Assistente per autonomia e comunicazione: a chi spetta

Chi è, cosa fa e come richiedere l’assistente per autonomia e comunicazione. L’obbligo degli enti locali e i diritti degli alunni e studenti con disabilità dovuta a qualsiasi causa.

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Gli alunni con disabilità non fanno parte di un gruppo omogeneo. Proprio per questo non possono essere trattati tutti con le stesse procedure.

Ogni bambino con disabilità è prima di tutto una persona, con una propria storia personale e con una specifica disabilità.

Proprio per questi motivi, oggi nelle scuole sono presenti diverse figure specializzate che svolgono ruoli ausiliari e compensatori, in sinergia con il docente curricolare e con l’insegnante di sostegno.

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Una di queste è l’assistente per autonomia e comunicazione. Vediamo di cosa si occupa, da chi è formato e come richiederlo.

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Chi è l’assistente per autonomia e comunicazione?

L’assistente per autonomia e comunicazione è una figura prevista dall’articolo 42 del DPR 616/1977 e dall’articolo 13 della Legge 104/1992, il quale sancisce l’obbligo, per gli Enti locali, di fornire all’interno di tutte le scuole di ogni ordine e grado di questa figura specializzata a favore degli alunni con handicap fisici o sensoriali.

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Di cosa si occupa l’assistente per autonomia e comunicazione?

L’assistente per autonomia e comunicazione è un operatore socio-educativo assegnato a ciascun disabile, che ha il compito di mediare e rendere agevole la comunicazione, l’apprendimento, l’integrazione e la relazione.

Per raggiungere questi obiettivi, fa da tramite tra lo studente con disabilità (fisica, psichica o sensoriale), la sua famiglia, la scuola, la classe e i servizi territoriali specialistici.

Le sue funzioni devono essere e distinte da quelle dell’assistente di base, igienico-personale, affidate invece ai collaboratori scolastici.

Si tratta di un operatore – educatore, mediatore che:

  • facilita la comunicazione dello studente disabile con le persone che interagiscono con lui;
  • stimola lo sviluppo delle abilità nelle diverse dimensioni dell’autonomia di base e sociale;
  • media tra l’allievo con disabilità e il gruppo classe per potenziare le relazioni tra pari, lo supporta nella partecipazione alle attività scolastiche;
  • partecipa alla programmazione didattico-educativa e gestisce le relazioni con gli operatori psico-socio-sanitari, in vista di progetti di intervento.

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Che differenza c’è tra l’insegnante di sostegno e l’assistente per autonomia e comunicazione?

L’insegnante di sostegno è, appunto, un insegnante, come i colleghi che insegnano le materie a tutti gli alunni, solo che non ha una materia specifica ma interviene sull’intera classe, in cui è contitolare, per sviluppare assieme ai colleghi il progetto di inclusione di un alunno con disabilità. È assunto dallo stato (nelle scuole statali).

L’assistente per autonomia e comunicazione è assunto dall’Ente locale per favorire l’inclusione scolastica di un alunno con disabilità (solo per lui, non per tutta la classe).

Non è insegnante, e quindi non ha specifiche competenze didattiche, non valuta gli apprendimenti, ma può promuovere l’autonomia dell’alunno in tanti modi, anche potenziando il suo metodo di studio, aiutandolo a organizzare le conoscenze o altro.

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Chi assicura il diritto all’assistente per autonomia e comunicazione allo studente disabile?

La necessità dell’assistente per autonomia e comunicazione deve essere prescritta nella documentazione sanitaria-scolastica contenente la certificazione e la diagnosi funzionale dello studente, cioè la descrizione analitica della compromissione funzionale dello stato psicofisico dell’alunno in situazione di handicap, al momento in cui accede alla struttura sanitaria per conseguire gli interventi previsti dagli articoli 12 e 13 della Legge n. 104 del 1992.

In presenza di queste situazioni certificate è il Dirigente scolastico che deve assicurare il diritto all’assistenza (come da nota del M.I.U.R. n.3390 del 30/11/01) inoltrando la richiesta all’Ente Pubblico locale di riferimento.

Sarà, poi, l’ASL di riferimento ad individuare la figura professionale specifica (art.12 Legge 104/92).

Al massimo entro il mese di luglio, le famiglie interessate devono fare richiesta al Dirigente Scolastico per avere l’assegnazione di un assistente per autonomia e comunicazione che possa assistere l’alunno con disabilità.

Scopri il processo da seguire per come richiedere l’insegnante di sostegno per aiutare uno studente disabile e quali sono i requisiti.

Assistente per autonomia e comunicazione
Assistente per autonomia e comunicazione: a chi spetta

Chi si occupa di fornire l’assistente per autonomia e comunicazione?

L’assistente per autonomia e comunicazione viene reclutato e formato dagli Enti locali, tenuti a fornire gli assistenti per l’autonomia agli alunni non autosufficienti o parzialmente non autosufficienti e assistenti per la comunicazione agli alunni con grave difficoltà di comunicazione dovuta a qualsiasi causa.

Per gli studenti con disabilità della scuola secondaria di secondo grado, il Decreto Legislativo 31 marzo 1998 n. 112, art.139, attribuiva alle province il compito di reclutare gli assistenti agli studenti disabili.

A seguito dell’abolizione delle competenze delle province a decorrere dal primo gennaio 2016, la legge di stabilità 2016 (28 dicembre 2015 n. 208), art. 1 comma 947, ha attribuito alle Regioni il compito di garantire gli assistenti educativi e della comunicazione, a meno che le Regioni stesse non abbiano già deliberato le nuove competenze alle Città metropolitane o ad altri enti.

Infine, il D.lgs. 13 aprile 2017 n. 66, integrato dal D.lgs. n 7 agosto 2019 n.96, ha previsto, in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano, che siano individuati i criteri per una progressiva uniformità su tutto il territorio nazionale della definizione dei profili professionali del personale destinato all’assistenza per l’autonomia e la comunicazione personale, anche attraverso la previsione di specifici percorsi formativi.

Nel caso in cui l’assistente non venga assegnato, la famiglia può diffidare il Dirigente Scolastico o l’Ente Locale, a seconda della responsabilità della mancata assegnazione e nel caso la diffida non sortisca effetto, ricorrere all’autorità giudiziaria.

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