Collocamento mirato e cassa integrazione: come funziona

Scopri cosa sapere a riguardo del collocamento mirato e cassa integrazione: in quali casi viene sospeso l'obbligo di assunzione?
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13/06/2024

Collocamento mirato e cassa integrazione: vediamo nel dettaglio in quali casi viene sospeso l’obbligo di assunzione di persone disabili per il datore di lavoro (scopri le ultime notizie su categorie protette, Legge 104, diritto del lavoro, sussidi, offerte di lavoro e concorsi attivi. Leggile gratis su WhatsApp, Telegram e Facebook).

Viene sospeso l’obbligo di assunzione dalle liste di collocamento mirato in caso di cassa integrazione?

La richiesta di ammortizzatori sociali straordinari e l’avvio di una procedura collettiva di riduzione di personale sono chiari segnali di difficoltà o di crisi aziendale che influenzano significativamente le norme sul collocamento obbligatorio dei disabili, specialmente quando l’azienda interessata non rispetta le disposizioni della Legge n. 68/1999.

Secondo l’art. 3, comma 5 di questa specifica normativa, l’assunzione obbligatoria di portatori di handicap riguarda i datori di lavoro che occupano almeno 15 dipendenti.

In caso di utilizzo degli ammortizzatori sociali straordinari (Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria – CGIS), come disciplinato dall’art. 21 del D.L.vo n. 148/2015, l‘avviamento obbligatorio dei disabili viene sospeso per tutta la durata dell’ammortizzatore sociale, limitatamente all’ambito provinciale dell’unità produttiva interessata al trattamento di CIGS. Tale sospensione è proporzionale alle carenze risultanti dal prospetto di denuncia delle unità carenti.

La sospensione parziale degli obblighi occupazionali si applica anche alle imprese che ricorrono ai Fondi bilaterali, al FIS, e ad altri Fondi previsti dagli articoli 26, 27, 29 e 40 del D.L.vo n. 148/2015, come chiarito dall’interpello n. 38 del 12 settembre 2008 del Ministero del Lavoro.

In tal caso, la sospensione deve essere comunicata ai servizi per il collocamento competenti, allegando la documentazione necessaria e il decreto ministeriale di concessione dell’ammortizzatore.

Per quanto riguarda la Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria (CIGO), la legge non prevede la sospensione degli obblighi di assunzione dalle liste di collocamento mirato, poiché la CIGO, concessa per crisi temporanea, non implica un intervento strutturale come la CIGS. In tali situazioni, l’azienda dovrà sottoscrivere una convenzione con i servizi competenti al fine di posticipare gli avviamenti delle unità carenti.

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Cosa succede in caso di procedura collettiva di riduzione del personale?

In caso di procedura collettiva di riduzione del personale, la sospensione degli obblighi di assunzione è totale e si applica all’intera azienda, indipendentemente dalla sua articolazione sul territorio nazionale.

La durata della sospensione corrisponde al periodo della procedura di mobilità, che è di 75 giorni per controversie con più di dieci licenziamenti, e al periodo di diritto di precedenza all’assunzione, previsto per sei mesi dalla data del licenziamento.

Se durante la procedura vengono effettuati almeno cinque licenziamenti, l’avviamento obbligatorio dei lavoratori disabili resta sospeso fino alla scadenza del diritto di precedenza. Tale diritto è garantito dall’art. 15, comma 6, della Legge n. 264/1949.

Infine, il licenziamento collettivo di un portatore di handicap avviato obbligatoriamente, o un recesso per giustificato motivo oggettivo, può essere annullato se, al momento della cessazione del rapporto, il numero di lavoratori obbligatoriamente occupati è inferiore alla quota di riserva prevista dall’art. 3 della Legge n. 68/1999.

Per ottenere la sospensione degli obblighi occupazionali, il datore di lavoro deve informare i servizi per l’impiego competenti e inviare tutta la documentazione necessaria, assicurando così il rispetto delle norme vigenti e la corretta gestione delle procedure di crisi aziendale.

Collocamento mirato e cassa integrazione
Collocamento mirato e cassa integrazione – L’immagine mostra una donna in carrozzina con delle stampelle e un collare cervicale che sta discutendo con un uomo in un ufficio.

In quali si può licenziare un disabile assunto con collocamento mirato?

Le categorie protette possono essere licenziate in conformità con la Legge 604/1996 nei seguenti casi:

  1. Giusta causa (art. 2119 c.c.): il licenziamento è legittimo se avviene per una causa grave che non consente la prosecuzione del rapporto di lavoro neanche in via provvisoria.
  2. Giustificato motivo: questo può essere oggettivo o soggettivo. Nel caso del giustificato motivo oggettivo, il licenziamento può essere motivato da ragioni economiche od organizzative dell’azienda. Per quanto riguarda il giustificato motivo soggettivo, potrebbe includere anche il peggioramento delle condizioni di salute del lavoratore che impedisce la continuazione delle sue mansioni.

Secondo l’articolo 10 della legge 68/1999, prima di procedere con il licenziamento di un lavoratore appartenente alle categorie protette, il datore di lavoro deve richiedere l’intervento della commissione integrata ASL/INPS per una visita medica.

Questa valutazione serve a verificare se esistono le condizioni per un ricollocamento del lavoratore all’interno dell’azienda.

Se il verbale della commissione conclude che il ricollocamento non è possibile, il licenziamento del lavoratore appartenente alle categorie protette diventa legittimo.

Un altro scenario che può giustificare il licenziamento è la necessità dell’azienda di ridurre il personale per ragioni economiche.

FAQ su collocamento mirato e cassa integrazione

Quando si perde l’iscrizione al collocamento mirato?

L’appartenenza alle categorie protette termina quando una persona con disabilità ottiene un impiego con un contratto che dura più di sei mesi e guadagna un reddito annuo superiore a 8.000 euro.

Cosa succede dopo l’iscrizione al collocamento mirato?

L’iscrizione al collocamento mirato permette ai lavoratori disabili di essere notati dalle aziende. Il Centro per l’Impiego, considerando la compatibilità tra la specifica disabilità e il tipo di lavoro, convoca, quindi, i potenziali candidati seguendo l’ordine della graduatoria.

Come si decide chi va in cassa integrazione?

La decisione su chi viene messo in cassa integrazione spetta all’azienda, che determina quali e quanti dipendenti accederanno a questo regime e con quale riduzione oraria. Inoltre, è sempre l’impresa che comunica all’INPS i dati anagrafici e la situazione contrattuale di ciascun lavoratore.

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