Vediamo in questo post se chi ha l’Ape sociale può continuare a lavorare o c’è il divieto di svolgere qualsiasi attività lavorativa fino a quando scatta a 67 anni la pensione di vecchiaia. - Scopri le nostre guide complete su invalidità, Legge 104 e pensione anticipata. Entra nei nostri gruppi WhatsApp e Telegram.

Guida su come andare in pensione con l’invalidità: agevolazioni e e anticipi
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Indice
Cos’è l’Ape sociale?
È un’indennità-ponte, pagata dall’INPS, che consente ad alcune categorie di lavoratori in condizioni di particolare difficoltà di smettere di lavorare prima della pensione di vecchiaia e arrivarci con un sostegno mensile.
Non è una pensione: l’importo è pari alla rata della pensione maturata al momento della domanda, ma non può superare 1.500 euro lordi al mese, è corrisposto per 12 mensilità, non si rivaluta, non dà contributi figurativi e non è reversibile. La disciplina nasce con la Legge 11 dicembre 2016 n. 232 (art. 1, commi 179-186) ed è attuata dal D.P.C.M. 23 maggio 2017 n. 88; le prime istruzioni sono state fissate dalla circolare INPS n. 100/2017.
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La misura è stata via via prorogata ed è in vigore anche nel 2025: l’INPS ha confermato la proroga al 31 dicembre 2025 e ha richiamato le istruzioni operative con la circolare n. 53 del 5 marzo 2025.
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A chi viene riconosciuta e come funziona?
Riguarda quattro platee, con età e contributi minimi fissati dalla legge: chi è disoccupato dopo aver finito gli ammortizzatori, chi assiste da almeno sei mesi un familiare con disabilità grave, chi ha un’invalidità civile pari o superiore al 74%, e chi ha svolto lavori “gravosi” per un periodo continuativo definito.
Dal 2024 il requisito anagrafico è stato innalzato a 63 anni e 5 mesi ed è stato confermato per il 2025; i contributi minimi restano 30 anni per disoccupati, caregiver e invalidi e 36 anni per i lavori gravosi, con la riduzione a 32 anni per alcune categorie come edili e ceramisti.
Per le lavoratrici madri è prevista una riduzione del requisito contributivo di 12 mesi per figlio, fino a un massimo di due anni (la cosiddetta “Ape sociale donna”).
L’accesso è a domanda e si svolge in due passaggi: prima la verifica del diritto e poi la domanda di accesso alla prestazione. Per il 2025 le finestre per la verifica sono fissate al 31 marzo, 15 luglio e 30 novembre.
La decorrenza parte dal primo giorno del mese successivo alla domanda di trattamento, ma solo “previa cessazione” di qualsiasi attività lavorativa dipendente, autonoma o parasubordinata, svolta in Italia o all’estero.
Chi ha l’Ape sociale può continuare a lavorare?
In una parola: no. Per ottenere l’Ape sociale bisogna aver cessato ogni attività lavorativa. E una volta entrati nel beneficio, chi è stato certificato nel 2024 e nel 2025 è soggetto a un regime di incumulabilità molto rigido con i redditi da lavoro.
La legge di bilancio 2024 (art. 1, comma 137, L. 213/2023), recepita dalla circolare INPS n. 35/2024 e confermata per il 2025, prevede che il titolare decada se svolge attività di lavoro dipendente o autonomo; l’unica eccezione è il lavoro autonomo occasionale nei limiti di 5.000 euro lordi annui.
In caso di superamento del limite o di ripresa di lavoro, l’indennità dell’anno diventa indebita e l’INPS procede al recupero; inoltre il beneficiario deve comunicare all’Istituto l’evento entro 5 giorni. Chi era stato certificato in anni precedenti resta soggetto al vecchio regime più “morbido” (limiti 8.000 euro per lavoro dipendente/parasubordinato e 4.800 euro per autonomo).
In pratica: con l’Ape sociale si smette di lavorare e si riceve un’indennità-ponte fino all’età di vecchiaia; nel 2025 non è ammesso riprendere un lavoro, salvo prestazioni davvero occasionali entro 5.000 euro lordi l’anno. Oltre quella soglia, o in caso di qualsiasi lavoro dipendente/autonomo, si perde il beneficio e l’INPS recupera le somme.

