Anziani non autosufficienti: passa il decreto, cosa prevede

Anziani non autosufficienti, c’è il parere favorevole della Commissione sulla riforma che rivoluziona l’assistenza degli anziani, introduce un nuovo sostegno economico a supporto dell’indennità di accompagnamento e prevede degli aiuti, anche economici, per i caregiver familiari. Sono state mosse cinque nuove condizioni. Vediamo nel dettaglio di cosa si tratta.
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14/03/2024

La riforma dell’assistenza per gli anziani non autosufficienti ha ricevuto il via libera dal Consiglio dei ministri. La misura prevede l’introduzione di un nuovo sostegno economico a supporto dell’indennità di accompagnamento e aiuti, anche economici, per i caregiver familiari. Vediamo di cosa si tratta. (scopri le ultime notizie su Legge 104, invalidità civile, categorie protette, diritto del lavoro, sussidi, offerte di lavoro e concorsi attivi. Leggile gratis su WhatsApp, Telegram e Facebook).

Indice

Obiettivi della riforma

La riforma dell’assistenza agli anziani non autosufficienti è stata approvata dal Consiglio dei ministri dopo l’ok delle Commissioni.

L’intervento normativo si inserisce all’interno del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, che stabilisce tempistiche precise: l’adozione della disciplina di delega entro il primo trimestre del 2023 e l’approvazione della conseguente legislazione delegata entro il primo trimestre del 2024.

L’obiettivo è chiaro: riformare radicalmente il sistema di assistenza a favore degli anziani non autosufficienti, garantendo risposte più efficaci e tempestive alle loro esigenze.

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È prevista l’introduzione di misure e finanziamenti specifici a vantaggio dei caregiver familiari, riconoscendo così l’importanza del loro ruolo nel sistema di assistenza. Si intende offrire supporto e riconoscimento a coloro che quotidianamente si dedicano alla cura degli anziani non autosufficienti.

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Anziani non autosufficienti: le condizioni

Sulla riforma per gli anziani non autosufficienti sono state formulate alcune condizioni per la sua piena realizzazione. Condizioni ritenute essenziali per assicurare che la riforma risponda in modo adeguato alle esigenze della popolazione anziana e dei loro caregiver. Vediamo nel dettaglio di cosa si tratta.

Le osservazioni del Parlamento

Il Parlamento, dopo aver esaminato lo schema del decreto, ha espresso la necessità di apportare modifiche a due elementi chiave del testo:

  • Il disegno del Sistema nazionale per la popolazione anziana non autosufficiente.
  • La struttura della prestazione universale prevista dalla riforma.

Le condizioni principali

La Commissione ha suggerito diverse modifiche al decreto, tra cui:

  1. Conformità del Sistema nazionale: verificare se il Sistema nazionale per la popolazione anziana non autosufficiente delineato nel decreto sia conforme alla norma di delega, che prevede un ruolo di programmazione integrata di tutti i servizi e le prestazioni a favore degli anziani non autosufficienti.
  2. Sperimentazione della nuova prestazione universale: la Commissione chiede che la nuova prestazione universale sia rivista in modo da assicurare l’universalismo nell’accesso, prevedendo che l’importo sia graduato in base all’intensità del bisogno assistenziale e garantendo la libertà di scelta tra erogazione di denaro e di servizi.
  3. Disabilità pregresse e anzianità: esplicitare che le persone con disabilità pregresse, al compimento dei 65 anni, non necessitano di un nuovo percorso di accertamento della non autosufficienza e della valutazione multidimensionale.
  4. Servizi residenziali e formazione del personale: la Commissione sollecita una revisione delle norme relative ai servizi residenziali e semiresidenziali, sia socioassistenziali che sociosanitari, e propone la definizione di percorsi formativi specifici per il personale addetto all’assistenza.
  5. Ruolo dell’infermiere di famiglia: suggerisce l’introduzione della figura dell’infermiere di famiglia e di comunità nell’Unità di valutazione multidimensionale, per rafforzare l’assistenza domiciliare sanitaria e sociale.

Sostegno all’attività dei caregiver familiari

Uno degli aspetti più rilevanti sottolineati dalla Commissione riguarda il riconoscimento e il sostegno dell’attività di assistenza e cura svolta dai caregiver familiari. La Commissione propone l’approvazione di una legge ad hoc che riconosca ufficialmente il ruolo fondamentale di queste figure nell’assistenza agli anziani non autosufficienti.

La sperimentazione della nuova prestazione universale

La riforma prevede l’introduzione di una nuova prestazione universale che si affianca all’indennità di accompagnamento. Si punta a sostenere gli anziani non autosufficienti con un aiuto economico aggiuntivo.

Caratteristiche della prestazione

La prestazione universale è un assegno di assistenza, destinato agli anziani oltre 80 anni con un ISEE inferiore a 6.000 euro e un elevato bisogno assistenziale.

L’importo proposto è di 850 euro al mese, per un periodo sperimentale di due anni, durante i quali verrà valutata la possibilità di integrare o sostituire l’indennità di accompagnamento tradizionale.

Il numero degli anziani che rientra in questi requisiti (anagrafici, economici e sanitari) sia molto ristretto, non più di 25.000 persone.

L’assegno può essere revocato

L’assegno di assistenza dovrà essere utilizzato solo per l’assunzione di una badante o per pagare i servizi di assistenza forniti da imprese esterne. Se l’importo non viene speso per una di queste voci l’assegno sarà revocato.

La critica delle associazioni

Sul punto non sono mancate critiche. Come quella di Assindatcolfl’Associazione Nazionale dei Datori di Lavoro Domestico che mostra come «un anziano non autosufficiente che abbia bisogno di una badante a tempo pieno può arrivare a spendere tra 1.600 e 1.800 euro al mese, che in un anno significano tra i 19 ed il 21 mila euro, tra retribuzioni, tredicesima, ferie, Tfr e contributi”.

E questo significa che «con un assegno di assistenza del valore di 850 euro al mese non si riuscirebbe a coprire neanche la metà di quello che una famiglia spende per assumere una badante a tempo pieno, sia in regime di convivenza (1.671 euro al mese e 18.927 l’anno), che ad ore (1.854 euro al mese e 20.896 l’anno)».

I nuovi servizi residenziali e il personale Oss

Sono state introdotte novità anche per i servizi residenziali e il ruolo del personale Operatore Socio-Sanitario (Oss). L’obiettivo è di elevare la qualità dell’assistenza offerta nelle strutture residenziali e semiresidenziali, sia da un punto di vista socioassistenziale che sociosanitario, con una serie di aggiornamenti normativi e formativi.

Unificazione dei servizi residenziali

Una delle novità riguarda la riduzione della distinzione tra servizi residenziali e semiresidenziali socioassistenziali e quelli sociosanitari. La riforma propone un sistema più integrato che faciliti la gestione delle diverse necessità degli anziani non autosufficienti, promuovendo una continuità assistenziale all’interno delle strutture.

Accreditamento e formazione del personale

Il decreto sottolinea l’importanza di adeguare i criteri di accreditamento delle strutture residenziali alle nuove esigenze, considerando non solo il numero di persone accolte ma anche quelle assistite a domicilio. Si punta a garantire che ogni struttura disponga di personale sufficiente e adeguatamente formato per rispondere in modo efficace alle richieste di assistenza.

Il ruolo del personale Oss

C’è una particolare attenzione nella riforma sulla figura dell’operatore socio-sanitario. È stata proposta l’introduzione di percorsi formativi complementari in assistenza sanitaria per gli Oss. L’obiettivo è di arricchire le loro competenze e migliorare la qualità dell’assistenza offerta agli anziani.

L’infermiere di famiglia nella valutazione multidimensionale

La riforma introduce novità per l’infermiere di famiglia, che sarà chiamato a esprimersi sulla valutazione multidimensionale degli anziani non autosufficienti.

La valutazione multidimensionale, lo ricordiamo, è un elemento chiave del sistema di assistenza: combina diverse prospettive – sanitaria, sociale, e psicologica – per definire il piano di cura più adatto ad ogni anziano non autosufficiente.

Il ruolo dell’infermiere di famiglia

L’infermiere di famiglia, grazie alla sua conoscenza approfondita del contesto di vita dell’anziano e alla continuità di cura che può offrire, diventa un punto di riferimento fondamentale. La sua partecipazione attiva nella valutazione multidimensionale assicura che le decisioni relative al piano di assistenza tengano conto non solo delle condizioni cliniche, ma anche delle preferenze personali, del contesto familiare e sociale, e delle specifiche esigenze di ogni individuo.

Ampliamento del team valutativo

L’aggiunta dell’infermiere di famiglia all’Unità di Valutazione Multidimensionale (UVM) amplia la capacità del team di valutare le situazioni complesse, in cui la gestione della cronicità e le necessità di assistenza domiciliare richiedono un’attenzione particolare.

In presenza di patologie gravi o di livelli elevati di complessità assistenziale, l’infermiere contribuisce con la sua competenza specifica, assicurando che le cure siano calibrate sulle reali necessità del paziente.

Donazione dei farmaci veterinari, eliminata l’Isee

Un altro aspetto della riforma riguarda la donazione dei farmaci veterinari e la decisione di eliminare il requisito dell’ISEE per la partecipazione a questo programma.

Rimuovendo il requisito dell’ISEE, si semplifica il processo di donazione e distribuzione dei farmaci veterinari, rendendolo più accessibile a un numero maggiore di anziani non autosufficienti che traggono beneficio dalla compagnia degli animali.

Miglioramento della tracciabilità e conservazione

La riforma prevede inoltre la definizione di procedure chiare per garantire la corretta conservazione dei farmaci veterinari donati e la tracciabilità dei lotti distribuiti.

Impatto sul benessere degli anziani

La facilitazione dell’accesso ai farmaci veterinari per gli animali da affezione rappresenta un’importante innovazione sociale, che riconosce il ruolo positivo che gli animali domestici giocano nella vita degli anziani. Attraverso il supporto alla salute degli animali, la riforma contribuisce indirettamente al benessere dei loro proprietari anziani, promuovendo un ambiente di vita più sereno e stimolante.

Un monitoraggio della popolazione anziana non autosufficiente

La riforma pone una attenzione particolare sul monitoraggio della popolazione anziana non autosufficiente, introducendo misure per assicurare un’analisi continua e dettagliata delle condizioni di vita e delle esigenze assistenziali di questo segmento della popolazione. .

Istituzione di un sistema di monitoraggio

Al centro della strategia di monitoraggio c’è l’istituzione di un sistema specifico che permetta di raccogliere dati e informazioni sull’efficacia delle misure adottate, sulla qualità dei servizi offerti e sul grado di soddisfazione degli utenti.

Ruolo del Sistema Nazionale per la popolazione anziana non autosufficiente (Snaa)

Il Sistema Nazionale per la popolazione anziana non autosufficiente (Snaa) è chiamato a svolgere un ruolo chiave nel monitoraggio, funzionando come organo di programmazione permanente e di raccolta dati. La sua attività sarà fondamentale per identificare tempestivamente eventuali criticità o aree di miglioramento, consentendo di intervenire con azioni mirate e tempestive.

Coinvolgimento degli operatori sanitari

Una parte fondamentale del monitoraggio riguarda il ruolo degli operatori sanitari e sociali nel processo di valutazione e raccolta dati. Infermieri, medici di famiglia e assistenti sociali saranno coinvolti attivamente nella segnalazione delle condizioni di vita degli anziani non autosufficienti, contribuendo con la loro esperienza diretta e le loro osservazioni al miglioramento continuo della qualità dell’assistenza.

Benefici attesi dal monitoraggio

L’implementazione di un sistema di monitoraggio efficace si prevede porti numerosi benefici, tra cui:

  • Miglioramento della qualità dei servizi offerti agli anziani non autosufficienti.
  • Adattamento più rapido delle politiche assistenziali alle esigenze emergenti.
  • Aumento della trasparenza e della responsabilità nelle politiche di assistenza.

Nuova assistenza domiciliare

La riforma ponendo l’accento sull’integrazione e la personalizzazione dei servizi. Un cambiamento che serve a rispondere in modo più efficace alle necessità degli anziani e a facilitare la loro permanenza nell’ambiente domestico familiare.

Obiettivi dell’assistenza domiciliare rinnovata

Gli obiettivi principali della nuova assistenza domiciliare includono:

  • Migliorare l’integrazione tra i servizi sanitari e quelli sociali, per creare un sistema di assistenza coeso che risponda in modo completo alle esigenze degli anziani.
  • Favorire la permanenza a domicilio, consentendo agli anziani di rimanere nel loro ambiente familiare il più a lungo possibile, in linea con i loro desideri e le loro necessità.
  • Personalizzare i servizi offerti, adattandoli alle specifiche condizioni e preferenze di ciascun individuo, per garantire un’assistenza di qualità e rispettosa della dignità personale.

Innovazioni previste

Tra le innovazioni più significative introdotte dalla riforma per l’assistenza domiciliare, si annoverano:

  • L’adozione di linee guida nazionali per le sperimentazioni, con l’obiettivo di standardizzare e migliorare la qualità dei servizi offerti a livello domiciliare.
  • Il rafforzamento dei servizi a elevata intensità assistenziale erogati a domicilio, inclusi quelli relativi alla telemedicina e alle tecnologie di supporto alla vita quotidiana, per assicurare un’assistenza continua e adeguata alle esigenze dei pazienti.
  • La promozione dell’integrazione e del coordinamento dei servizi e delle terapie erogati, attraverso l’uso strategico della telemedicina e altre risorse tecnologiche, per facilitare la comunicazione tra i vari operatori coinvolti nell’assistenza e migliorare l’efficacia degli interventi.

Benefici attesi

I benefici attesi dalla riforma dell’assistenza domiciliare comprendono:

  • Maggiore soddisfazione e benessere degli anziani non autosufficienti, grazie a servizi più adeguati e personalizzati.
  • Riduzione dei ricoveri ospedalieri non necessari, attraverso una migliore gestione delle condizioni di salute a domicilio.
  • Supporto alle famiglie degli anziani non autosufficienti, fornendo loro gli strumenti e le risorse necessarie per assistere i propri cari in un ambiente familiare.

Anziani con disabilità pregressa

La riforma si occupa anche degli anziani con disabilità pregressa, introducendo misure specifiche per facilitare l’accesso ai servizi e alle prestazioni previste per gli anziani non autosufficienti.

Accesso semplificato ai servizi

Per gli anziani che hanno già una disabilità riconosciuta prima del raggiungimento dell’età pensionabile, la riforma prevede la possibilità di accedere direttamente ai servizi per non autosufficienti senza la necessità di sottoporsi a un nuovo processo di valutazione della disabilità. In questo modo si evitano duplicazioni nelle procedure di valutazione che potrebbero rallentare l’accesso ai supporti necessari.

Eliminazione delle barriere burocratiche

Uno degli obiettivi principali è l’eliminazione delle barriere burocratiche che possono ostacolare l’accesso tempestivo e appropriato ai servizi. Attraverso la semplificazione dei processi, la riforma cerca di assicurare che gli anziani con disabilità pregressa possano continuare a ricevere l’assistenza di cui hanno bisogno con il minimo disagio possibile.

Benefici attesi

I benefici attesi da queste misure includono:

  • Continuità nell’assistenza, assicurando che gli anziani con disabilità pregressa non debbano affrontare interruzioni o ritardi nel ricevere il supporto di cui necessitano.
  • Maggiore equità nel trattamento, garantendo che tutte le persone anziane, indipendentemente dalla loro storia clinica, possano accedere ai servizi adeguati alle loro esigenze.
  • Riduzione dello stress e dell’ansia legati alla gestione delle procedure burocratiche, contribuendo a un miglioramento generale della qualità della vita degli anziani e delle loro famiglie.

La nuova prestazione universale: togliere il limite di età

Si sta valutando la rimozione del limite di età degli 80 anni, per rendere l’assistenza più inclusiva e accessibile a un numero maggiore di beneficiari.

Motivazioni e obiettivi

Le motivazioni dietro questa scelta sono radicate nella consapevolezza che la non autosufficienza può colpire gli individui in differenti fasi della loro vita anziana. Rimuovendo il limite di età, la riforma si propone di:

  • Garantire un accesso più equo alle risorse disponibili, riconoscendo le esigenze di assistenza come prioritarie rispetto all’età anagrafica.
  • Rispondere in modo flessibile alle diverse condizioni di non autosufficienza, assicurando che nessuno venga escluso a causa di criteri anagrafici.

Aspetti critici e valutazione

L’eliminazione del limite di età per la prestazione universale pone anche alcuni aspetti critici legati alla sostenibilità finanziaria e alla gestione delle risorse. La commissione ha sottolineato la necessità di:

  • Valutare attentamente l’impatto della rimozione del limite di età sul sistema di assistenza e sulle sue capacità di risposta.
  • Monitorare l’efficacia della prestazione universale nel raggiungere gli obiettivi di inclusività e supporto effettivo agli anziani non autosufficienti.
Anziani non autosufficienti: passa il decreto, cosa prevede
Nell’immagine una persona anziana all’interno della sua abitazione.

FAQ (domande e risposte)

Che cosa introduce la riforma per gli anziani non autosufficienti?

La riforma per gli anziani non autosufficienti introduce un nuovo sostegno economico che si affianca all’indennità di accompagnamento esistente. Questo sostegno è pensato per rafforzare l’assistenza fornita agli anziani non autosufficienti, includendo aiuti economici anche per i caregiver familiari. L’obiettivo è quello di innovare e migliorare complessivamente il sistema di assistenza, rendendolo più adeguato alle esigenze degli anziani e delle persone che si prendono cura di loro.

Quali sono le cinque condizioni poste per la riforma degli anziani non autosufficienti?

Le cinque condizioni principali poste per la riforma degli anziani non autosufficienti includono:

  1. La revisione del Sistema nazionale per la popolazione anziana non autosufficiente per garantire un’integrazione effettiva tra assistenza sociale e sanitaria.
  2. La modifica della prestazione universale, affiancata all’indennità di accompagnamento, per renderla realmente universale e accessibile.
  3. La facilitazione dell’accesso ai servizi per le persone con disabilità pregresse divenute anziane, senza la necessità di un nuovo accertamento della non autosufficienza.
  4. L’eliminazione dell’articolo 40, che limita l’applicabilità delle nuove disposizioni solo alle persone oltre i 70 anni.
  5. L’approvazione di una legge organica sui caregiver, che includa le risorse finanziarie necessarie per una tutela completa.

Come viene modificata l’assistenza per gli anziani con disabilità pregressa?

L’assistenza per gli anziani con disabilità pregresse viene modificata eliminando la necessità di sottoporsi a un nuovo processo di accertamento della non autosufficienza al compimento del sessantacinquesimo anno di età. Ciò significa che possono richiedere i servizi destinati agli anziani non autosufficienti basandosi sulla valutazione multidimensionale e gli accertamenti già esistenti, facilitando così l’accesso alle cure e ai supporti necessari.

Qual è il ruolo del caregiver familiare nella nuova riforma?

Nella nuova riforma, il caregiver familiare gioca un ruolo centrale, riconoscendone l’importanza nell’assistenza quotidiana agli anziani non autosufficienti. La riforma prevede misure e finanziamenti specifici per supportare questi caregiver, con l’obiettivo di fornire loro un riconoscimento ufficiale e risorse adeguate per svolgere il loro ruolo critico nel sistema di assistenza.

Che impatto ha l’articolo 40 sulla riforma per gli anziani non autosufficienti?

L’articolo 40 limita l’applicazione delle nuove disposizioni della riforma solo alle persone che hanno superato i 70 anni di età. La sua eliminazione è fondamentale per estendere i benefici della riforma a una fascia più ampia di anziani non autosufficienti, compresi quelli tra i 65 e i 69 anni, assicurando così una maggiore inclusività e equità nel sistema di assistenza.

Quali sono le principali richieste delle commissioni parlamentari sulla riforma?

Le principali richieste delle commissioni parlamentari sulla riforma includono:

  • La verifica della conformità del Sistema nazionale per la popolazione anziana non autosufficiente con le normative di delega.
  • La revisione della nuova prestazione universale per assicurarne l’universalità e la flessibilità nell’erogazione.
  • L’introduzione della figura dell’infermiere di famiglia nella valutazione multidimensionale.
  • L’eliminazione del limite di età per la prestazione universale.
  • La definizione di linee guida nazionali per l’assistenza domiciliare e l’adozione di un approccio multidimensionale nella cura degli anziani non autosufficienti.
  • La rimozione del requisito ISEE per la donazione di farmaci veterinari, per incentivare la relazione tra gli anziani e gli animali da affezione.

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