Vediamo in questo articolo se l’amministratore di sostegno può dimettersi e rinunciare all’incarico per una qualsiasi ragione personale. E come bisogna attivare la procedura. - Scopri le nostre guide complete su invalidità, Legge 104 e pensione anticipata. Entra nei nostri gruppi WhatsApp e Telegram.

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Indice
Cos’è l’amministratore di sostegno?
È la figura di “regia leggera” che il nostro diritto usa, dal 2004, quando una malattia fisica o psichica toglie a una persona l’autonomia necessaria a gestire i propri affari, senza però privarla – come accadeva con interdizione e inabilitazione – di ogni capacità di agire.
La legge 6/2004 ha inserito nel codice civile gli articoli 404-413 e ha scritto che il sostegno deve limitarsi allo stretto indispensabile, restando cucito sui bisogni concreti del beneficiario.
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Di qui due cardini: il giudice individua, atto per atto, dove serve la rappresentanza o la semplice assistenza; l’incarico è revocato non appena la persona torna in condizione di cavarsela da sola.
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Chi nomina e come l’amministratore di sostegno?
Il ricorso può partire dallo stesso interessato, dai parenti più stretti, dal convivente, dal pubblico ministero o – se i servizi sanitari o sociali scorgono una situazione di rischio – dagli operatori che lo seguono, come prevede l’articolo 406 del codice civile.
La domanda si deposita nella volontaria giurisdizione del tribunale del luogo di residenza; il giudice tutelare ascolta il futuro beneficiario, acquisisce una relazione medica e, con decreto, sceglie l’amministratore indicando durata, poteri e obblighi di rendiconto.
Dal 28 febbraio 2023 il procedimento segue il rito semplificato disegnato dalla riforma Cartabia (d.lgs 149/2022) e, dal correttivo 164/2024, va gestito interamente via processo civile telematico.
L’amministratore di sostegno può dimettersi?
Sì. Il codice fissa due strade. L’articolo 410 ricorda che l’amministratore “non è tenuto a continuare nello svolgimento dei suoi compiti oltre dieci anni” (salvo si tratti di coniuge, convivente o familiare stretto) e gli consente di chiedere in ogni momento la sostituzione per motivi seri, depositando un’istanza al giudice e allegando il rendiconto finale.
L’articolo 413, poi, dà al giudice il potere di revocare o cambiare l’amministratore quando le circostanze lo impongono, anche su richiesta dello stesso incaricato.
La prassi dei tribunali prevede che il dimissionario resti in carica fino al decreto che nomina il successore, per evitare vuoti di tutela. Se non vi sono parenti disponibili, il giudice attinge dagli elenchi comunali o nomina un professionista; le eventuali spese (oltre al rimborso documentato) possono essere liquidate a carico del patrimonio del beneficiario, secondo i criteri fissati dall’articolo 379 c.c. richiamato dall’articolo 411.
E quindi, l’amministratore di sostegno è un aiuto flessibile e temporaneo: lo nomina il giudice su ricorso di chi ha a cuore la persona fragile e può dimettersi, purché lasci i conti in ordine e continui a vigilare finché il tribunale non lo rimpiazzi.

