unica di Accesso del Distretto, valutazione dell’Unità di Valutazione Multidimensionale e avvio programmato delle cure. Lo schema è sovrapponibile in gran parte d’Italia, con denominazioni locali diverse.

Un’ultima nota utile per orientarsi nel 2025. La cornice nazionale ha avuto due aggiornamenti importanti: gli standard dell’assistenza territoriale fissati dal DM 77/2022 sono operativi e riguardano direttamente l’ADI; inoltre, per gli anziani non autosufficienti è stata avviata in via sperimentale una “prestazione universale” di sostegno alla domiciliarità e all’autonomia (decreto MLPS 21 febbraio 2025). 

È un aiuto economico aggiuntivo rispetto alle cure sanitarie a domicilio: non sostituisce l’ADI, ma può integrare il progetto a casa quando ci sono i requisiti. Per attivare correttamente i percorsi, la rotta migliore resta sempre la stessa: medico di famiglia/pediatra, punto di accesso del Distretto o Casa della Comunità, valutazione e PAI. 

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Nell’immagine una donna chiede all’ASL informazioni sull’assistenza domiciliare integrata.

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