Amministratore di sostegno e atti personalissimi: ecco come funziona in questi casi - Scopri le nostre guide complete su invalidità, Legge 104 e pensione anticipata. Entra nei nostri gruppi WhatsApp e Telegram.
Indice
Come può agire l’amministratore di sostegno per gli atti personalissimi?
Gli atti “personalissimi” si riferiscono a quelle decisioni strettamente legate agli aspetti più intimi e privati della vita di una persona, come le questioni sessuali, emotive e fisiche, in cui un amministratore di sostegno non può intervenire al posto del beneficiario.
Questi includono scelte importanti come la redazione di un testamento, la decisione di sposarsi o entrare in un’unione civile, nonché processi di separazione o divorzio, e il riconoscimento o il disconoscimento di un figlio.
Entra nella community, informati e fai le tue domande su YouTube e Instagram.
Come si è evoluta la normativa a riguardo dell’amministratore di sostegno e atti personalissimi?
In precedenza, si riteneva che gli atti personalissimi potessero essere eseguiti esclusivamente dalla persona interessata e non fossero delegabili all’amministratore di sostegno. Tuttavia, questa visione escluderebbe la possibilità per l’individuo di prendere decisioni fondamentali qualora non fosse in grado di farlo.
Oggigiorno, la possibilità di assegnare all’amministratore di sostegno il ruolo di assistenza o rappresentanza in riferimento a questi atti personali è generalmente accettata, purché ciò sia nell’interesse del beneficiario. L’amministratore deve informare adeguatamente il beneficiario e coinvolgerlo nelle decisioni e nell’esecuzione di tali atti.
Tuttavia, esistono situazioni in cui il diritto di esercitare atti personalissimi rimane esclusivamente nelle mani del beneficiario, senza possibilità di delega. Ad esempio, la sentenza della Corte Costituzionale n.258/17 ha esentato i disabili dal giuramento per ottenere la cittadinanza se impossibilitati a recitare la formula richiesta.
Inoltre, la stessa Corte, nell’ordinanza n.114 del 10 maggio 2019, ha stabilito che un beneficiario di amministrazione di sostegno può fare donazioni, a meno che il giudice tutelare non decida diversamente.
Infine, la Legge 219 del 2017 ha risolto i dibattiti riguardanti il consenso alle cure mediche in ambito di Biotestamento e Disposizioni Anticipate di Trattamento. Secondo l’articolo 3, comma 4, il consenso informato può essere espresso dall’amministratore di sostegno se il giudice ha specificatamente conferito tali poteri in ambito medico/sanitario.
Chi è e che cosa fa un amministratore di sostegno?
L’amministrazione di sostegno (AdS) è un istituto giuridico introdotto in Italia dalla Legge n. 6 del 9 gennaio 2004, specificatamente ideato per assistere persone che, a causa di infermità o menomazioni fisiche o psichiche, si trovano nell’impossibilità, totale o parziale, temporanea o permanente, di gestire autonomamente i propri interessi.
Questa figura, nominata dal giudice tutelare, è volta a offrire supporto nella gestione sia dei rapporti personali che patrimoniali.
A differenza dell’interdizione, che si applica in casi di gravi disturbi, l’AdS è pensata per una varietà più ampia di situazioni che limitano parzialmente l’autonomia della persona.
Queste includono, ad esempio, disturbi mentali, abuso di sostanze psicotrope, episodi di prodigalità, e menomazioni fisiche con incapacità motoria.
La flessibilità dell’AdS la rende particolarmente adatta per casi di vulnerabilità e fragilità, anche legati all’età avanzata, dove la persona non può provvedere ai propri interessi a causa di una menomazione fisica o psichica, ma non è in uno stato di infermità totale.
Come avviene la nomina dell’amministratore di sostegno?
L’amministratore di sostegno è una figura nominata tramite un decreto del giudice tutelare. Questo decreto deve specificare vari elementi chiave:
- Le informazioni personali del beneficiario e dell’amministratore,
- La durata dell’incarico (che può essere definita o a tempo indeterminato),
- L’ambito di competenza dell’amministratore e le azioni che può intraprendere per conto del beneficiario,
- Le azioni che il beneficiario può eseguire solo con l’assistenza dell’amministratore,
- I limiti di spesa dell’amministratore utilizzando le risorse disponibili al beneficiario,
- La frequenza con cui l’amministratore deve rendere conto al giudice riguardo alla sua attività e alle condizioni di vita del beneficiario.
Nella scelta dell’amministratore di sostegno, il giudice dà priorità agli interessi e al benessere del beneficiario. Generalmente, si preferisce nominare come amministratore una persona vicina al beneficiario, come il coniuge non legalmente separato, un convivente stabile, un genitore, un figlio, un fratello o una sorella, un parente fino al quarto grado, o una persona designata dal genitore superstite attraverso testamento o altri documenti legali.
Gli operatori di servizi pubblici o privati che si occupano del beneficiario non possono essere nominati amministratori di sostegno.

FAQ su amministratore di sostegno e atti personalissimi
Cosa non può fare amministratore di sostegno?
Sia il tutore sia l’amministratore di sostegno sono soggetti a specifiche restrizioni nelle loro capacità di gestire i beni del soggetto tutelato. Non possono effettuare acquisti di beni senza il consenso del giudice tutelare, fatta eccezione per mobili essenziali per la gestione domestica e del patrimonio del tutelato. Inoltre, non hanno il potere di accettare o rifiutare eredità, né di stipulare contratti di affitto di immobili o avviare procedimenti legali senza autorizzazione.
In aggiunta, senza l’approvazione del Tribunale, non possono vendere beni, creare pegni o ipoteche, procedere a divisioni patrimoniali, promuovere giudizi correlati, negoziare accordi, transazioni o accettare concordati. La non osservanza di queste norme può portare all’annullamento degli atti compiuti, su richiesta dell’amministratore di sostegno, degli eredi del soggetto tutelato o di altri aventi diritto.
Cosa succede se un amministratore di sostegno non fa il rendiconto annuale?
Il fatto che un rendiconto presentato dall’amministratore di sostegno non riceva l’approvazione non comporta automaticamente la sua sostituzione. Tuttavia, questa circostanza può fornire una base solida per considerare tale azione. Un rendiconto non approvato può esporre l’amministratore a potenziali azioni legali per responsabilità e per richieste di risarcimento danni.
Qual è la differenza tra tutore e amministratore di sostegno?
Mentre il tutore si occupa della custodia del minore, lo rappresenta in tutte le questioni civili e gestisce i suoi beni, l’Amministratore di Sostegno (AdS) offre una tutela che va oltre la sola gestione patrimoniale, estendendosi anche agli aspetti “personali” dell’assistito.
Ecco gli articoli preferiti dagli utenti sull’invalidità civile:
